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Laici anche nell’Oltre

Un incontro di presentazione di progetti innovativi ed inclusivi per offrire a tutti un luogo di riposo eterno nel rispetto del proprio pensiero.

Negli ultimi decenni la nostra società è profondamente cambiata. Non solo nella struttura della popolazione che conta milioni di componenti provenienti da altri Paesi, ma anche nel modo di approcciare la vita, di gestire il lavoro o le relazioni personali.

Mutamenti che hanno condizionato il pensiero e che affrontano diversamente le tematiche più profonde, quelle che investono il nostro lato spirituale. Se fino a poco tempo fa alle domande che avevano a che fare con il trascendentale le risposte venivano solitamente fornite dalla religione cattolica, ora non è più così. Non solo assistiamo ad un pluralismo di confessioni, ma sono presenti anche tante credenze che hanno ben poco da spartire con le religioni tradizionali ed inoltre non va tralasciato il fatto che si stanno sempre più ingrossando le schiere di atei e agnostici.

Vi è dunque un caleidoscopio di diverse culture e sensibilità che comporta problemi oggettivi quando si tratta della gestione del fine vita. Accanto alle esequie comunemente celebrate in chiesa non mancano cerimonie laiche o altre forme di saluto al caro estinto. La vera criticità si pone però quando si deve decidere sulla destinazione del corpo qualora non si voglia seguire l’iter consueto dell’inumazione o tumulazione in un cimitero che, a parte rare eccezioni che possiamo trovare nelle grandi città, in Italia è un luogo sacro di matrice cattolica.

Per questo stanno fiorendo diverse proposte. Se n’è parlato in un convegno tenutosi a Milano lo scorso 11 dicembre dal titolo “Laici anche nell’oltre organizzato dal Gruppo Nazionale di Lavoro per la Stanza del Silenzio e/o dei Culti e ArciAtea rete per la laicità APS. È stata l’occasione per presentare due studi innovativi in fase di realizzazione volti a colmare questa lacuna: il Cimiterino interreligioso-laico e DiventareAlberi. Ha partecipato all’incontro anche SO.CREM Bologna che da sempre sostiene entrambe le iniziative.

Si tratta di due proposte autonome, nate in momenti diversi ma con finalità simili tanto che i responsabili hanno co-fondato il gruppo UNO-Uniti nell’Oltre per promuovere insieme e con maggiore efficacia i propri programmi. Ora grazie agli sforzi compiuti per farli conoscere ad un pubblico sempre più numeroso, hanno incontrato il favore dell’amministrazione comunale di Ozzano dell’Emilia (Bo) con la quale si è aperto un dialogo finalizzato alla realizzazione dei due progetti.

Il Cimiterino interreligioso-laico

È Valentina Ciardelli Lesca a raccontarci di come è nata l’idea del piccolo cimitero aperto a credenti e non. Tutto è cominciato con la tragica scomparsa di Jacopo, il figlio diciannovenne, avvenuta nel gennaio del 2020. Jacopo era un ragazzo che amava profondamente la natura con cui si sentiva intimamente interconnesso e per questo i genitori hanno sentito la necessità di trovare un posto speciale dove custodire le sue ceneri. Un luogo fisico ma allo stesso tempo simbolico, espressione di una autentica idea di pace, di fratellanza e di amore per il Creato. Da questo presupposto è emerso il pensiero di un cimitero diverso, immerso nella natura e aperto a tutti, indipendentemente dalla confessione religiosa, perché facciamo tutti parte della stessa famiglia umana. È iniziato così il confronto con associazioni e comunità di diverse fedi per poter comprendere le differenti ritualità che accompagnano l’evento luttuoso e trovare una modalità che potesse garantire il rispetto delle tradizioni e della sensibilità di ognuno.

Per quanto riguarda la fase attuativa, Valentina riferisce che, tenendo conto delle disponibilità del territorio e dopo alcune valutazioni di fattibilità, è stato individuato un piccolo camposanto abbandonato nella frazione di Borgo San Pietro nel comune di Ozzano dell’Emilia, un sito raccolto e di grande impatto paesaggistico. Per coinvolgere maggiormente la collettività, Valentina e il marito Enrico hanno organizzato alcune camminate che hanno chiamato “Passeggiate interreligiose di pace”, studiate in collaborazione con il CAI, che partono da un altro piccolo cimitero, quello di Casola Canina, per arrivare a Borgo San Pietro. Un percorso nella natura che vuole simbolicamente richiamare la Via Crucis, inframmezzato da momenti di preghiera e di meditazione. Un’esperienza intensa di condivisione, di dialogo e di arricchimento interiore.

La realizzazione del progetto ha visto il coinvolgimento degli studenti della facoltà di Architettura dell’Università di Bologna, guidati dal prof. Andrea Ugolini, docente di Conservazione e restauro, e dal paesaggista Filippo Piva. I ragazzi hanno aderito con entusiasmo alle camminate per studiare in dettaglio le varietà vegetali della zona ed entrare in sintonia con gli altri partecipanti. Sono seguiti incontri con i membri delle varie comunità religiose, con esperti di restauro e con studiosi di tanatologia al fine di acquisire una maggiore consapevolezza sull’argomento.

Nel progetto sono previste aree per l’inumazione per i defunti di fede ebraica e musulmana (queste ultime orientate verso La Mecca). Ci saranno poi spazi per la dispersione delle ceneri, oltre ad un cinerario per la custodia delle urne e ad una saletta per il commiato. È stato scelto di non intervenire sulla parte del muro di cinta interessata da un crollo, per rafforzare l’idea di apertura e di assenza di barriere, sia spirituali che fisiche. Un luogo della memoria in cui coesistono tutte le fedi e le identità e che presto diventerà il primo cimitero interreligioso e laico d’Italia, un esempio da cui altre comunità possono trarre ispirazione.

DiventareAlberi

Ha una storia più lunga il progetto DiventareAlberi che Domenico Perilli persegue dal 2015, ispirandosi alle sepolture nei boschi, una formula che nel Nord Europa gode di una certa popolarità. L’idea è quella di istituire un parco pubblico dove porre a dimora piante che inglobano le ceneri di cremazione di un proprio caro come pure di un animale da compagnia così da divenire parte integrante del ciclo della vita, consolidando il legame indissolubile fra l’uomo e la natura. Una visione green che determinerà anche evidenti benefici ambientali a vantaggio delle generazioni future.

Se per diverso tempo questa iniziativa ha incontrato molti ostacoli di tipo logistico, l’incontro con Valentina Ciardelli Lesca ha offerto una reale possibilità di attuazione, come spiega lo stesso Perilli nel suo intervento. Accanto al Cimiterino è stata infatti individuata un’area adatta a realizzare quello che sarà un bosco commemorativo. Una forma di sepoltura diversa, sostenibile e partecipativa, una risposta alla crescente domanda di un maggiore contatto con la natura e di divenirne parte. È stata pertanto presentata una petizione al Comune in causa con più di 1000 firme e l’iter sta procedendo nel modo sperato.

Il progetto DiventareAlberi si sviluppa su tre assi paralleli: realizzare una forestazione sociale, conservare la memoria e adoperarsi per una crescita personale. Un luogo accessibile, inclusivo e di interazione dove la cura delle piante non sarà in capo solo al singolo individuo che monitorerà il suo albero, ma verrà condivisa in uno spirito di collaborazione. Una condivisione che si estende anche al ricordo del proprio caro grazie alla realizzazione di diari digitali personali, ossia di archivi di ricordi, storie, foto, musiche… che si attiveranno tramite un QR code in prossimità degli alberi, tenendo naturalmente in debito conto eventuali esigenze di privacy.

DiventareAlberi vuole essere una metafora di una “vita fiorita”, una vita densa di significato e lo fa ponendosi in ascolto di chi ha bisogno, offrendo sostegno psicologico e organizzando eventi culturali per approfondire le tematiche della morte, del dolore della perdita e della sostenibilità. Come il bosco è un’entità viva che si trasforma con le stagioni e che di anno in anno cresce diventando sempre più folto e vigoroso, così dovrebbe essere la nostra vita e trasformare il lutto in un’intima esperienza di arricchimento interiore.

Non va poi dimenticato il valore emblematico dell’albero, al centro di numerosi miti, leggende e tradizioni religiose in cui diviene allegoria di fecondità e di energia vitale. Le piante hanno anche un conclamato effetto terapeutico: è noto che una passeggiata in un bosco riduce significativamente lo stress, migliora le percezioni sensoriali e influisce positivamente nel decorso di alcune malattie attenuandone i sintomi o favorendo il percorso di guarigione. In natura l’albero è l’essere vivente più longevo e nel suo incessante mutare e rigenerarsi fa sì che anche i concetti di nascita e morte possono venire ridefiniti o addirittura superati.

Il punto di SO.CREM

Le Società di Cremazione, nate a fine ‘800, si sono costituite per accogliere e soddisfare la domanda di una fine diversa del proprio corpo in un’epoca in cui l’adesione alla fede cattolica era pressoché universale e la cremazione una pratica negata dalla religione. È dunque nel loro DNA offrire alternative che riguardano il fine vita e diventa spontaneo sostenere iniziative come quelle appena presentate.

L’intervento di Alice Spiga di So.Crem Bologna sottolinea innanzitutto la necessità di una stretta collaborazione tra le diverse realtà che si muovono in questa direzione per alimentare il dialogo e mantenere costantemente informata l’opinione pubblica dei propri diritti che riguardano la morte, il morire e il post mortem. Solo se siamo consapevoli che l’esistenza ha un termine possiamo vivere il presente più intensamente e preoccuparci in anticipo e in prima persona della gestione del nostro decesso e della destinazione del nostro corpo.

La legge 130 del 2001 in materia di cremazione ha segnato uno spartiacque in quanto la volontà del defunto ha assunto un ruolo di centralità e deve essere rispettata. Ora, se manca una rete familiare al corrente dei suoi desideri o un testamento depositato da un notaio (con tempi burocratici non propriamente rapidi), l’iscrizione ad una associazione che si occupi del dopo diventa più che mai importante. Nel giro di pochi decenni la nostra società è passata da un modello di famiglia numerosa ed estesa dove anche più generazioni abitavano sotto lo stesso tetto, a situazioni di persone, per lo più anziane, che vivono sole e spesso in solitudine, senza parenti e con poche o nulle relazioni sociali. Sono loro che, desiderando essere cremate e consce che nessuno si occuperà della loro morte, si rivolgono sempre più frequentemente alle SO.CREM, nella certezza che le loro indicazioni verranno seguite.

Chi si affida alla cremazione ha anche l’opportunità di decidere sul destino delle ceneri, che contempla la possibilità di indicare un erede per un affidamento domestico oppure optare per una custodia in cimitero o, ancora, scegliere di spargerle in luoghi specifici, che possono includere anche quei cimiteri che si sono dotati di apposite aree. È una tendenza che si sta sempre più diffondendo per due motivazioni principali: il bisogno di ricongiungersi con un luogo particolarmente significativo per il defunto e la constatazione che non ci sarà negli anni a venire chi possa prendersi cura dei suoi resti.

Consapevole dei mutamenti sociali e della massiccia presenza di persone che non si riconoscono in nessuna religione, SO.CREM Bologna ha recentemente condotto una ricerca su un campionario di cittadini per testare il grado di conoscenza su questi argomenti. Ebbene il risultato è che, nonostante la crescente domanda, praticamente nessuno è al corrente che si possono organizzare funerali laici né tantomeno che esiste la figura professione del celebrante laico e, in caso di necessità, non hanno idea a chi potersi rivolgere.

In questa scarsità di alternative e di informazioni, progetti come Il Cimiterino interreligioso-laico e DiventareAlberi, congiuntamente a qualsiasi altra iniziativa che abbia a cuore la libertà di scelta delle persone in tema di fine vita, sono da seguire e da diffondere con il massimo impegno.
 
Raffaella Segantin

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