IL PROGETTO CARONTE

Dal sistema funerario italiano emerge da tempo, e con veemenza sempre maggiore, la necessità di puntare sulla qualificazione e sulla formazione professionale degli operatori, in uno scenario che si evolve continuamente e che non può non tenere conto delle mutate esigenze sociali e culturali del nostro Paese che, per di più, dovrà ridisegnare la mappa dei servizi funerari alla luce delle normative che presto verranno introdotte dal nuovo Regolamento di Polizia Mortuaria.

Da qui l'obbligo di non farsi trovare impreparati e di orientare la ricerca su modelli di formazione adeguati, da sperimentare prima e trasferire poi alle diverse realtà territoriali. Il Progetto Caronte, che Oltre Magazine ha seguito con estrema attenzione fin dal momento in cui venne presentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si configura come progetto pilota di assoluta rilevanza e, come avrete certamente letto nel numero di novembre della nostra rivista, è finalmente diventato operativo e dovrà concludere tutte le sue fasi entro il mese di settembre del prossimo anno. Abbiamo incontrato i protagonisti del Progetto Caronte, Elena Fissore, presidente di Esa.co, Marina Sozzi, direttore scientifico della Fondazione Ariodante Fabretti di Torino, Francesco Campione, dell'Istituto di Tanatologia e Medicina Psicologica dell'Università di Bologna, Maurizio Zaffarano e Giovanni Caciolli, rispettivamente presidente e segretario generale di Federcofit, e da loro ci siamo fatti raccontare i reali significati del Progetto.

Cosa è il Progetto Caronte e come si colloca nel quadro del sostegno pubblico alla formazione professionale?

Elena Fissore: "Il Progetto Caronte si inserisce nel Programma Operativo Nazionale (P.O.N.), Obiettivo 3 - Azioni di Sistema, all'interno della program- mazione 2000-2006 e del Complemento di Programmazione le cui finalità sono riassumibili nei seguenti filoni: definizione di modelli formativi; sperimentazione di modelli formativi; trasferimento di buone pratiche sperimentate; diffusione dei risultati delle azioni di sistema; diffusione di metodologie e prassi di personalizzazione dei percorsi formativi; promozione di approcci anticipatori e non solo adattativi; coinvolgimento e sensibilizzazione delle Piccole Imprese. In sintesi, il Progetto Caronte permetterà la definizione e lo sviluppo di modelli che prevedono meccanismi e supporti suscettibili di favorirne la riproducibilità, la trasferibilità e l'adattabilità alle diverse realtà territoriali, pur continuando a garantire coerenza e validità in termini di capacità di sviluppo di figure professionali utilizzabili per il consolidamento del tessuto delle imprese del comparto di riferimento. La specificità del Progetto ha fatto sì che fosse preferito dalla commissione esaminatrice tra gli oltre trecento presentati proprio per la coerenza con le linee fatte proprie dal P.O.N.".

Marina Sozzi: "Il progetto Caronte nasce come idea già nel 2000, quando, organizzando un convegno sul lutto in collaborazione con l'Istituto di Tanatologia e Medicina Psicologica dell'Università di Bologna, la Fondazione Fabretti si rende conto di come, toccando questo tema, non sia possibile ignorare i problemi relativi alla gestione sociale del lutto e al lutto degli operatori: in sintesi della profonda esigenza di formazione che esiste nel mondo funerario. Le prime ricerche, fatte mediante un questionario inviato ad un migliaio tra comuni italiani, Socrem e operatori privati, risalgono infatti a due anni fa. L'ulteriore elaborazione dei dati e l'approfondimento del problema ha portato alla stesura del progetto".

Quali prospettive possono scaturire dalla realizzazione di questo progetto?

Elena Fissore: "La realizzazione del Progetto Caronte farà scaturire il rafforzamento e l'adeguamento delle competenze in materia di formazione nello specifico ambito di nuove figure professionali emergenti nel comparto funerario, tramite un processo che prevede la precisa caratterizzazione di tali figure utilizzando i nuovi modelli proposti da isfol e tramite lo studio, la progettazione, la realizzazione e la sperimentazione di specifici modelli formativi da diffondere a livello nazionale. Ne deriverà, quindi, una forte ricaduta su tutto il sistema formativo nazionale, in quanto il progetto risponde all'esigenza di promuovere una forza lavoro preparata a gestire le trasformazioni del mercato, favorendo il processo di raccordo tra operatori e contesto operativo.

D'altro canto il Progetto Caronte, mettendo a disposizione specifici modelli formativi appositamente sviluppati per la creazione di queste figure professionali, contribuisce a sviluppare politiche di formazione continua che favoriscono i processi di adattamento delle Imprese e degli Enti Pubblici al mercato attraverso interventi di carattere spiccatamente anticipatorio. Caronte è quindi un passaggio, un transito, da una vecchia concezione lavorativa a un nuovo modello moderno al passo con i tempi e con i cambiamenti anche legislativi, che il comparto si trova ad attra versare, un passaggio guidato, fortemente professionalizzante, moderno e quantomeno innovativo".

A che punto è la ricerca sui temi dell'ossequio e del commiato?
Marina Sozzi: "La ricerca sui temi dell'ossequio e del com- miato è potenzialmente sempre in corso, poiché la nostra epoca vede un continuo anche se im- percettibile mutamento delle abitudini, delle esigenze e anche della consapevolezza di quest'ultime, da parte dei cittadini. Ci troviamo in un momento di crisi dei riti funebri tradizionali, e tuttavia la nostra cultura, benché secolarizzata, specialmente nelle grandi città, non è antiritualista. Piuttosto, nuovi bisogni rituali stanno venendo alla luce, ed è necessario interpretarli e dare loro risposte consone, per non lasciare soli i cittadini di fronte ad un momento delicato dell'esistenza personale e sociale come l'incontro con la morte. Le istituzioni che partecipano al Progetto Caronte possiedono già un notevole quantitativo di informazioni, che derivano dalla conoscenza del mondo professionale, dal confronto con le realtà di altri paesi europei, dalle indagini avviate in Italia, che andranno approfondite, e, per quanto riguarda la Fondazione Fabretti, anche dall'esperienza dell'ideazione e del continuo monitoraggio di un rito del Commiato e di un rito di consegna delle ceneri al Tempio Crematorio di Torino, in collaborazione con la socrem".

Francesco Campione: "Caronte è un progetto formativo complesso ed articolato, utile ad ovviare a carenze formative del personale dei servizi funerari nel campo delle dimensioni etica, antropologica, storica, psico-sociale. Vogliamo tenere sempre attivo il collegamento tra le dimensioni che attengono all'esistente (normative, organizzazione e aspetti economici) e quelle che attengono alle modalità di gestione dell'esistente (etiche, contesti storico-antropologici e dinamiche psicologiche individuali e di gruppo). Non si tratta di una banalità se si considera il fatto che nella maggior parte dei servizi funerari l'applicazione delle normative e l'organizzazione economico-gestionale avvengono nella quasi totale assenza della consapevolezza che si possono incontrare ostacoli di valore, di contesto e di vissuto suscettibili di farle fallire. Un esempio per tutti: si assiste a riorganizzazioni del lavoro che comportano mansioni nuove (come può essere un turno all'obitorio per chi mai c'era stato) senza alcuna preparazione etica, storico-antropologica e psicologica che consenta all'operatore di elaborare adeguatamente la nuova mansione e di poterla così gestire".

Come si può trasferire know how specifico agli operatori per la loro quotidiana attività operativa?
Marina Sozzi: "Più che di know how, in questo caso, parlerei di una complessiva formazione umana e professionale, che non deve trascurare gli aspetti psicologici del lavoro a contatto con la morte.

L'obiettivo, certo ambizioso, del Progetto Caronte è proprio questo: elaborare un modello di formazione che non si limiti ad investire i campi del sapere, ma coinvolga gli aspetti esistenziali dei mestieri funerari, affinché coloro che domani sceglieranno questa professione, lo facciano con la consapevolezza di svolgere un delicato compito, un importante servizio sociale".

Francesco Campione: "Ci proponiamo di individuare percorsi formativi in grado di rispondere alle esigenze poste dalle leggi e dall'organizzazione del lavoro, in un continuo feed-back tra proposte innovative di carattere legislativo e organizzativo e modalità gestionali, per essere in grado non solo di venire incontro efficacemente a queste esigenze, ma anche di proporre ipotesi legislative ed organizzative a partire dall'esperienza. Vogliamo individuare e validare esigenze formative attinenti a cambiamenti prevedibili nel breve periodo, per poterle replicare e far sì che i servizi si confrontino con il nuovo avendo strumenti adeguati. Vogliamo individuare e validare percorsi formativi in grado di aiutare gli operatori ad assumere l'atteggiamento psicologico più corretto, per potersi mettere nei panni degli utenti in modo personalizzato e umano, ma senza rischiare di esserne emotivamente distrutti, cioè avendo gli strumenti per affrontare e superare le crisi nelle quali possono incorrere".

Quali sono le prospettive dell'Operatore funebre e quali i fattori di successo di questa imprenditoria?
Maurizio Zaffarano: "Il comparto funerario italiano è sottoposto a profondi mutamenti e grandi processi innovativi. Dopo lunghi anni di attesa e di immobilismo, finalmente il settore si mette in moto rivendicando pari opportunità rispetto agli altri paesi europei. Ci auguriamo che il Ministro Sirchia provveda a presentare rapidamente una proposta in Parlamento per dare piena legittimità a queste esigenze di innovazione vissute dagli operatori funebri. Certo non basta parlare di "casa funeraria", "sala del commiato", "tanatoprassi",... per essere i "nuovi operatori funerari": sarà compito di queste categorie rielaborare le esperienze condotte in tanti paesi e realizzare esperienze originali vicine alle tradizioni ed alle sensibilità culturali e religiose del nostro paese. Chi saprà fare questo, innovarsi, affrontare la nuova complessità della professione funebre, mantenendo sempre salde le radici nelle tradizioni del nostro paese, avrà la possibilità di rispondere compiutamente alle esigenze dei cittadini. Un risultato siffatto non può essere il frutto della sola categoria: sarà necessario trovare tutte le sinergie possibili con Istituti di Ricerca, professionisti, soggetti culturali, ..., per garantire il perseguimento di un obiettivo così impegnativo. Il Progetto Caronte è un primo passo in questa direzione".

Come si caratterizza il percorso avviato con il Progetto Caronte rispetto ad altre iniziative?
Giovanni Caciolli: "Caronte nasce nell'ambito di rapporti sinergici tra soggetti diversi, come lo sono i promotori del progetto stesso, destinati a durare per perseguire ed accompa- gnare l'evoluzione del settore funerario nei prossimi anni. Certo si tratta di un progetto figlio anch'esso dei tempi (la definizione di una nuova normativa del settore e l'evoluzione dei modelli di vita nel paese), ma ancorato a solide basi di ricerca di livello universitario. I modelli formativi, i programmi, i corsi di formazione arriveranno solo dopo un lungo lavoro di ricerca ed elaborazione. Il finanziamento concesso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali permetterà proprio questa parte fondamentale del progetto. In effetti noi vogliamo costruire su solide basi e non su mode passeggere".

Quali saranno le figure professionali emergenti nella futura attività funebre?
Giovanni Caciolli: "L'indagine di mercato che si sta concludendo e che ci ha visto parlare con oltre 500 operatori privati e pubblici, campione particolarmente significativo dell'intero comparto, e che, inoltre, dovrà essere oggetto di una ulteriore analisi, evidenzia tre fondamentali esigenze. Prima di tutto la necessità di sviluppare ulteriormente la consapevolezza del proprio lavoro.

Leggendo alcune risposte vengono in mente tante cose lette in merito all'elaborazione del lutto ed a come l'operatore funebre debba sviluppare questa fondamentale capacità. Ma, oltre a questa esigenza generale, emerge la necessità di lavorare su due figure professionali: il cerimoniere ed il tanatoprattore. Su questi aspetti, il primo come dato comune a tutti gli operatori, i secondi come elaborazione e sviluppo di individualità professionali ben definite, si concentrerà il lavoro del Progetto Caronte".

Cosa significa "crescita della dimensione etica" della professione funebre?
Maurizio Zaffarano: "Molto spesso, negli ultimi mesi, abbiamo parlato di una necessaria crescita della dimensione etica degli operatori funerari. Non vogliamo parlare di una dimensione moralistica di questa professione. Intendiamo, invece, sottolineare la necessaria crescita della consapevolezza della nostra professione e della "missione" che dobbiamo svolgere nel paese. Questo elemento, sicuramente non moralistico, ma di grande moralità, ci deve guidare nelle crescita della complessità delle nostre attività. Se si vuole tradurre in termini molto semplici, direi: "fare bene, sempre meglio, il proprio lavoro". Per questo è necessario studiare, ricercare, approfondire l'analisi delle soluzioni che proponiamo ai nostri utenti, nel rispetto delle loro esigenze, e senza forzature strumentali. Questa è la ragione di fondo che ci fa lavorare per il Progetto Caronte: costruire uno strumento di crescita continua della consapevolezza professionale degli operatori funerari".
 
Roberta Balboni

i Protagonisti del Progetto Caronte

ESA.co è un consorzio di aziende nato nel 1994 per iniziativa di un gruppo di imprese private. Il consorzio ha come scopo la realizzazione di corsi di formazione professionale, sia a favore del personale delle imprese aderenti, sia per disoccupati, nell'ottica di una futura occupazione nelle aziende consorziate.

La Fondazione Fabretti, nata nel 1999 (soci fondatori la Regione Piemonte, il Comune, la Provincia, l'Università e la socrem di Torino), ha come compito istituzionale quello di promuovere gli studi e le ricerche sulla morte e sui fenomeni ad essa connessi in età moderna e contemporanea, in una dimensione comparativa. Dedica inoltre parte della sua attività alla formazione culturale sui temi della morte, in ambito sanitario e funerario.

L'Istituto di Tanatologia e Medicina Psicologica dell'Università di Bologna, che opera nel settore dell'assistenza e della formazione del personale sanitario e degli addetti ai servizi funerari, è stato fondato ed è tuttora diretto dal Prof. Francesco Campione, medico specialista in Psicologia Medica. Campione ha fondato e dirige dal 1986 la Rivista Italiana di Tanatologia Zeta. Si occupa di assistenza psicologica ai morenti e alle loro famiglie in lutto. Ha fondato e dirige la Scuola di Formazione alla Psico- terapia delle "situazioni di crisi, separazione e lutto". È tra i fondatori della IATS (International Association of Thanatology and Suicidology) di cui è vice Presidente per l'Europa.

La Feder.co.f.it., Federazione del Comparto Funerario Italiano, è nata a Milano nel maggio 1999. Gli scopi della Federazione, oltre a rappresentare gli interessi degli operatori funerari, sono quelli di accrescere presso i cittadini la credibilità ed il prestigio dell'attività funebre, promuovere studi, analisi e ricerche, organizzare la qualificazione e riqualificazione professionale di operatori e addetti. La Federazione, presente in quasi tutte le regioni d'Italia, ha perseguito sempre lo sviluppo dei rapporti con le Regioni, promuovendo "tavoli di lavoro" istituzionali e partecipando agli stessi, ove realizzati.

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