LA LIBERTÀ È UN VOLO DI RONDINI A PRIMAVERA

Tirato in ballo per la seconda volta da Rocco Paltrinieri sul n. 5 di Oltre Magazine mi sento moralmente obbligato ad intervenire per spiegare le mie posizioni in merito ad alcuni aspetti del nostro lavoro, anche se per fare ciò dovrò ripetere alcuni dei concetti già espressi in più di quattro anni di collaborazione con questa rivista. Chi legge vorrà perdonarmi.

Sono uno spirito libero, un libero pensatore, liberista e libertario, amante della libertà e difensore della dignità.

La costituzione della Repubblica italiana, all'articolo 41, stabilisce che "l'iniziativa privata è libera"! Scelsi di fare il piccolo imprenditore per godere della massima libertà anche nella vita lavorativa e nelle mie piccole aziende (tipografia, negozi di giocattoli, impresa funebre) il lavoro mio e dei miei collaboratori l'ho sempre organizzato da me stesso, insofferente ad eventuali interferenze che giammai avrei tollerato. Non so - e tuttavia non credo - se vi siano leggi che impongano ad un piccolo negoziante di generi alimentari di possedere l'affettatrice per la mortadella o ad un impresario edile di possedere la gru, l'impastatrice oppure un minimo di operai. Nel primo caso la mortadella si può scegliere di venderla a tocchetti (buonissima!) e chi non la gradisce va a comprarla da un'altra parte; nel secondo caso l'impastatrice e la gru si possono prendere tranquillamente a noleggio per periodi più o meno brevi, così come le maestranze si assumono in funzione delle esigenze lavorative. Di conseguenza non vedo perché alle imprese funebri dovrebbe essere imposto di possedere uno o più carri funebri ed un certo numero di dipendenti.

Nel 1993, a seguito del rinnovo delle privativa comunale che comportava la monopolizzazione del servizio di trasporto funebre urbano nelle mani di una sola ditta, ho ingaggiato, insieme ai miei colleghi di Foggia, una difficile e lunga guerra contro il Comune. Una guerra combattuta a colpi di campagne di stampa interminabili, di migliaia di manifesti murali tesi a denunciare alla cittadinanza abusi e soprusi, di petizioni popolari, di comunicazioni incessantemente inviate ai consiglieri comunali ed ai responsabili politici locali, di proteste coraggiosamente affrontate anche nelle sedi giurisdizionali. Costituii un movimento di opinione di cittadini "liberi" insieme ai quali condussi una campagna elettorale amministrativa strepitosa ed entusiasmante, tutta incentrata nel mettere in evidenza l'incompetenza dei burocrati che, con quel rinnovo a costi esosi, avevano commesso un grossolano errore in danno della cittadinanza. Infine redassi con il mio cervello e con la mia penna un ricorso all'Antitrust che, dopo due anni di istruttoria, ha avuto l'esito che tutti conosciamo: condanna del sistema delle privative comunali (instaurato con una legge del 1925) e condanna dell'iniquo balzello sull'ultimo viaggio. Il contenzioso legale con il Comune si è concluso nel 2004 con una transazione del tutto favorevole alle imprese contestatarie. Nel frattempo il Consiglio Comunale di Foggia aveva deliberato la soppressione della privativa e la liberalizzazione del servizio di trasporto. Viva la libertà!!!

Giorni fa un amico e collega operante
in provincia di Bari mi ha riferito un episodio increscioso: ha trasportato una salma in un Comune della stessa Provincia e, giunto a destinazione, è stato costretto a trasbordare la salma nel carro funebre dell'impresario locale in quanto lui, il mio amico, non risultava "accreditato" in quel Comune. Io non avrei ceduto, neppure sotto la minaccia delle armi. Alle rimostranze del mio amico è stato risposto che anche lui avrebbe potuto "accreditarsi" in quel Comune e quindi svolgere i trasporti funebri. Allucinante! A questo punto non potevo non sentirmi che frustrato e sconfortato nell'amara constatazione che si stia per cadere dalla padella nella brace, cioè dalla privativa all'accreditamento. Mi sono domandato se la mia non sia stata come la famigerata vittoria di Pirro che, pur avendo sconfitto il possente esercito cartaginese, subì tante di quelle perdite che dovette battere in ritirata. E, comunque, donde quel Comune abbia tratta ed imposto la forca caudina dell'accreditamento resta un mistero, atteso che non esiste una normativa nazionale in tal senso e neppure un regolamento regionale che, allorquando la Puglia deciderà di redigerlo, mi auguro non ricalchi pedissequamente quello della Lombardia.

Credo nella libertà, nell'individuo, nella capacità di ogni singola impresa - piccola o grande - di organizzarsi secondo le proprie esigenze lavorative, a patto che la propria libertà non divenga strumento di offesa o di nocumento ad altri. E, parlando di libertà, sommo bene inalienabile e valore assoluto, mi risuonano nella mente le sublimi parole del vate Dante ("libertà va cercando, ch'è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta") e la bellissima figura descritta da un autore di cui non rammento il nome ("la libertà è un volo di rondini a primavera"). Una immagine brillante, lo stormo di rondini che garriscono libere nei cieli. La nostra categoria, al contrario, non garrisce, ma subisce e zittisce, non progetta, si barcamena. Anzi demanda ad altri il potere di decidere del suo futuro: alla burocrazia ed alle associazioni di categoria. Quelle due sole, in verità, che guardandosi in cagnesco da anni e rifiutando ogni forma di proficua collaborazione, dimostrano non solo di non avere potere contrattuale con le istituzioni, ma neppure le idee chiare su come fare emergere la categoria che si illudono di rappresentare dal baratro morale ed operativo nel quale è invischiata. Si limitano ad ostentare gli sporadici ed effimeri risultati conseguiti nelle sedi periferiche come conquiste grandiose, mentre in sede nazionale sembra gareggino nello sbizzarrirsi ad inventare astruse innovazioni legislative ed operative che comportano sempre maggiori e più complicate incombenze, in specie per le piccole aziende, come appunto l'accreditamento, così facendo solo il gioco delle grosse imprese. Ho già trattato in uno dei miei ultimi articoli del nuovo regolamento elaborato dal (o suggerito al) Comune di Bari (un obbrobrio!) che, se applicato alla lettera in quella città o (Dio non voglia!) esteso in campo regionale, decreterebbe l'esclusione dal mercato di almeno 780 delle circa 800 imprese operanti in Puglia.

Poco tempo addietro è pervenuto alla "mia" impresa l'Annuario pubblicato dal Centro Studi Oltre: orribile! Non solo e non tanto per la ferraginosa elencazione regionale delle imprese, che lo rende inconsultabile, ma prevalentemente per la sua parte introduttiva, circa 50 pagine dedicate alla "sezione legislativa" per riportare le leggi di sole tre regioni, Lombardia, Emilia Romagna e Marche. Fatte le debite proporzioni, c'è da presumere che, se e quando tutte le 20 Regioni italiane avranno le loro leggi sulla funeraria, le pagine diventeranno almeno 320, se non di più. Un vocabolario, anzi un trattato, che gli operatori del settore dovrebbero studiare per poter ottemperare. Quelli che sanno leggere. E chi non ha avuto la fortuna di frequentare corsi scolastici adeguati, cosa farà? È vero, ho sempre sostenuto che nel nostro comparto occorrono più istruzione e più cultura, ma non per "studiare" decine di leggi regionali, bensì per conseguire l'elevazione etica della categoria, per percorrere la strada della crescita interiore, per conseguire l'eliminazione di tutte quelle forme deteriori che da sempre non ci procurano altro che condanna da parte delle Autorità e dileggio da parte della società civile.

Ecco dunque, caro amico Paltrinieri, soprattutto emancipazione e libertà. Non libertà di impossessarsi di un ospedale per sottrarre - anche con sistemi fraudolenti - servizi ai concorrenti, non libertà di correre dietro le ambulanze, non libertà di intrallazzare con gli infermieri, non libertà di accapigliarsi per l'accaparramento di servizi funebri come avvenne sull'autostrada vicino Prato finanche fra Pubblica Assistenza e Misericordia (ma quale misericordia?), oggetto di un raccapricciante servizio a "Striscia la notizia", e come, purtroppo, avviene un po' dappertutto tutti i giorni o quasi. E acculturamento della categoria. Cultura che è educazione, che è elevazione, che è dignità, che è consapevolezza del nostro importante, insostituibile ruolo umano e sociale, cultura che sdegnosamente respinge la mercificazione del dolore dei propri simili. Arginare il processo di polverizzazione del settore è giusto, ma non sottoponendoci alla illiberale burocratizzazione delle nostre aziende, non creando artificiosi vincoli e limiti imposti dall'alto, ma autoinnalzando le barriere della crescita socio-culturale che conferisca prestigio e acquisisca rispetto alla imprenditoria funeraria italiana. La quale agisca in base ad una unica legge nazionale e non alle tante assurde ed antistoriche leggine di sapore feudale.

È su queste tematiche basilari che mi sono scontrato con coloro i quali, per essere lombardi e ritenersi sempre i "primi della classe", per bocca o, meglio, per scritto di un certo Giovanni Caciolli che si firma Segretario Generale di Federcofit (ma chi è costui? Un impresario con tanto di esperienza? O soltanto una mezzamanica da scrivania?), mi hanno accusato di dire "immani sciocchezze". Le immani sciocchezze non si attribuiscono neanche ad un deficiente vero e conclamato! Tuttavia quello che ha determinato la mia latitanza da questa rivista da ormai parecchi mesi, non è l'arroganza di Caciolli, ma è stato l'atteggiamento caustico dello stesso direttore di Oltre Magazine, Carmelo Pezzino, che nella circostanza non è riuscito a mantenere la sua equidistanza e con il suo "peso" ha fatto pendere la bilancia a tutto mio sfavore. Era logico che così fosse! Non sono che una pulce di fronte a Federcofit che è un elefante, forse una elefantino lombardo, ma pur sempre un pachiderma! Non ho paura di sostenere polemiche con chiunque (ci facevo colazione con le polemiche), meno che mai con un pseudo-competente come Caciolli, ma non voglio - e sottolineo non voglio - o non ho voluto assolutamente polemizzare con Pezzino, anch'egli solo un probabile teorico della materia senza alcuna esperienza professionale alle spalle, ma pur sempre il direttore di questa rivista.

Ed ora vengo alla questione della affissione di manifesti funebri, un'altra di quelle equivoche leggi all'italiana, carenti di chiarezza e che lasciano sempre alla interpretazione dei burocrati la loro applicazione concreta. La legge che, se ricordo bene, nel 1987 rimise ordine nei sistemi affissionistici e pubblicitari locali stabiliva che il Comune dovesse riservare una percentuale delle postazioni affissionistiche agli avvisi privi di valenza economica alla cui materiale affissione provvedano i diretti interessati o propri rappresentanti, nel nostro caso le imprese funebri. I Comuni inadempienti, direttamente o tramite i loro concessionari, hanno continuato ad incassare proventi anche da quel tipo di affissioni "private" che, se eseguite materialmente dagli interessati su spazi riservati, godrebbero della esenzione. E questo stato di cose va avanti impunemente da ben tredici anni! Perché si possa pretendere dai Comuni di ottemperare alla disposizione di legge è necessario fare causa. Alcuni l'hanno fatto ed hanno ottenuto che una parte degli impianti pubblici venisse riservata alle affissioni private o senza scopo di lucro fra le quali rientrano i manifesti funebri. Ma dove i Comuni o i concessionari fanno orecchi da mercante le imprese continuano a pagare il servizio pur dovendo sopperire sovente alle imprevedibili ed innumerevoli richieste dei dolenti. Nei Comuni dove operano una molteplicità di imprese qualcuna dovrebbe assumere l'iniziativa di intraprendere l'azione legale, ma nessuno lo fa perché l'esito positivo andrebbe a beneficio di tutte le altre e, si sa, nessuno fa niente a vantaggio dei concorrenti, anche perché è risaputo che dai concorrenti non si ottengono che calci in bocca (nel sedere sarebbero più tollerabili!), anche quando si è operato proficuamente il loro favore. Le nostre associazioni di categoria, che sanno soltanto guerreggiarsi a colpi di sottintesi sui loro organi di informazione (l'Informatore e la lettera del Presidente) non sono mai intervenute presso il Ministero competente per pretendere - e sottolineo pretendere, anche sbattendo i pugni sui tavoli - che venisse diramata agli 8.100 Comuni italiani una direttiva che li obbligasse a rispettare la Legge scindendo gli impianti fra le affissioni di natura economica e quelle prive di valenza lucrosa. Perché? Se ne sono in grado, ce la forniscano loro la verità richiesta da Paltrinieri. Così come in tanti anni (o lustri? o decenni?) non si sono mai impegnate presso i Ministeri competenti in una azione seria e concreta finalizzata a mettere nell'angolino le famose Misericordie e Pubbliche Assistenze che da sodalizi di volontariato e lodevole filantropia si sono trasformate in veri e propri enti economici lucrativi e centri di potere.

Egregio amico Paltrinieri, i Vangeli sono stati scritti dai discepoli di Cristo ma qualcuno, oggi, nel nostro comparto, si sente investito della stessa "grazia divina" se ha l'ardire di imputare a me solo le "immani sciocchezze" ed a se stesso le verità rivelate. E il fatto che tu ti ostini a definirmi collega con la C maiuscola e reputi che "tutta l'Italia mi conosce e mi stima" non mi ha fatto salire sul pulpito ad affermare che il mio fosse il "verbo" assoluto. Tutto quello che ho scritto negli ultimi quattro anni di collaborazione con Oltre Magazine e molto prima e molto più a lungo su l'Informatore (l'ho detto e lo ripeto) sono i miei pareri, i miei modi di vedere e di pensare. Sui quali si possono aprire tutte le discussioni, i confronti, i dibattiti che si vogliano, ma non possono e non devono essere bollati come "immani sciocchezze" per partito preso o perché non coincidenti con quello che pensa il pinco pallino che da dietro una scrivania si è espresso in questo modo villano. Accetto mi si dica che la lettera delle mie esternazioni possa essere stomachevole, così come io sostenni della intervista alla dottoressa Tiozzo direttrice generale della azienda pubblica genovese; accetto mi si dica che le mie teorie possano essere disgustose, improponibili, inaccettabili, che le pagine scritte da me siano inconcludenti, illeggibili, sconclusionate, noiose e quant'altro, ma a nessuno deve essere consentito di trattarmi da sottosviluppato mentale o mentecatto. I miei erano e sono - che piacciano o no, che si condividano o meno - i miei pareri.

La mia vita è stata un lunghissimo e altissimo volo di rondini a primavera! Pur se talvolta molto sofferto. Giammai mi adatterei a strisciare da verme!

 
Alfonso De Santis

Nel salutare con sincero, grande piacere il ritorno - ci auguriamo non occasionale - dell'amico Alfonso De Santis sulle pagine di Oltre Magazine, sia consentito al direttore di esercitare il proprio "peso" per sottolineare come mai siano venuti meno i sentimenti di stima personale e di rispetto per le opinioni espresse. Non sempre ci siamo trovati - e probabilmente ancora ci troveremo - d'accordo con i contenuti esposti da De Santis e, pur essendo soltanto "teorici" della materia, abbiamo espresso il nostro pensiero. Senza mai limitare in alcun modo la libertà dell'Autore, ma stigmatizzando piuttosto alcune cadute di stile ed alcuni toni a nostro avviso irriguardosi dei quali, però, crediamo egli debba rispondere alla propria intelligenza ed a quella di chi, e sono davvero tanti, lo legge con passione ed interesse.

c.p.


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