Inaugurato a Bologna un parco dedicato a Nicholas Green

Aveva una vita, ne ha donate sette!

"Nicholas amava l'Italia. Pur essendo ancora un bambino, ne aveva già visitato molti luoghi, dalle Alpi fino alla Calabria. Ha anche attraversato il Rubicone. Per lui la magia della vita era reale e la storia dell'Italia (le strade romane, i mosaici di Ravenna, le vicende degli eroi dell'età classica) accendeva la sua immaginazio-ne. Avrebbe voluto compiere buone azioni che potessero cambiare il mondo".
Reginald Green è il papà di Nicholas che il 29 settembre 1994, durante un tentativo di rapina, venne colpito a morte sulla Salerno-Reggio Calabria. I genitori decisero di donarne gli organi aiutando, così, altre persone e permettendo loro di vivere o di migliorare sensibilmente la qualità della propria esistenza. Su iniziativa del Centro Riferimento Trapianti dell'Emilia Romagna, supportato dal Comune di Bologna e dalle locali Associazioni di volontariato, a Nicholas Green è stato intitolato un parco, adiacente al Cimitero della Certosa, in cui il papà Reginald e la sorella Eleanor hanno inaugurato un cippo commemorativo dedicato a colui che, negli anni, è stato efficacissimo testimonial della campagna informativa sulla donazione degli organi.
"Gli Italiani hanno enormemente ripagato il suo amore. Nessun altro paese al mondo sarebbe stato capace di dimostrare il calore umano che ci ha manifestato l'Italia. Quando Nicholas è morto sembrava che l'intero Paese volesse confortarci. Penso spesso all'aereo militare che ha riportato il suo corpo a casa. Atterrando sulla pista dell'aeroporto di San Francisco, la guardia d'onore che è venuta con lui dall'Italia ha insistito per rappresentare l'intero cerimoniale riservato agli eroi nazionali, anche se era notte fonda ed eravamo soli. Non è stato un atteggiamento passeggero. Ancora oggi, quasi tredici anni dopo, riceviamo un flusso costante di e-mail, telefonate e lettere che vogliono semplicemente dirci di non aver dimenticato. Anche se Nicholas ci manca più di quanto le parole possano esprimere, questa partecipazione è per noi di grande conforto".

La vostra vicenda ha inciso in maniera considerevole su una maggiore sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

"Mi disse una volta un ragazzo italiano: da quando tuo figlio è morto, credo che le persone comuni possano cambiare il mondo. Quando andrai al cimitero, per favore dì a Nicholas queste parole: loro hanno chiuso i tuoi occhi, ma tu hai aperto i miei. Tredici anni fa l'Italia era tra gli ultimi paesi in Europa per la donazione di organi. Oggi è uno dei primi, al di sopra di Germania, Francia, Scandinavia, Regno Unito e Svizzera. Il tasso di donazione è triplicato e migliaia di persone che erano destinate a morire, tra cui tanti bambini, oggi sono vive".
Lorenza Ridolfi è il Direttore del Centro Riferimento Trapianti dell'Emilia Romagna.
"L'aumento delle donazioni è sicuramente attribuibile a diversi fattori, tra cui l'esperienza e la professionalità di medici e di infermieri, l'attenzione delle istituzioni, l'impegno dei volontari. Tutto ciò è ancora più vero in Emilia Romagna dove, da molti anni, i tassi di donazione sono tra i più alti al mondo e sono supportati da esiti eccellenti. Mi piace pensare che un bambino possa aver giocato un ruolo chiave nel cambiamento del pensiero di una intera nazione".

Reginald Green non nasconde una evidente emozione.

"Le sette persone che hanno ricevuto gli organi di Nicholas sono ancora vive. Le abbiamo incontrate tutte, abbiamo visto i bambini diventare uomini e donne e riprendere una vita normale. Se rifletto sulla paura e sul dolore che hanno attanagliato quei bambini e le loro famiglie e su cosa sarebbe successo se avessimo preso una decisione diversa, non riesco a immaginare che avremmo potuto voltare le spalle ai loro problemi come se non ci riguardassero. Quando, con così tante vite in gioco, deve essere presa una decisione sulla donazione di organi, mi chiedo quale dubbio possa sorgere sulla cosa giusta da fare".

Un parco dedicato a Nicholas. L'affermazione di un comune e condiviso sentimento di gratitudine.

"Alcuni dei miei momenti più felici li ho trascorsi nei parchi con Nicholas e con sua sorella Eleanor. Mi auguro che i bambini che giocheranno qui e i loro genitori pensino ogni tanto a Nicholas e ricordino che, a qualunque ora di un qualsiasi giorno, anche loro possono fare la differenza. È molto di più che una semplice decisione sulla donazione di organi. È la testimonianza che anche il più piccolo di noi può cambiare il mondo. Qualche giorno prima che Nicholas fosse ucciso, facevamo un gioco in cui lui era un soldato romano che tornava a casa dopo una lunga campagna sui territori dell'impero. Quando arriverai a Roma, gli dicemmo, il tuo nome sarà conosciuto in tutto il mondo, la gente scriverà poesie su di te, riceverai una medaglia d'oro. Era solo un gioco. Ma è diventato realtà. Con una differenza: Nicholas ha conquistato il mondo non con la forza delle armi, ma con il potere dell'amore. Che, ovviamente, è molto più forte".
 
Roberta Balboni

Il cippo consiste in sette lastre di marmo "cipollino" opportunamente incollate e fissate fra loro in modo da costituire un unico elemento. Su un lato le parti finali delle lastre sono lavorate al grezzo in modo da dare l'idea di un elemento spezzato naturalmente e simboleggiando, così, la vita interrotta del piccolo Nicholas. Nel prospetto anteriore il motivo scultoreo si diparte da più semicerchi concentrici che si allungano in due bracci separati. Allo sguardo del visitatore, incise una su ciascuna delle sette riseghe, si leggono le sette pa-role che compongono la frase "aveva una vita ne ha donate sette". La riproposizione simbolica del numero sette sta a rappresentare la nuova speranza di vita donata da Nicholas ad altrettante persone.

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