Grazie ai lavori di ampliamento di una Impresa di Onoranze Funebri

Riaffiora una necropoli romana

Udite, udite, stimati lettori: i resti di una necropoli tardoromana, databili tra la fine del III e gli inizi del V secolo d.C., sono stati rinvenuti in località Fossalta (MO), nell'area immediatamente a ridosso della Via Emilia, durante i lavori di ampliamento della impresa di onoranze funebri C.O.F.I.M. di Gianni Gibellini.
L'intento di effettuare un interrato di ampliamento delle infrastrutture di proprietà della C.O.F.I.M. ha indotto a programmare indagini archeologiche preventive nel sito, in quanto ricadente nella fascia di rispetto determinata dal Nuovo Piano Regolatore del Comune, elaborato su indicazione del Museo Civico Archeologico.
L'area, infatti, si colloca sul fronte meridionale dell'antico percorso della strada consolare Aemilia, in prossimità del bacino idrografico del Panaro.
Inoltre, significativi rinvenimenti della fine dell'800, descritti da Celestino Cavedani, e più recenti studi di carattere topografico individuano, in questa zona, un concentramento insediativo e la relativa necropoli, corrispondente alla Mutatio ad Victoriolas, citata in uno dei principali itinerari romani. Gli accertamenti preliminari, condotti tra il novembre scorso e il marzo di quest'anno, hanno portato alla luce resti archeologici ascrivibili ad una necropoli, databile ad epoca tardoromana (fine III - inizi V secolo d.C.), nella quale si conservavano una ventina di sepolture, al di sotto di un potente strato alluvionale.
Accordi tra la proprietà e la Soprintendenza per i Beni Archeologici; dell'Emilia Romagna hanno consentito il recupero delle strutture mediante la realizzazione di uno scavo stratigrafico, diretto da Nicoletta Giordani, funzionario della stessa Soprintendenza, e coordinato da Xabier Gonzales Muro, dottore di ricerca in topografia antica dell'Università di Bologna.
La necropoli presenta almeno due diverse fasi d'uso. Per quanto riguarda il rito funerario, sono state rinvenute venti sepolture ad inumazione e due incinerazioni. Le sepolture sono orientate prevalentemente e/o risultano disposte longitudinalmente circa 30 metri a sud dell'attuale tracciato della Via Emilia.
Le tipologie tombali documentate sono, nella fase più antica, a incinerazione in fossa e, nella fase più recente, a inumazione a fossa terranea ed in cassa laterizia, realizzata con mattoni sesquipedali e con pezzame vario, spesso utilizzando materiale in pietra di ripiego (calcare lavorato e marmo). Fra le coperture delle tombe vanno segnalati alcuni reperti di un certo rilievo, in particolare riferibili a monumenti funerari romani del tipo a dado con decorazioni scultoree che richiamano la carriera militare (scudo rotondo e gladio appesi).
Attributi simili sono presenti nel noto sepolcro rinvenuto a Saliceto Panaro, nella necropoli orientale di Mutina, i cui elementi sono conservati presso il Museo Lapidario Estense. Tra il materiale recuperato all'interno delle sepolture, come corredo, figurano numerose monete in bronzo, prevalentemente di età costantiniana, vetri, ceramiche, strumenti metallici e in osso lavorato.
A Bologna, nel Laboratorio della Soprintendenza, è in corso il restauro dei reperti. È stato avviato, oltre allo studio dei resti archeologici, anche quello dei resti antropologici (dott. Salvatore Liberto, Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Modena), paleobotanici (Marco Marchesini, Istituto di Botanica della Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna) e microbiologici (Elisabetta Guerzoni, direttrice del Dipartimento di Microbiologia alimentare dell'Università di Bologna).

Abbiamo incontrato Gianni Gibellini, titolare dell'azienda C.O.F.I.M., molto orgoglioso di essere, indirettamente, l'artefice del ritrovamento di Fossalta.
"Sono sicuro che qualche mese fa, quando sono apparse le prime notizie, molti avranno pensato: 'Però che sfortuna per Gibellini… Parte con i lavori per ampliare la sua sede, scava un po' di terra e si trova tutto bloccato dalla Soprintendenza…'. Non è così, non si tratta di un incidente di percorso: ce la siamo proprio andati a cercare!". Come nacque l'idea di effettuare questi lavori?
"Nella nostra città, come in quasi tutte d'altra parte, mancano strutture adeguate nel campo dei servizi funebri: basta dare un'occhiata al Policlinico o al Sant'Agostino per capire. Il Comune è orientato ad un centro di servizi integrato, che riunisca le diverse imprese e copra l'intera gamma dei servizi privati e pubblici. In attesa che questa idea possa tradursi in pratica, abbiamo pensato di realizzare un moderno Centro di Servizi Funebri ampliando la nostra sede alla Fossalta, sul terreno rimasto libero sul fronte della Via Emilia. Mai avremmo creduto, però, di arrivare secondi, con un distacco di millesettecento anni, a sentire quanto ci dicono gli archeologi".
Cosa via ha indotto a programmare indagini archeologiche sul sito, preliminari all'inizio dei lavori?
"Constatammo subito la necessità di un parcheggio interrato per il funzionamento del centro. E i progettisti ci fecero osservare che il Piano Regolatore di Modena impone lungo tutta la Via Emilia una zona di rispetto archeologico, proprio perché era la zona abituale di sepoltura in età romana. Rispettosi del Piano Regolatore, abbiamo interpellato il dottor Cardarelli al Museo Civico, che ci ha indicato come contattare la Soprintendenza Archeologica. Ricevute le necessarie indicazioni dalla dottoressa Giordani, abbiamo commissionato all'impresa Lares, e cioè al dottor Gonzales, l'esecuzione degli scavi esplorativi".
E se le indagini esplorative non avessero portato a nessuna scoperta eclatante?
"Se non si fosse trovato nulla, avremmo risparmiato un bel po' di soldini… Invece, dalle trincee di assaggio, a tre metri di profondità, è cominciato a venire fuori qualcosa: cose importantissime mi assicurava il dottor Gonzales, che testimoniavano la presenza di una necropoli romana. È così che ci siamo imbarcati in questa avventura! Per ottenere dalla Soprintendenza l'autorizzazione a realizzare il futuro parcheggio interrato, abbiamo attuato la campagna di scavo, che ha portato ai risultati che vengono presentati oggi".
Ha qualche rimpianto per la mancata realizzazione dei lavori di ampliamento e per il suo parcheggio interrato?
"Non è poi andata così male: a parte il costo complessivo dell'operazione (anche in euro rimangono parecchi zeri), ci conforta il pensiero di cosa sarebbe successo se, come accade spesso, fossimo partiti direttamente a costruire il nuovo Centro Servizi senza ricerche preliminari, con i contratti stipulati, l'impresa di costruzioni già al lavoro, le finiture in arrivo, e a metà dell'opera, fosse stata scoperta una necropoli… Senza dubbio sarebbe stato peggio!".
Certo ha ragione, Gianni Gibellini: non è da tutti essere i fautori della scoperta di una necropoli antica che, probabilmente, se non fosse stato per il suo desiderio di migliorarsi, sarebbe stata sepolta ancora per chissà quanto tempo!
 
Roberta Balboni


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