Rotastyle

Pancotto con ruchetta e patate

Menù semplice, ma idee chiare e grande coerenza

Non sono un cervellone, sono una persona semplice, cresciuta a pancotto, ruchetta e patate a pranzo, e per cena pane e pomodoro con un filo d'olio puro della mia terra, perciò vi sono tante cose che, nonostante gli sforzi, non riesco a comprendere. Sono stato seduto nei banchi delle medie e del liceo per dieci anni (due volte ripetente!), ho studiato Dante e Petrarca, Pascoli e Carducci, Foscolo e Leopardi, e dell'astruso Poeta di Recanati ho capito anche l'ostico pensiero, penetrando fin dentro ai suoi meandri più reconditi, afferrando e cibandomi della profondità della Ginestra' e del 'Canto notturno di un pastore errante nell'Asia' (che, di tanto in tanto, vado a rileggere per dissetarmi a quella sublime fonte di appagamento interiore), ma, nonostante gli sforzi, non riesco proprio a recepire le incongruenze della giustizia italiana, così come non riesco a digerire taluni atteggiamenti contraddittori assunti dalla FENIOF su specifici casi attinenti la tutela della categoria.

E vengo ai fatti. Come ormai certamente i lettori sapranno, vivo ed operavo (ora sono in pensione) a Foggia, l'assolata città capoluogo della Daunia, sorta e sviluppatasi intorno ad un antico borgo pastorizio, dove nel medio evo fu rinvenuto in un laghetto, meglio sarebbe dire una palude, il tavolo dell'Iconavetere, ovvero la Madonna dei Sette Veli, da allora protettrice della città. Forse questa discendenza pastorizia mi limita.
Nel 1993 il Comune indisse una licitazione privata per la concessione del servizio trasporti funebri in privativa, ed invitò alla gara una sola impresa cittadina e ben diciotto imprese operanti in provincia, gran parte delle quali sottoattrezzate e prive di dipendenti e di strumenti operativi.


L'iter della procedura semiclandestino; le ultime tre delibere di proroga della privativa (scaduta nel '90), in favore della detentrice e già predestinata vincitrice della gara, bocciate dal Coreco per violazione di legge; il mancato possesso da parte della ditta vincitrice della indispensabile licenza di P.S. (conseguita solo l'anno successivo); la cagnara protestatoria delle altre nove imprese private escluse, portata avanti per due anni; il mancato coinvolgimento dell'allora USL FG/3 (deputata per legge alle funzioni di controllo sul servizio) nella redazione del capitolato di appalto, concepito come un vestito cucito su misura a favore della concessionaria in pectore, non valsero a scardinare l'iniquo teorema costruito da taluni ben individuabili burocrati comunali, complice un libero professionista locale, stratega occulto dell'intera manovra finanziaria, del valore di cinque o sei miliardi nell'arco dei nove anni di durata.
Le imprese beffeggiate proposero ricorso al TAR Puglia e ne uscirono sconfitte; ora escono umiliate dal riproposto ricorso al Consiglio di Stato. Nel frattempo l'appalto sta per scadere (mentre il medico studia, l'ammalato muore!!!) e cesserà il 31 ottobre del 2002.


In questo contesto disastroso si inserisce, però, la vittoria morale e materiale delle imprese contestatarie che, pur se perdenti nelle sedi giurisdizionali, hanno di fatto stravinto alla grande per avere disatteso la privativa e, ignorandone i divieti, avere svolto fin dal 1995 i trasporti funebri, anche urbani, con propri automezzi e personale. Ma c'è un contenzioso che si trascina… In controtendenza, lo stesso TAR Puglia ha revocato la delibera comunale di affidamento del servizio trasporti funebri urbani in regime di privativa, a Molfetta, risalente al 1991. Su due situazioni analoghe, due sentenze contraddittorie pronunciate dallo stesso Tribunale Amministrativo! Fortunati loro, tapini noi!


Nel novembre 1996 il sottoscritto tapino elaborò in proprio un ricorso all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato contro il monopolio dei trasporti funebri urbani, in concomitanza con analogo ricorso inoltrato da FENIOF; a luglio 1998 il ricorso lo stravince la FENIOF, solo la FENIOF (non io, tapino, ignorato e messo in disparte come una vecchia ciabatta logora), con una sentenza 'storica'.
La stessa FENIOF, dopo avere strombazzato ai quattro venti (giustamente!) la significativa vittoria, che sanciva non solo la illegittimità delle privative, ma anche quella dell'applicazione di balzelli comunali sui trasporti funebri, si arrende poi ai 'poteri forti' delle municipalizzate che, in sede di trattative ministeriali, riescono a reintrodurre nella bozza del nuovo Regolamento di Polizia Mortuaria l'esigibilità del diritto fisso da parte degli Enti Locali; prova ne sia che Bologna, rinunciando alla privativa, ha fissato in Lit. 150.000 il diritto per il trasporto urbano ed in Lit. 250.000 quello dovuto per le salme in entrata ed in uscita dal Comune.


Sull'Informasoci n° 13, del 25 maggio 2001, la stessa FENIOF titola trionfalisticamente "IL TAR ANNULLA L'ESAZIONE DEI DIRITTI SUI TRASPORTI" ed esplicita: "le imprese hanno svolto con propri mezzi alcuni trasporti funebri e si sono astenute dal versare i relativi diritti di privativa al Comune, il quale ha immediatamente ingiunto alle imprese inadempienti (almeno così riteneva la P.A.) il pagamento"; e prosegue: "il TAR ha emesso in data 29 marzo 2001 una importantissima ordinanza, nella quale ha sospeso l'ingiunzione del Comune al pagamento dei diritti di privativa".


Che confusione! Non capisco più niente! Meno male che, ormai, sono fuori da questi 'giochi'! Godo di una pensione decorosa. Ammazzo il tempo (in attesa che lui ammazzi me!) scrivendo; ho pubblicato un libro autobiografico, "SCHEGGE" e sto elaborando un volume composto da una raccolta di novelle interamente ambientate nel comparto delle onoranze funebri, una delle quali, riuscita a conquistare il beneplacito del direttore, vede oggi la luce su questa rivista. Vivo 'ospite' in casa di mia moglie, ed il pancotto con ruchetta e patate continua a non mancarmi!
 
Alfonso De Santis

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