- n. 4 - Luglio/Agosto 2025
- Cinema
Nonostante tutto
Un film toccante, tenero e a tratti comico, che ci suggerisce un nuovo punto di vista sulla malattia e sulla morte.
Un ospedale, il reparto delle cause perse, quattro protagonisti e il rapporto con la morte come non è mai stato affrontato: sono queste le basi su cui Valerio Mastandrea, attore e in questa pellicola anche regista, sviluppa la trama e la storia di
Nonostate, film del 2024 molto apprezzato dalla critica.
Un lungometraggio delicato, a tratti comico, introspettivo e riflessivo che ci porta all’interno di un mondo al confine tra
reale e immaginario, narrando le vicende del protagonista e dei suoi quattro compagni di avventura che condividono la sorte di essere “in attesa” che qualcosa accada. In attesa perché
ognuno di loro è fermo, immobile e inerte nel limbo dello stato comatoso da tempo, relegato nell’ala invisibile dell’ospedale in cui è ricoverato.
Non a caso, non ci sono nomi a identificare i protagonisti della vicenda, non ci sono età o compleanni, non ci sono nemmeno riferimenti spazio-temporali: la città, la stagione, l’anno; niente è specificato nella pellicola di Mastandrea, quasi a voler mantenere l’intera storia in sospeso, proprio come in sospeso sono i protagonisti della vicenda tra un saluto a chi alla fine “se ne va” e chi resta immobile davanti al trascorrere del tempo.
La trama
Il protagonista del film è Lui (Valerio Mastandrea), un uomo ultracinquantenne che da tempo si trova ricoverato in ospedale dopo aver salvato la vita a un ragazzino. È in coma, sdraiato in un letto anonimo in una delle tante stanze del nosocomio e non dà alcun segno di ripresa. O almeno, questo è quello che vedono ogni giorno medici e infermieri che passano per il giro di visite e medicazioni. Nella realtà, l’essenza (o l’anima, se preferite) di Lui è
totalmente staccata dal suo corpo e vaga tra i corridoi e le stanze dell’ospedale interagendo con gli altri pazienti che si trovano in quella sottile apertura tra vita e morte che è lo stato comatoso.
Lui si intrattiene con Veterana (Laura Morante) e Curiosone (Lino Musella), due pazienti con cui ha stretto amicizia e con cui assiste ai funerali di coloro che sono passati “dall’altra parte” trascinati via da questo vento impetuoso che a tratti invade i corridoi dell’ospedale. Tutto resta così, una routine immobile che si ripete ogni giorno fino a quando arriva Lei (Dolores Fonzi), vittima di un incidente stradale a cui assegnano il letto di Lui, che viene spostato in un’altra stanza. Dopo l’iniziale fastidio e avversione per quella donna che gli ha “rubato” il letto e la stanza più bella del reparto, Lui ne rimane affascinato: Lei è
combattiva, vuole andarsene, vuole riprendere la sua vita. Non è come tutti loro, terrorizzati all’idea di riprendere possesso dei propri corpi perché consci che se questo avvenisse, dimenticherebbero tutto quello che stanno vivendo e che hanno passato insieme. A Lei non importa, Lei vuole tornare a vivere.
Lui e Lei cominciano a passare intere giornate insieme: a parlare, a rincorrersi e anche a discutere. Fino a quando Lui si accorge di essersi innamorato. Così i due intrecciano una relazione nel limbo del loro mondo sospeso, tra passione, risate e momenti di tenerezza. Ma il vento impetuoso della morte soffia ogni giorno e diventa sempre più difficile resistere. È così che Lui, un giorno, viene portato via e non basta nemmeno la stretta del suo amico Curiosone a trattenerlo. Lei, invece, torna in vita senza più ricordare niente di quello che è
stato.Nonostante ci offre uno spunto di riflessione sullo stato vegetativo dei pazienti in coma e sulla morte, suggerendo che forse
l’immobilità del corpo non è l’unica cosa che resta e ci suggerisce un mondo parallelo, fatto di sentimenti e consapevolezza, che ci rende una visione umana anche di coloro che riposano immobili in un letto d’ospedale in stato vegetativo. Un film toccante che affronta il tema della malattia e della morte da un punto di vista inusuale e curioso. Bravo Mastandrea.
Tanja Pinzauti