11 settembre 2001

MORTE A MANHATTAN

Dopo la tragedia degli Stati Uniti,
scatta in tutto il mondo la caccia al DIAVOLO

L'attacco terroristico dell'11 settembre scorso a New York e Washington segna una svolta nella storia mondiale e nella storia personale di ognuno di noi.
Basterebbe questa frase ad introdurre la voce di persone che si sono prestate a rendere di pubblica conoscenza le proprie opinioni, riflessioni, pensieri e sentimenti rispetto ad un tragico evento destinato a condizionare per lungo tempo la vita di tutti noi.
Sono stati sufficienti pochi minuti di autentico terrore per far crollare miseramente tante certezze sulle quali il mondo occidentale aveva costruito non soltanto le Twin Towers, ma la società tutta.
Adesso, e soltanto adesso, vengono a galla gli errori di valutazione, l'omissione di informazioni, l'assenza di coordinamento e di collaborazione tra i servizi, l'inadeguatezza degli strumenti legislativi.

Insomma i capisaldi sui quali si fondava il mondo civile vacillano e la conseguente precarietà in cui siamo stati catapultati non è che l'inizio di un percorso che ci vedrà protagonisti assoluti ed indiscussi di un lungo ed estenuante processo di riassestamento sociale, politico, culturale.
Questa non è la sede adatta per esprimere opinioni politiche o prendere posizione sulle strategie da adottare per evitare che episodi di tale specie, e vogliamo pensare che di episodi si tratti, si perpetrino nel tempo, o domandarci se sia necessaria una controffensiva più o meno aggressiva.
Ora dovremmo convincerci piuttosto che atti di tale portata impongono una riflessione utile e costruttiva per metabolizzare ciò che è successo e riconquistare una dignità e un senso di sicurezza che è stato gravemente minato, ma che tuttavia può essere ricostituito integralmente attraverso una consapevolezza che ci fornisca delle motivazioni e delle soluzioni attuabili e che siano idonee in concreto a far svanire il senso di disagio che in misura più o meno marcata stiamo vivendo tutti.
Ed è appunto dalle persone, dai loro pensieri, dalla loro voce, che cominciamo ad intraprendere il cammino della consapevolezza intellettuale che non è accettazione, ma, al contrario, ci permette di realizzare una comprensione collettiva degli avvenimenti e delle ripercussioni che hanno provocato nei nostri stati d'animo e che, svincolandosi dalla sfera intima di ognuno di noi, si elevino e si fondano in una coscienza collettiva.


 
Roberta Balboni
Nei giorni scorsi ho visto una ragazza ridere. Mi sono chiesto il perché, in questo frangente, di una risata. Poi ho riflettuto sul fatto che in questi giorni i nostri sentimenti, i nostri atteggiamenti, forse per una assoluta ed improvvisa carenza di sicurezze, sono caratterizzati più che mai dall'ambivalenza e dall'essere del tutto opposti gli uni agli altri.
Civiltà e terrorismo.
Dolore individuale e partecipazione collettiva.
Ira verso i terroristi e riconoscenza verso i soccorritori.
Desiderio di vendetta e rifiuto della guerra.
Ricordo, consapevolezza e oblio, voglia di dimenticare.
Rabbia e perdono.
Fede e destino.
Nascita e morte.
Undici settembre: un paradigma della vita.

Corrado Mancini

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