- n. 4 - Luglio/Agosto 2025
- Arte
La morte di Marat
Sanguinario traditore, come lo ritenne la sua assassina, o eroe della Rivoluzione Francese a cui rendere onore?
Il 14 luglio è il giorno della festa nazionale francese, che coincide con quello della presa della Bastiglia avvenuta a Parigi nel 1789.
È la data che segna l’inizio della
Rivoluzione francese, un periodo storico e politico testimone di uno sconvolgimento sociale mai visto prima, segnato da un grande fermento ma anche da un clima spesso fortemente violento. Un’epoca turbolenta che durò una decina di anni fino all’avvento di Napoleone. Nulla fu poi come prima perché gli echi della Rivoluzione si propagarono, in un modo o nell’altro in tutta Europa, tanto che la storia la considera lo spartiacque tra l’età moderna e quella contemporanea.
Jean-Paul Marat
Uno dei protagonisti più famosi e controversi della Rivoluzione fu
Jean-Paul Marat, medico giornalista e politico. Nato in Svizzera nel 1743 Marat esercitò per diversi anni la professione medica, ma allo scoppio della Rivoluzione volle partecipare in prima persona agli eventi che stavano cambiando la storia del suo Paese. Fondò il giornale
L'Ami du peuple (L'amico del popolo), dove manifestò apertamente
le sue posizioni radicali al limite del fanatismo. Divenne inoltre presidente del Club dei Giacobini, l’ala più estremista della Rivoluzione, che incitava la lotta verso i più moderati
Girondini. È l’inizio del cosiddetto
Regime del Terrore, caratterizzato da azioni particolarmente spietate nei confronti delle fazioni interne della stessa Rivoluzione perpetrate allo scopo di spronare a combattere con maggiore determinazione la guerra per scardinare l’
Ancien Régime ovvero la monarchia assoluta.
I fatti
Questo clima di odio e di incertezze armò la mano di
Charlotte Corday, una giovane donna di Caen che nel 1793 si recò nell’abitazione di Marat con il preciso scopo di uccidere colui che a suo avviso si era macchiato della grave colpa di aver tradito i veri ideali rivoluzionari innescando una guerra civile. La donna, che si fece ricevere con il pretesto di dovergli consegnare una lettera, fu accolta da Marat mentre era immerso in una tinozza di acqua medicamentosa dove soleva cercare sollievo da una dolorosa malattia della pelle di cui era afflitto. Ed è proprio in quella vasca, intento a leggere la falsa lettera, che il giornalista viene pugnalato a morte.
Un efferato assassinio che, oltre a minare le basi stesse della Rivoluzione, ebbe un grande impatto sul
pittore Jacques Louis David, amico personale di Marat, profondamente colpito da quella che fu a tutti gli effetti un’esecuzione. David accettò quindi di buon grado l'incarico di rappresentare il momento della morte di Marat, rendendo omaggio a quello che per i committenti e per lo stesso artista fu un eroe della Rivoluzione.
L’artista
Jacques-Louis David (1748-1825) è stato uno dei massimi rappresentati del Neoclassicismo, corrente che si affermò a metà del Settecento, in contrapposizione alle linee sinuose e allo stile stravagante del barocco e del roccocò. Dopo un primo periodo di formazione basato sui dettami della tradizione pittorica francese, entrò all’
Académie Royale di Parigi ottenendo più volte il
Prix de Rome che gli permise di soggiornare a più riprese in Italia. La permanenza nel nostro Paese sarà fondamentale nell’evoluzione della sua concezione artistica.
Lo studio dell’arte classica lo porterà alla scoperta dei capolavori dell’antichità, come pure del Rinascimento, cogliendone la loro bellezza e potenza espressiva.
Il suo stile subirà una svolta epocale virando verso espressioni e forme più eleganti e imponenti.
Il
Giuramento degli Orazi del 1784 è l’opera che lo rese celebre, insieme alla successiva Morte di Socrate, per aver infranto le tendenze allora in voga,
influenzando la pittura europea del XIX secolo che prenderà dapprima il nome di “Vero Stile” e successivamente quello di Neoclassicismo. Sono dipinti che per la loro essenzialità e gravità si rifanno ad opere antiche che intendono esaltare i valori morali e pedagogici. Sono caratterizzati da scene che appartengono alla tradizione mitologica rappresentate in modo maestoso e solenne.
Durante la Rivoluzione francese
David si dedicò alla politica in modo attivo entrando nel Club dei Giacobini dove ricoprì importanti incarichi.
In questo periodo i soggetti delle sue tele passano dalle rappresentazioni dei miti classici a temi reali legati alla situazione storica contemporanea. L’ascesa di
Napoleone, uomo che ammirava profondamente, condizionerà ancora una volta la sua produzione artistica: diventandone il
pittore ufficiale; i quadri di questi anni si concentreranno nella rappresentazione delle gesta eroiche dell’imperatore. L’
Incoronazione di Napoleone, del 1807, è l’opera più famosa di questo ciclo e una delle più importanti di David.
Dopo la caduta di Napoleone, l’artista riprese a lavorare su commissione e nel 1816 si trasferì a Bruxelles, dove morì nel 1825. I suoi resti riposano ora nel cimitero parigino di
Père-Lachaise.
L’opera
Realizzata, olio su tela, immediatamente dopo il suo assassinio nel 1793,
La Morte di Marat (165×128 cm)
vuole essere una testimonianza e un tributo ad un martire della Rivoluzione colto nell’attimo più estremo dell’eroismo, quando sacrifica la propria vita per la causa in cui crede.
David sceglie di non descrivere il momento concitato dell’uccisione, ma quello immediatamente successivo dove tutto è fermo e avvolto in un silenzio quasi irreale.
Per conferire ulteriore drammaticità alla scena ha volutamente omesso qualsiasi elemento che potesse distrarre lo spettatore: l’ambiente è scarno, privo di oggetti o di suppellettili che sicuramente erano presenti nella stanza e la parete di fondo è anch’essa spoglia. Il dipinto è dominato da tonalità scure, i colori sono ridotti al minimo, probabilmente per ottenere un contrasto di maggiore impatto con il rosso del sangue.
La luce, proveniente da una fonte esterna,
colpisce il corpo di Marat creando intensi chiaro/scuri che mettono in risalto i dettagli del suo corpo ormai senza vita.
Il volto della vittima appare sereno, come chi sa di aver fatto il proprio dovere fino in fondo. Il cadavere, disteso su un lenzuolo bianco che sembra volerlo accogliere come un sudario, giace appoggiato sul bordo della vasca, la mano sinistra regge ancora l’ingannevole lettera, mentre il braccio destro, pendente verso il pavimento, impugna una penna, l’arma con cui Marat combatteva per la rivoluzione.
La posizione del corpo ricorda non a caso l'iconografia del Cristo in croce, una scelta consapevole attuata da David allo scopo di attribuire un’aura di sacralità al defunto. In primo piano si trova uno scrittoio in legno che sembra fungere da lapide.
Abbandonata a terra nell’angolo sinistro, l’arma del delitto: il coltello insanguinato che ha decretato la morte del giornalista.
Le opere di David del periodo neoclassico sono riconducibili ad uno
studio geometrico e prospettico che ha una rilevanza sia visiva che emotiva sulla rappresentazione.
La morte di Marat può essere suddivisa in due parti ben distinte. Quella superiore vuota e scura è funzionale per dare maggior spessore alla figura dell’eroe, che occupa esclusivamente la parte inferiore del dipinto. L’intera composizione segue uno schema costituito da linee orizzontali e verticali, ponendo il punto di fuga nella zona superiore in modo che all’occhio dello spettatore la vista del corpo risulti rialzata. Grande enfasi è posta sul
braccio destro che, ormai inerme, toccando il suolo diventa metafora della morte, quando l’uomo si ricongiunge con la terra.
All’epoca della sua realizzazione il dipinto di David conobbe una grande popolarità, ma fu presto dimenticato per essere rivalutato anni dopo da intellettuali quali Stendhal e, in particolare, Baudelaire, che ne scrisse anche una sentita recensione.
La Morte di Marat è stata fonte di ispirazione per molti artisti del Novecento, tanto che i celebri pittori
Edvard Munch e
Pablo Picasso hanno dato vita ad una loro personale versione.
Il quadro è oggi conservato al museo del Louvre di Parigi.
Raffaella Segantin