Rotastyle

Urne cinerarie artistiche a Palazzo Re Enzo

La Luce attraverso

Immagini poetiche e trascendenti, catartiche ed emozionali, colori che attanagliano il sentimento e che riconducono a un racconto di “luce attraverso” un gesto artistico liberatorio, uno squarcio intellettuale estetico e filosofico, alla soglia dell’inconoscibile...
Antonio Boatto, pittore e scultore di fama internazionale, ha prodotto opere di grandi dimensioni, ha creato portali in bronzo di cattedrali, ha affrescato cupole e vetrate di chiese in Italia e all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. La sua lunga e profonda ricerca, legata alle tematiche della condizione umana, ci ha regalato molte opere intime, volti femminili dolcissimi, figure ieratiche, dolenti ritratti intrisi di spiritualità, di dolore e di urlo espressionista, paesaggi metafisici. Ha pubblicato anche molti libri.
Il suo più recente periodo artistico dà seguito ad una intuizione originale, unica nel panorama dell’arte contemporanea, dedicata alla ricerca dell’Amorfo, “uno spazio aforme sconfinato ... dove scoprire se il bello ci sia anche laddove la cosa non ha forma individuabile, né presenza…”. Opere che trattano questo tema sono state presentate a Tanexplora in una collezione di urne cinerarie, prodotte da Valbrenta Italian Design Urns, che hanno conquistato in maniera indelebile l’animo dei tanti visitatori che hanno affollato le splendide sale di Palazzo Re Enzo.
È interessante cogliere dalle riflessioni dell’artista alcuni spunti legati al percorso interiore ed estetico che ha dato vita a questa affascinante esperienza.
 
GAIA LUCREZIA ZAFFARANO

Se la vita è luce, per la sua conservazione è essenziale che avvenga il superamento del buio attraverso i mezzi a disposizione dell’individuo dotato di razionalità: la fede (rivelazione), la filosofia (idea) e l’estetica (bellezza). È necessario sfatare l’aspetto lugubre che ha caratterizzato e che continua a caratterizzare la storia dell’uomo: troppi poteri religiosi e politici ricavano vantaggi da questo epilogo al quale tutti i viventi pervengono. La morte non è “la fine”, ma “un fine”; non è soccombere, ma una precisa azione dell’individuo, un’agire che nutre se stesso e che pertanto non muore. Dove c’è attività c’è vita; solo se il treno si ferma non c’è più il treno. Non si dà realtà inerme: sembra che alla fine il vivente freni, ma il suo è un colpo di reni. Sembra subire, ma il morente è agente. L’azione che segue fa parte del mistero, la frontiera razionale di ogni ricerca.
Non c’è un passaggio dall’immanente al trascendente, dalla materia alla non materia. O c’è l’essere o c’è il nulla. Ma se il nulla c’è, è l’essere. Che non ha alternative perché ontologicamente necessario, non autore di sé né in grado di autoeliminarsi; non libero di fare o di non fare una cosa, ma necessitato a eseguire la più perfetta. Questa necessità, negazione di libero arbitrio è garanzia di sussistenza ontica: più necessità (garanzia), meno libertà.
L’urna non è vuota di vita. Il pieno (vita) è pieno di sé. L’urna è il vuoto pieno di vuoto: è piena (viva). Non c’è il vuoto, perché il “vuoto” vuoto di sé non è altro che il “pieno”. Se le ceneri ci sono, non sono il non-essere, il nulla. Ignoriamo il prima e il dopo l’urna, per i noti limiti e deformazioni delle nostre capacità conoscitive: la realtà per noi non è altro che il nostro modo di conoscerla. Conoscere è fare, operare, produrre. L’opera d’arte abbellisce ciò che appare non piacevole come il sepolcro. Il bello sembra agli antipodi del lutto, ma da sempre gli fa compagnia. La storia dell’uomo è tutta lì a dimostrarlo: immagini colorate, sculture e architetture sono presenti in forme e in dimensioni diverse là dove l’uomo lascia la scena del mondo.
Tornando alla fede nel mistero, che non ha solo un risvolto religioso, essa è abbandono in ciò che non c’è in quanto non oggetto di conoscenza. L’incompleto (che io chiamo Amorfo) è alla base della necessità dell’esserci. Il “perfettissimo” infatti, l’infinito completamente attuato, è finito, non c’è. Ciò che manca non ha una valenza ontica inferiore a quello che c’è. È la forza dell’assenza presente. È presenza di volontà d’esserci. Perfezione è luce in continua crescita: più illuminazione, più visione di manchevolezze. Ma se l’ottimo è utopico, il meglio è attuabile e in continuo progresso, mai fermo, sempre vivo. Le urne dipinte sono un notevole passo avanti nel campo estetico. Anche se amorfa perché incompleta, è la bellezza e solo la bellezza a salvarci.
 
ANTONIO BOATTO


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