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Morte e lutto sullo schermo

Dai classici del cinema al sequel di Sex and the City: come viene affrontato il tema della perdita al cinema e nelle serie tv.

Come viene trattato il tema della morte e del lutto nel cinema e nelle serie tv? In realtà l’argomento, di per sé commovente e profondo, è sempre stato un tema ampiamente usato sia sul grande che sul piccolo schermo.
Il modo in cui viene fatto, però, dà un’idea oggettiva di come la società si approccia a quelle esperienze della vita così traumatiche da rimanere per sempre nella memoria di chi resta. Nella storia del cinema il tema della morte è stato trattato più volte in modo ora romantico, ora realistico, ora morboso. Vediamo qualche esempio.

Film storici

Uno dei film più famosi a trattare il tema è sicuramente Il settimo sigillo di Ingmar Bergman (1957) in cui il protagonista si trova ad affrontare e sfidare una morte talmente tangibile da avere fattezze umane. Sempre Bergman riprende il tema ne Il posto delle fragole (1957) sotto forma di road movie analizzando ricordi e sogni dei protagonisti.

Tra i film che hanno fatto storia e che trattano l’argomento non possiamo non citare Ghost (Jerry Zucker 1990), pellicola drammatica e romantica con attori famosissimi come Demi Moore, Patrick Swayze e Whoopi Goldberg, in cui il protagonista diventa un fantasma dopo essere stato ucciso in una rapina.

Pochi anni dopo, la morte e l’evento “funerale” vengono inseriti come elemento di rottura nel plot umoristico principale all’interno di una nota commedia inglese. Si tratta del film Quattro matrimoni e un funerale (Mike Newell 1994) dove Hugh Grant e Andie MacDowell si incontrano a un matrimonio di amici comuni e intrecciano una storia d’amore attraverso eventi simili fino a quel brusco ritorno alla realtà che è proprio la morte e il funerale di uno dei loro cari amici.
Infine un punto di vista completamente diverso è quello trattato in Il sesto senso (M. Night Shyamalan 1999) dove Bruce Willis interpreta uno psicologo infantile che deve aiutare un bambino problematico che “vede le persone morte”, salvo poi scoprire a fine pellicola di essere lui stesso una di quelle persone.

Il tema dell’eutanasia

Recentemente è uscito nelle sale un film toccante che tratta la morte legata al dibattito sul fine vita e sul suicidio assistito. È andato tutto bene (François Ozon 2022) con Sophie Marceau parla del rapporto tra un padre divenuto non più autosufficiente a causa di un ictus e della figlia che si rifiuta di rispettare la sua volontà di porre fine alle proprie sofferenze. La storia è ispirata al libro omonimo e autobiografico scritto da Emmanuèle Bernheim, sceneggiatrice e amica del regista. Nella pellicola si affronta non solo il tema del distacco dai propri cari ma anche quello difficile dell’eutanasia, ancora illegale in molti paesi tra cui la Francia, dove è ambientato il film, e l’Italia. Eppure in questo lungometraggio il regista vuole mostrare in modo a volte crudo, altre ironico, come un uomo possa guardare in faccia la morte senza timori e scegliere di porre fine alla propria vita in modo cosciente.

Le serie TV e il caso Sex and the City

E nelle sitcom e serie tv? Cosa succede e come viene affrontato l’argomento morte e lutto? Se escludiamo le serie incentrate su professioni legate al mondo poliziesco o a quello medico, dove per forza di cose si incontrano più volte omicidi, suicidi e morti violente o per malattia, nelle sitcom e serie tv il tema della morte viene spesso trattato marginalmente o con un approccio comico in modo da stemperare la gravità della situazione.

È il caso ad esempio dell’episodio della nota sitcom americana Will & Grace in cui i due coinquilini corrono dall’amica Karen insieme al vicino Jack per confortarla e supportarla nel momento in cui la sua cameriera Rosario viene a mancare. L’episodio, il sesto della nona stagione, vede infatti la morte della ruvida Rosario, da sempre alle dipendenze dalla cinica e politically uncorrect Karen. Quest’ultima, che ha sempre avuto un rapporto di odio-amore con la domestica, si dispera nel momento in cui la donna la “lascia sola”. La morte di Rosario è il “pretesto” per creare nuovi sketch tra i personaggi caratterizzati dalle loro manie e insicurezze che li hanno resi famosi. Non c’è un vero approccio alla morte, al distacco e al lutto.

Le cose però stanno cambiando negli ultimi anni, a causa forse anche del brusco impatto del Coronavirus a livello mondiale che ha portato tutti a dover ripensare il proprio rapporto con la perdita di uno o più cari. Questa nuova consapevolezza della mortalità dell’essere umano, della fragilità della popolazione davanti ad un nemico tanto invisibile quanto pericoloso, ha portato a un lavoro di introspezione e di revisione di quelle che sono state le nostre certezze dal dopoguerra ad oggi. Inevitabile che questa consapevolezza permeasse anche il lavoro e l’arte che scaturiscono direttamente dalle esperienze di chi li produce.

È il caso della mini serie … And just like that sequel di Sex and the City, che si apre con la morte di uno dei suoi personaggi principali: Mr. Big, il marito e compagno di vita della amatissima e bionda fashion trend-setter Carrie Bradshaw. Una morte inattesa, che arriva improvvisa a stravolgere non solo la vita della protagonista, ma quella delle sue amiche e di tutti i fan della serie tv più famosa degli ultimi 30 anni. Carrie, la donna in carriera che tutti amano, famosa per il suo stile e per la sua eleganza, si trova a dover affrontare l’esperienza più brutta e destabilizzante della sua vita. In una New York post pandemica, con i primi approcci “normali” e gli incontri tra persone senza mascherine, Carrie si deve occupare delle disposizioni del funerale, della cerimonia, di scegliere il luogo e di come disporre delle ceneri.

Bellissima ed elegantissima nel suo abito nero e bianco dalla gonna vaporosa, Carrie dà l’addio al suo Mr. Big sostenuta dalle amiche Miranda e Charlotte (Samantha, in Inghilterra, manda gli unici fiori che Carrie permette di lasciare alla cerimonia) e dagli amici di sempre. Il video con le immagini di Mr. Big viene proiettato dietro la sua bara mentre sono tantissimi i conoscenti, i colleghi e gli amici che si presentano al funerale e che portano il loro omaggio. E Carrie, morigerata e pacata, saluta tutti con gentilezza e fermezza. Solo quando arriva a casa, dopo aver accennato una frase che sottintende che questa (il funerale) era una cosa che andava fatta per chiudere e sistemare le cose, ha improvvisamente il senso reale di quello che se n’è andato e di cosa è rimasto nella sua vita. Quando infine le vengono consegnate le ceneri di suo marito dentro una scatola, senza che nessuno le abbia chiesto disposizioni in merito, Carrie sente il peso degli ultimi giorni crollarle addosso e chiede il sostegno degli amici per affrontare quel momento di sconfortante incredulità.

Per la prima volta i temi della morte, del funerale e del lutto vengono trattati in una serie televisiva in modo dettagliato e realistico senza scadere del pietoso. Una narrazione di fatti fittizi che potrebbe tranquillamente essere il racconto di una storia reale e che mette il pubblico in empatia con i personaggi.
 
Tanja Pinzauti

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