L'evento di TANEXPO 2004

marmo & design:
l'uso del marmo nei luoghi cimiteriali

Grandi consensi per la Mostra che ha focalizzato l'attenzione degli Operatori su un materiale tipicamente italiano e che, come è nello spirito di TANEXPO, ha precorso i tempi proponendo, nel segno della tradizione, soluzioni innovative ed inedite per i cimiteri del terzo millennio.
In un arcipelago dell'Oceano Pacifico, per tradizione secolare, ogni volta che nasce un bambino viene piantato un "albero del pane". Questa pianta cresce col crescere del bambino, ed è simbolicamente, ed anche nei fatti, il riferimento naturale della persona, tanto da prenderne il nome. Alla fine dell'esistenza di quell'individuo l'albero del pane continua a vivere e a fruttificare, ma ne diviene anche il monumento funerario in quanto il corpo del defunto viene seppellito sotto il "suo" albero. Nella civiltà moderna per secoli i defunti sono stati sepolti nelle vicinanze e nei sagrati delle chiese, poi - con il famoso editto di Napoleone, a causa di ragioni tecniche e igienico-sanitarie e con lo sviluppo della urbanizzazione - sono nati i cimiteri nelle zone periferiche delle città, così come oggi li conosciamo. In tutti questi luoghi evocativi riservati ai defunti alcuni elementi ricorrenti si ripetono nella storia: il recinto, il prato, il portale, la lapide, il giardino, l'acqua, la terra, la pietra. I grandi maestri dell'architettura contemporanea affrontando il tema del cimitero hanno sempre espresso con serietà l'esigenza di proporre progetti "ordinati", semplici, simbolici, di grande qualità architettonica. Qualità che purtroppo non è oggi così frequente. Architettura e design potrebbero dare molto. Con questo spirito TANEXPO 2004 ha voluto proporre una iniziativa finalizzata a focalizzare l'attenzione sulla riqualificazione dei luoghi di sepoltura. Dare qualità a questi luoghi di pace e di silenzio significa da una parte riformularne i contenuti, dall'altra operare un serio intervento di design su tutte le tipologie sepolcrali: dalle tombe a terra alle cappelle familiari, fino ad arrivare alle grandi pareti di loculi che affastellano, disordinatamente, i cimiteri odierni. I quattro designer, in una ideale commistione fra passato e presente, hanno pensato le tombe non come elementi "isolati", ma come parti integranti di un contesto, quello cimiteriale appunto, dalle cui finalità è impossibile prescindere.
D'ARRIGO DESIGN
PAOLO D'ARRIGO

(realizzazione dei prototipi a cura di PORFIDO F.LLI PEDRETTI per le parti in marmo e BIONDAN FONDERIE ARTISTICHE per l'oggettistica).
Il progetto è imperniato sulla rivisitazione delle tombe a terra. Dal punto di vista materico il marmo è il materiale assoluto, perfettamente adeguato alle caratteristiche estetiche e monumentali di una tomba. Per i monumenti è stato scelto un granito bianco sardo levigato fine, tranne che per l'intarsio su una delle tre tombe realizzato in granito rosso hassan, un marmo indiano dal colore molto acceso. L'approccio simbolico ha portato a caratterizzare le tre tombe attraverso l'uso della croce. Segno dei segni, simbolo della divinità già prima dell'era cristiana, la croce è anche la stilizzazione formale della sagoma umana. Per enfatizzarne il valore semantico, nelle tre proposte la croce viene sempre visualizzata in negativo. Rappresentando il simbolo con l'assenza fisica se ne evidenzia la natura spirituale.


LDESIGN_CONCEPT
FRANCESCO LUCCHESE

(realizzazione dei prototipi a cura di TECMAG per le parti in marmo, DOCIPA per i sistemi di ancoraggio dei rivestimenti lapidei, VEZZANI per gli accessori e VANTAGE ITALIA per i sistemi multimediali).
Touch è un progetto che si sviluppa lungo due direttive: la matericità del marmo, abbinato a materiali plastici inediti in questo campo, e la multimedialità data da un sistema intelligente che interagisce con l'utente attraverso un touch-screen. Questa interfaccia permette, attraverso un tocco, di gestire la visualizzazione di più di duecento pagine, variandone modalità e tempistiche: in questo modo possono essere visualizzati pensieri, doni virtuali (immagini floreali, fotografie, messaggi e poesie) e tutto ciò che permette un sistema intelligente. Quando la visita non è possibile, il pensiero verso la persona cara si può spostare su un percorso telematico, inviando il proprio messaggio o dono via internet. Questo permette di mantenere una vicinanza, anche se virtuale. Non significa disinteressamento: il pensiero andrà rinnovato, altrimenti lo schermo si spegne. Il progetto di questo loculo, inoltre, intende apportare nuovi significati al materiale protagonista della mostra: il marmo. La possibilità di personalizzare la lapide si realizza attraverso un sistema di elementi in plexiglass che portano la luce dalla zona retrostante la lastra sul fronte della lapide. A seconda di come vengono posizionati, gli inserti creano disegni plastici attraverso i quali la luce viene modulata.
PEDRIZZETTI & ASSOCIATI
PAOLO PEDRIZZETTI

(realizzazione dei prototipi a cura di I.G.F. & GEMINIANI E VANELLI per le parti in marmo e VEZZANI per l'oggettistica).
Il progetto nasce dalla volontà di dare un "ordine" ai luoghi cimiteriali, un ordine non imposto, ma suggerito, lasciando assoluta libertà di scelta degli accessori, proposti in diverse tipologie e in diversi materiali. L'ordine, non viene inteso come vincolo, ma come una nuova enfasi sulla libertà di arredare la tomba a terra, caratterizzata da apposite sedi dove possono essere liberamente posizionati gli accessori. L'intero spazio viene esaltato dai contrasti cromatici dei marmi (Bianco Carrara e Bardiglio) e dei materiali per gli accessori (acciaio, bronzo e ceramica).

STUDIO CARAMEL
CLAUDIO CARAMEL & DAVIDE VAROTTO
(realizzazione dei prototipi a cura di Graniti Sergio DALLE NOGARE per le parti in marmo e PILLA per l'oggettistica e le parti in metallo e in vetro).
Il progetto nasce dall'esigenza di allestire un luogo nel quale possano coesistere due diversi modi di concepire lo spazio funerario, i cinerari a parete ed il sistema più tradizionale delle tombe a terra e dei loculi in pietra. Le tombe a terra, di forma semplice, ricordano un giaciglio più che una lapide. Il blocco in granito, caratterizzato da diverse lavorazioni della superficie, è scavato all'interno per contenere un piccolo giardino e i bordi sono lavorati in modo da far apparire la lapide sollevata da terra. I loculi a parete, anch'essi di forma semplice e rigorosa, si differenziano per il diverso trattamento della superficie. Le piccole nicchie quadrate posizionate al di sotto dei loculi sono dei cinerari internamente rivestiti in granito e chiusi frontalmente da una lastra di vetro che permette di vedere l'urna, una semplice sfera con inciso il nome del defunto e la foto nella parete di fondo.
La Mostra – incentrata sull'utilizzo del marmo e realizzata con la determinante collaborazione di Promex, Consorzio per la promozione e la valorizzazione dei prodotti lapidei del distretto Apuo Versiliese – ha voluto ribadire che, per un serio progetto di riqualificazione degli spazi cimiteriali, il designer dovrà necessariamente interagire con chi si occupa dell'aspetto architettonico ed urbanistico. L'omologazione e la sciattezza che caratterizzano le aree più recenti dei nostri cimiteri evidenziano, infatti, l'assenza di un progetto "globale", in cui andrebbero a collocarsi i singoli interventi. Sobrietà in luogo di sontuosità, attenzione per i dettagli in luogo di un uso indifferenziato di ciò che offre il mercato, sono i presupposti per ridare dignità e significato alle "città dei morti".
 
Roberta Balboni


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