- n. 4 - Luglio/Agosto 2025
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Oltre il silenzio
Uno studio e un questionario per una delle prime indagini sul benessere psicologico dei professionisti della morte.
In ogni società, la morte rappresenta un momento di confine che interroga non solo la biologia, ma anche la cultura, l’etica e l’organizzazione sociale
Se da un lato accomuna tutti gli esseri umani, dall’altro assume forme e significati profondamente diversi a seconda dell’epoca storica, delle tradizioni e delle strutture che la circondano (Howarth, 2007).
Oggi, in contesti altamente medicalizzati e urbanizzati, la morte è sempre più esternalizzata: affidata a luoghi deputati – ospedali, obitori, cimiteri – e a professionisti specializzati che operano spesso lontano dalla scena pubblica. Tra questi vi sono i cosiddetti
deathcare workers: operatori funerari, addetti ai crematori, custodi cimiteriali.
Persone che lavorano quotidianamente a stretto contatto con la fine della vita altrui, prendendosi cura del corpo, sostenendo i familiari, gestendo i rituali, garantendo dignità nel passaggio.
Nonostante il valore sociale e simbolico di questo lavoro, la ricerca scientifica ha raramente rivolto l’attenzione a questa categoria professionale. I
deathcare workers rimangono in gran parte invisibili agli studi psicologici e sociologici, con importanti implicazioni in termini di salute mentale, esposizione al trauma e rischio di burnout. Il
burnout – definito come sindrome da stress cronico legato al lavoro – è una condizione estrema che può avere manifestazioni fisiche (affaticamento persistente, disturbi psicosomatici), psicologiche (depressione, insonnia, ansia) e organizzative (disimpegno, turnover, assenteismo) (Maslach et al., 1996).
In Italia, nel solo 2023, si sono registrati oltre 671.000 decessi (ISTAT). Cifre che implicano un coinvolgimento costante di migliaia di lavoratori della morte, spesso senza adeguato riconoscimento, supporto o monitoraggio del loro benessere.
Per colmare questa lacuna il
WHYpsy Lab del Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università di Pavia ha aperto un filone di ricerca dedicato a queste tematiche coordinato dal dottor Mateus Eduardo Romão, sotto la supervisione scientifica delle professoresse Serena Barello e Ilaria Setti. Lo studio – approvato dal Comitato Etico (Protocollo n. 176/24) – rappresenta
una delle prime indagini italiane a esplorare sistematicamente l’impatto psicologico e organizzativo del lavoro con la morte.
In particolare, l’indagine mira a:
- Analizzare i principali fattori di stress connessi al lavoro (carico emotivo, gestione della sofferenza, volume di decessi, esposizione al trauma);
- Valutare le risorse personali e organizzative disponibili (resilienza individuale, supporto sociale, senso attribuito al lavoro, autonomia professionale);
- Indagare le conseguenze sul benessere psicologico e lavorativo, inclusa la possibilità di crescita post-traumatica vicaria, ovvero lo sviluppo di trasformazioni positive in risposta all’esposizione indiretta alla sofferenza altrui (Tedeschi & Calhoun, 1996).
Questo studio si inserisce in un più ampio filone di ricerca sviluppato dal medesimo gruppo di lavoro, che ha recentemente pubblicato una revisione della letteratura su
Public Health (Romão, Setti, Alfano, & Barello, 2025).
L’articolo, intitolato
Exploring risk and protective factors for burnout in professionals working in death-related settings: A scoping review, ha evidenziato la presenza di importanti fattori di rischio per il
burnout in questi contesti – come l’elevato carico emotivo, l’esposizione prolungata alla morte e la carenza di supporto – ma anche la possibilità di attivare risorse protettive, legate alla resilienza individuale e alla percezione di significato nel proprio ruolo.
L’obiettivo della nuova indagine è dunque produrre evidenze empiriche aggiornate che possano contribuire allo sviluppo di strategie di prevenzione, supporto e formazione dedicate a questi professionisti, rafforzando una cultura organizzativa più attenta alla salute mentale in contesti ad alta intensità emotiva.
Per questo motivo, invitiamo i lavoratori e le lavoratrici del settore funerario, cimiteriale e crematorio a partecipare allo studio.
La partecipazione è
anonima, sicura, volontaria e richiede circa
15 minuti. Il questionario è stato sviluppato secondo i più alti standard etici e metodologici.
I risultati dell’indagine contribuiranno a rendere più visibile il vostro lavoro e a costruire interventi concreti per il
miglioramento del benessere professionale in questo settore tanto fondamentale quanto poco conosciuto.
Voi vi prendete cura degli altri. Ora tocca a noi prenderci cura di voi.
Mateus Eduardo Romão: Dottorando in Psicologia presso l'Università di Pavia - Laboratorio di Psicologia del Lavoro e della Salute
Referenze:
Howarth, G. (2007). Death and Dying: A Sociological Introduction. Polity Press. http://opus.bath.ac.uk/1117/
Norstein, F. E., & Selsvold, I. (Eds.). (2025). Archaeological Perspectives on Burial Practices and Societal Change: Death in Transition. Routledge Studies in Archaeology. https://doi.org/10.4324/9781003441557
Maslach, C., Jackson, S. E., & Leiter, M. P. (1996). Maslach Burnout Inventory Manual. Consulting Psychologists Press. https://ci.nii.ac.jp/ncid/BA37648763
Romão, M. E., Setti, I., Alfano, G., & Barello, S. (2025). Exploring risk and protective factors for burnout in professionals working in death-related settings: A scoping review. Public Health, 241, 1–11.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0033350625000599
Tedeschi, R. G., Shakespeare-Finch, J., Taku, K., & Calhoun, L. G. (2018). Posttraumatic Growth: Theory, Research, and Applications. https://eprints.qut.edu.au/120810/
Mateus Eduardo Romão