La custode di mia sorella

La morte è morte

Il Chicago Sun Times lo ha definito un film “tenero e commovente, in grado di coinvolgere il pubblico con grande immediatezza.” Niente di più vero: Nick Cassavetes dirige un cast eccezionale (Cameron Diaz e Alec Baldwin per fare alcuni nomi) e consegna alle sale cinematografiche una pellicola toccante e profonda. Diversa dalle altre, anche.
La storia è quella dei Fitzgerald, una normale famiglia americana colpita da un terribile dolore: Kate, la sorella maggiore, è malata di leucemia. La malattia le è stata diagnosticata alla tenera età di quattro anni come quasi irreversibile. Quasi. Perché esiste una possibilità di salvezza: Kate può essere mantenuta in vita con la donazione di organi. È necessario però trovare un donatore sicuro. I Fitzgerald decidono di comune accordo di concepire un figlio in provetta, perfettamente compatibile con Kate. Nasce Anne. Per undici anni Anne si sottopone a trapianti di midollo osseo e a trasfusioni di sangue, ma le condizioni di Kate non migliorano e non cambia alcunché. I medici riescono solo a ritardare una tragedia che sembra quasi inevitabile. Quasi, di nuovo. Kate potrebbe salvarsi con la donazione di un rene: se superasse positivamente l’operazione, il suo organismo potrebbe nuovamente iniziare a funzionare. Ma, colpo di scena, Anne si rifiuta di sottoporsi a un nuovo intervento: stanca e stufa dei continui oltraggi al proprio corpo, si reca dall’avvocato più affermato della città e intenta una causa contro i genitori. Madre e figlia si fronteggiano strenuamente, ognuna ben decisa a non cambiare idea. La madre non ammette repliche: Anne è stata concepita per aiutare la sorella e deve adempiere al proprio dovere. Anne dal canto suo combatte determinata per l’emancipazione medica. Che ne sarà di Kate adesso?
Quella di Kate non è una situazione isolata, purtroppo. Molte famiglie vengono colpite da simili dolori. E la domanda è sempre la stessa: “perché?”. Cos’hanno fatto per meritarsi questo? Domande senza risposta. Si cerca affannosamente una qualche spiegazione, ma la verità è che spiegazione non ce n’è. La morte è morte. Nessuno può capirla. Nessuno può comprendere perché persone come Kate, bambini innocenti che quasi non hanno iniziato a vivere, siano colpiti da incurabili malattie. Ed è profondamente ingiusto. Rabbia, rancore, dolore. Una morte lenta e attesa è ancora peggio di quella improvvisa. Sconvolge l’esistenza del malato e quella di tutti coloro che gli stanno intorno. Non è vero che il tempo aiuta a farsene una ragione e ad andare avanti: com’è possibile accettare con serenità la morte per cancro della propria figlia? Si può fare appello alla fede, ci si può appigliare all’idea che tutto accada per una ragione, che noi siamo pedine di un disegno più grande e purtroppo ancora oscuro. Ma la verità è che non basta: non c’è giustificazione che possa dare conforto in simili situazioni. Sarà sempre solo una facciata. Il dolore rimane sotto la superficie, come un pesante bagaglio, e modifica radicalmente l’esistenza e la sensibilità di ciascuno.
Nick Cassavetes torna sullo schermo dopo “John Q” con un altro dramma familiare, doloroso e struggente. Il cast selezionato non delude le aspettative: eccellente la prova di Cameron Diaz, che veste i panni della madre “cazzuta” e che abbandona i trascorsi comici per affrontare un ruolo difficile e drammatico. Bravo anche Alec Baldwin, perfettamente calato nel ruolo dell’avvocato di successo.
 
Laura Savarino


LA CUSTODE DI MIA SORELLA
(Usa, 2009)
 
di Nick Cassavetes
Durata: 109 minuti
Cast: Cameron Diaz, Alec Baldwin, Abigail Breslin, Jason Patrick, Sofia Vassilieva

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