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La scomparsa di Giorgio Napolitano

Due volte presidente della Repubblica, aperto al nuovo e al confronto, ha accompagnato il Paese in un periodo storico complesso, rafforzandone il ruolo nel mondo.

Il Presidente Emerito Giorgio Napolitano ci ha lasciato lo scorso 22 settembre, all’età di 98 anni.

Desideriamo dedicare qualche riga in ricordo di un uomo straordinario, uno statista di alto spessore, protagonista di primo piano di un lungo periodo della storia politica del nostro Paese.

In Parlamento dal 1953, è stato deputato italiano ed europeo, ministro, presidente della Camera ed infine presidente della Repubblica dal 2006 all’inizio del 2015. Con quest’ultima massima carica ha ottenuto un doppio primato: primo presidente della Repubblica con un passato nelle file del partito comunista italiano e primo presidente eletto per un secondo mandato.

Proveniente da una famiglia della Napoli borghese, aderì fin da giovane al Pci, una scelta che gli costò la dolorosa interruzione dei rapporti con il padre. Una tale decisione, così controcorrente rispetto al contesto in cui era cresciuto, era maturata perché riteneva che questo partito avesse la forza di assicurare un rinnovamento radicale capace di risollevare il Mezzogiorno dal suo stato di arretratezza, acuito dalla sciagura della II guerra mondiale.

Fu comunque un comunista da sempre atipico, uno che certamente credeva nella rivoluzione, ma una rivoluzione che anziché sovvertire l’ordine prestabilito, doveva essere condotta all’interno del sistema democratico. Era infatti convinto che il compito del partito fosse quello di rinnovare la società, recuperare il ritardo nello sviluppo industriale, traghettare il Paese verso un futuro di maggior benessere ed equità, ma senza perseguire la chimera rivoluzionaria. Negli anni ‘80 divenne uno dei “miglioristi” del Pci, corrente riformista del partito che ad un modello di società utopistica contrapponeva l’idea di migliorare quella in cui si stava vivendo. Per questo fu sempre aperto al dialogo e non negò mai il confronto con altri leader di partito, primo fra tutti Bettino Craxi, considerato dagli iscritti più intransigenti un vero e proprio nemico. Un atteggiamento che, dai suoi, gli attirò molte critiche tanto che sfiorò più volte la rottura e nel 1972 gli impedì di ricoprire la carica di segretario di partito, che dovette cedere ad Enrico Berlinguer.

Convinto europeista, si è sempre distinto per le sue posizioni moderate, le doti di leadership e la capacità di mediazione. È stato in grado di criticare l’URSS e se stesso per aver elogiato, nel 1956, l’intervento armato sovietico in Ungheria. Un uomo cauto e coraggioso allo stesso tempo, all’apparenza distaccato ma capace invece di forti passioni. Come presidente della Repubblica è sempre stato consapevole del proprio ruolo vigilando, intervenendo, e, in più di una occasione, strigliando, come avvenne nel duro discorso rivolto al Parlamento all’indomani della sua rielezione del 2013.

Ha goduto di ampio consenso anche all’estero e, dopo un visto negato negli anni 70, fu il primo dirigente comunista ad essere ricevuto negli USA nei giorni del sequestro Moro, quando intraprese la difficile missione di far comprendere ai dirigenti d’Oltreoceano la visione italiana del comunismo. A garanzia di una maggiore possibilità di successo imparò la lingua inglese, convinto che i discorsi filtrati da un interprete non avrebbero avuto lo stesso impatto. Per la sua larghezza di vedute, le idee democratiche e il sostegno dell’atlantismo, Henry Kissinger parlava di lui come del “mio comunista prediletto”, mentre il New York Times lo definì “King George” (Re Giorgio).

Se n’è andato con quasi un secolo sulle spalle - di cui oltre 70 anni al centro della vita pubblica della nazione - circondato dall’affetto della moglie Clio Maria Bittoni e dai figli Giulio e Giovanni. Era già da qualche tempo che il suo stato di salute presentava dei problemi, ma solo negli ultimi mesi la situazione si era irrimediabilmente compromessa, tanto che due giorni prima erano state staccate le macchine che ancora lo tenevano in vita.

La morte non l’ha allontanato dal mondo istituzionale. La camera ardente è stata infatti allestita in Senato domenica 24 settembre alla presenza del presidente Sergio Mattarella. Dopo un primo momento riservato all’omaggio da parte delle maggiori cariche del Governo e delle autorità, la sala è stata aperta al pubblico. Incessante il flusso di cittadini che hanno voluto dare l’ultimo saluto al Presidente Emerito: in fila persone giunte da ogni parte d’Italia e molte le famiglie al completo che hanno portato con sé anche i bambini, a testimonianza di quanto fosse popolare ed amato.

Martedì 26 settembre si sono tenuti i funerali con cerimonia laica, nell’Aula di Montecitorio che, senza volere mancare di rispetto a credenti, possiamo definire “la sua chiesa”: prima volta per un presidente della Repubblica (una ennesima prima volta per Giorgio Napolitano!).

Lutto nazionale e funerali di Stato che hanno previsto un rigido cerimoniale, a cominciare dalle bandiere nazionali ed europee esposte a mezz'asta su tutti i palazzi pubblici e sulle sedi delle rappresentanze diplomatiche e consolari all'estero, come pure su tutte le sedi Rai, mentre all'interno degli edifici le bandiere sono state listate a lutto. Il corteo funebre è partito alle ore 11.30 da Palazzo Madama e, dopo aver percorso alcune delle vie principali del centro di Roma, è giunto a piazza Montecitorio. È un momento solenne quando il feretro, avvolto nel tricolore, arriva alla Camera. Portato a spalla da otto rappresentanti dei corpi militari e contornato da sei corazzieri in alta uniforme, ha ricevuto gli onori militari prima dell’ingresso nell’Aula.

La cerimonia, durata all’incirca un’ora e mezza, si è aperta con i discorsi commemorativi dei presidenti di Camera e Sanato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Sono poi intervenuti il figlio Giulio e la nipote Sofia, che ha svelato i tratti più umani del rigoroso uomo delle istituzioni, ricordando un nonno amorevole e affettuoso che, nonostante gli impegni, ha sempre trovato il tempo per lei e per il fratello e quando era piccola la chiamava per segnalarle se in TV c’era un cartone animato che le poteva piacere.
Dopo i familiari sono seguiti altri interventi da parte dei rappresentanti istituzionali di oggi e del recente passato. Presente in massa il gotha della politica italiana affiancato da capi di Stato e delegati di Governo stranieri: dal presidente della Repubblica federale tedesca Frank-Walter Steinmeier al presidente francese Emmanuel Macron, solo per citare i nomi più significativi.

Per sua stessa volontà Giorgio Napolitano è stato sepolto nel suggestivo cimitero acattolico di Roma, accanto a molti artisti e personaggi illustri tra cui Antonio Gramsci, Carlo Emilio Gadda, Andrea Camilleri, John Keats e Percy Shelley.
 
Raffaella Segantin

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