Il misterioso mondo dei nuraghi

Inizia con questo articolo un dettagliato resoconto sui nuraghi, costruzioni preistoriche tipiche della Sardegna.


Un recente soggiorno in Gallura, nella bella Sardegna, ci ha dato l'occasione di visitare un sito altamente suggestivo ed emotivamente coinvolgente come quello del complesso archeologico delle Tombe dei Giganti di Arzachena. Visita che ci ha entusiasmato anche perché accompagnata da un magnifico e poderoso vento, elemento vitale, anzi essenziale, che consente a noi triestini di ritrovarci come pesci nell'acqua.

Si tratta di un insieme di strutture megalitiche espressione di quel fenomeno, il “megalitismo”, caratterizzato dalla costruzione di monumenti  tratti da enormi blocchi di pietra che si protrarrà oltre il neolitico (siamo nella preistoria) dove esso inizia, fino in certi casi all'età del bronzo e anche successivamente. La Sardegna è la regione italiana con il più alto numero di monumenti megalitici.

Le varie espressioni del megalitismo

I più caratteristici sono i dolmen (costruzioni preistoriche a camera singola costituita da due o più piedritti verticali che sorreggono l'architrave formato da uno o più lastroni orizzontali), i menhir (megaliti monolitici infissi nel suolo che potevano raggiungere anche più di 20 metri d'altezza come a Locmariaquer in Bretagna) ed i cromlech (tipo di monumento preistorico megalitico costituito da pietre conficcate nel terreno, come i menhir, e disposte a circolo di cui Stonehenge nel Regno Unito è una delle massime espressioni).

La civiltà nuragica

La cultura nuragica fa la sua apparizione in Sardegna durante la prima età del bronzo verso il XVIII sec. a.C. Il suo nome deriva dal monumento più caratteristico di tale civiltà: il nuraghe. Analogamente nella Corsica meridionale, sempre in età del bronzo, si sviluppa la civiltà torreana, strettamente collegata alla civiltà nuragica della vicina Sardegna. Il suo elemento simbolo, che le dà il nome, è la torre, costruzione megalitica tronco conica simile ad un nuraghe.

Il padre dell'archeologia sarda, il luminare Giovanni Lilliu, accademico dei Lincei scomparso a quasi 98 anni nel 2012 ed autorità assoluta sul tema, ha elaborato la seguente classificazione di tale civiltà:

Nuragico I. Si sviluppa tra la fine del Bronzo Antico e l'inizio del Bronzo Medio (XVIII - XV secolo a.C.). Appaiono in questo periodo i primi protonuraghi (denominati anche pseudonuraghi o nuraghi a corridoio). Si tratta di edifici piuttosto differenti dai nuraghi classici, d'aspetto più raccolto ed a pianta irregolare che non presentano all'interno la grande camera circolare tipica del nuraghe ma eventualmente una cameretta ricoperta da una falsa volta. Nell'architettura funeraria si evidenzia la costruzione delle tombe dei giganti con stele centinata (supportata da una struttura curvilinea), degli ipogei (tombe sotterranee) e di tombe di tipo misto.

Nuragico II. è la fase che si situa nella Media Età del Bronzo (XVII - XIV secolo a.C.) quando compare il nuraghe a tholos (costruzione circolare con pseudo-cupola ogivale) caratterizzato dal modulo ripetitivo della torre tronco conica. È evidente una svolta della tecnica costruttiva nella civiltà nuragica. Tale innovazione potrebbe essere dovuta ad influssi esterni minoico-micenei che hanno portato il tholos in Grecia ed in Sicilia seppur con funzioni sepolcrali che difficilmente si possono attribuire al nuraghe. Risale a questo periodo la costruzione della maggior parte, o meglio della quasi totalità, dei nuraghi. Le Tombe dei Giganti di Arzachena presentano una facciata con i caratteristici filari di pietre infisse a coltello nel suolo e si scolpiscono betili (pietra cui si attribuisce una funzione sacra in quanto dimora di una divinità) aniconici (privi di immagini).

Nuragico III. Si riferisce al periodo del Bronzo Recente e Finale (XII - IX secolo a.C.). Al singolo nuraghe si addossano altre torri e corpi di fabbrica raccordati da cortine murarie per formare un vero bastione turrito fino a realizzare delle strutture di notevole articolazione ed imponenza. Nelle Tombe dei Giganti si notano fregi a dentelli.

Nuragico IV. Siamo ormai nell'Età del Ferro (IX – V secolo a. C.). I nuraghi complessi, già diventati villaggi nuragici, aumentano di dimensioni. Nell'architettura funeraria si notano tombe individuali a fossa ed a pozzetto.

Nuragico V. È il periodo che va dal V sec. all'invasione romana e vede la nascita della resistenza sarda alla penetrazione cartaginese e poi le battaglie e le attività di guerriglia contro i romani.

I nuraghi

Vista la varietà delle costruzioni che tradizionalmente sono raggruppate sotto la dicitura di “nuraghe” è difficile fornire una descrizione univoca. La divisione più semplice è quella tra il protonuraghe o “nuraghe a corridoio”, con una disposizione degli spazi prevalentemente orizzontale, ed il ”nuraghe a tholos”. La maggior parte dei nuraghi è di quest'ultimo tipo, costituito da singole costruzioni megalitiche a tronco di cono con uno o più ambienti interni, anche sovrapposti, e coperti a tholos. Le mura che lo compongono sono poderose e possono arrivare ad uno spessore di 4/5 metri con un diametro esterno fino a 30/50 metri alla base diminuendo poi con l'aumentare dell'altezza e con un'inclinazione più accentuata nelle torri più antiche.
La particolare forma è dovuta alla tecnica di costruzione che prevede solide fondazioni con blocchi di pietra squadrati e sovrapposti a secco in maniera circolare senza utilizzo di leganti e tenuti assieme dal loro stesso peso. Man mano che si procede in altezza i filari si restringono progressivamente e diminuisce anche la dimensione dei massi sempre più piccoli e meglio lavorati.

Le dimensioni dei nuraghi variano in base al loro tipo: quelli a corridoio hanno una superficie molto variabile mentre la maggior parte degli altri rientra in una fascia dimensionale più stretta. I protonuraghi censiti sono circa 300 e la superficie varia tra i 1.700 m² del nuraghe Biriola di Dualchi ai 51 m² del Carrarzu Iddia di Bortigali. La fascia più rappresentata è quella tra i 101 ed i 200 m². Nei nuraghi a torre si va dai 635 m² del nuraghe Tolinu di Noragugume ai 32 m² di Sa Rocca Pischinale a Bosa. Anche qui la fascia la più ricorrente è quella che va dai 101 ai 200 m². Il diametro varia tra i 10 ed i 15 metri e l'altezza dai 10 ai 22. La torre nuragica più alta, quelle del nuraghe Arrubiu, superava in origine i 27 metri. L'inclinazione varia tra i 10° ed i 16° essendo meno accentuata, come visto precedentemente, nei nuraghi più recenti.

Attualmente sono stati repertoriati dai 7.000 agli 8.000 nuraghi (uno ogni 3 km²!) tra i più di 10.000 che sarebbero stati edificati. La loro posizione è prevalentemente su colline od in zone elevate anche se non mancano quelli che si trovano in pianura.

Le costruzioni nuragiche hanno subìto i danni maggiori negli ultimi 150 anni soprattutto dopo l'emanazione dell'editto delle chiudende quando divennero materiale da costruzione per i muretti a secco che ancor oggi caratterizzano il paesaggio sardo e, con l'ampliamento della rete stradale, furono usati come approvvigionamento di pietre nella realizzazione delle massicciate stradali.  

La funzione dei nuraghi

La funzione di queste strutture è oggetto, dall'inizio del XX secolo, di numerose ipotesi su cui si continua a discutere:
• l'ipotesi militare (fortezza, vedetta etc.) fortemente sostenuta dal Lilliu sulla base della struttura architettonica dell'opera.
• L'alternativa classica a questa è l'ipotesi di una funzione votiva e religiosa basata sul ritrovamento di sepolture rinvenute in alcuni nuraghi (soprattutto protonuraghi).
• Più recentemente Mario Peppino Zedda ha proposto un'ipotesi astronomica, molto suggestiva, che descrive i nuraghi come veri e propri osservatori fissi della volta celeste, posti sul territorio secondo precisi allineamenti con gli astri, ed abitati da sacerdoti-astronomi.
E se la verità risiedesse nella polivalenza proposta da Franco Laner che ritiene che è improbabile, forse impossibile, che settemila costruzioni avessero tutte la stessa funzione? Il mistero rimane e non fa che aggiungere altro fascino a queste espressioni di una civiltà unica.

L’origine del nome

L'origine del nome risiederebbe, secondo il Lilliu, nella radice nur di origine pre-latina che dovrebbe significare “mucchio di pietre, mucchio cavo”. Secondo l'archeologo Giovanni Ugas la parola potrebbe invece derivare da Norax o Norace eroe degli Iberi-Balari. Infine il linguista Massimo Pittau ritiene che il termine nuraghes, nelle sue varie forme, è sicuramente da riportare al sostrato (cioè a una lingua non più parlata su un territorio che però prima di sparire ha influenzato quella da cui è stata soppiantata) linguistico pre-punico, pre-romano e quindi “protosardo” o nuragico.

Ricordiamo che i nuraghi sono stati riconosciuti come Patrimonio dell'Umanità durante la ventunesima sessione del Comitato UNESCO tenutasi a Napoli nel 1997. Il nuraghe Su Nuraxi (nuraxi corrisponde a "nuraghe" in sardo campidanese, il dialetto del Campidano una delle regioni storiche della Sardegna) di Barumini è stato scelto come rappresentante del vasto patrimonio.

Quanto all'architettura funeraria nella civiltà nuragica essa è rappresentata soprattutto dalle tombe megalitiche già evocate, meglio conosciute come Tombe dei Giganti, che tratteremo in un successivo articolo sul prossimo numero della rivista Oltre Magazine.
 
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