- n. 6 - Novembre/Dicembre 2025
- In ricordo di...
Lutto nel mondo della moda
Un ricordo di Giorgio Armani, incontrastato artista di stile, ambasciatore della creatività italiana nel mondo.
Arbiter elegantiae per eccellenza, icona mondiale della moda, orgoglio indiscusso del Made in Italy, Giorgio Armani si è spento lo scorso 4 settembre all’età di 91 anni a causa di un’insufficienza epatica fulminante, intervenuta su un fisico già debilitato per una recente infezione polmonare.
“
Maestro dello stile e della moda e simbolo del genio italiano nel mondo. Personalità schiva e riservata, dalla costante infaticabile creatività. Nei lunghi anni della sua carriera ha ridefinito, a livello internazionale, i canoni dell’eleganza e del lusso. La sua sofisticata semplicità, la sua cura per la qualità e l’attenzione ai dettagli, hanno ispirato e influenzato generazioni di stilisti”.
Con queste poche parole il presidente
Sergio Mattarella ha tratteggiato perfettamente il profilo del grande stilista. Perché Re Giorgio, come è stato affettuosamente soprannominato, era proprio tutto questo: un instancabile lavoratore, una persona misurata e di grande ingegno che ha saputo interpretare il proprio tempo con una nuova e rivoluzionaria visione della moda.
Gli inizi e il successo
Nato a Piacenza nel 1934, nel ’49 Giorgio Armani si trasferisce con la famiglia a Milano, dove, dopo il liceo, si iscrive alla facoltà di Medicina. La carriera universitaria viene però interrotta per la chiamata alla leva e tornato dal servizio militare decide di non proseguire gli studi. Trova lavoro come vetrinista alla Rinascente, considerata allora il tempio della moda per antonomasia, ed è qui che emerge la sua vocazione per il mondo del fashion. Il suo naturale talento viene presto notato e nel 1965 Nino Cerruti lo vuole accanto a sé per realizzare la sua collezione maschile. In quel periodo conoscerà colui che diverrà il suo socio, oltre che compagno nella vita:
Sergio Galeotti, figura determinante che lo incoraggerà e lo sosterrà verso un’autonomia professionale. Dapprima apriranno uno studio di consulenza a servizio di vari brand e
nel 1975 verrà costituita la Giorgio Armani SpA che presenterà ufficialmente la sua prima collezione nella primavera/estate 1976, segnando l’inizio di una leggenda che ha reso Milano “la città internazionale della moda”, punto di riferimento assoluto per l’intero settore.
Lo stile e la filosofia di Armani
Giorgio Armani è stato l’artefice di
un cambio di paradigma nel modo della moda facendosi interprete di uno stile minimalista che combina eleganza e comfort, privilegiando linee fluide, tessuti morbidi e tonalità neutre perché come spiegò lui stesso in un’intervista “
…Ho scelto la strada del togliere anziché aggiungere, e di reagire all’anacronismo di uno stile che serviva da bandiera di una creatività fine a se stessa, anziché essere al servizio dei consumatori”.
Emblema di questa rivoluzione è la giacca destrutturata, un capo svuotato da sostegni e rinforzi interni per essere portato con naturalezza, agevolando i movimenti. Una vestibilità funzionale che tuttavia non va a scapito dell’eleganza, ma che, al contrario, la esalta.
Indossato da Richard Gere nel famoso film American Gigolo nel 1980, il “blazer Armani” diventa un capo irrinunciabile e la filosofia dello stilista milanese, a partire da quegli anni, avrà un impatto significativo sia sull'alta moda che sul
prêt-à-porter. Dopo
American Gigolo le creazioni Armani sono state presenti in molti set hollywoodiani e da qui il passo al red carpet è stato una naturale evoluzione. La linea
Privè dedicata all’alta moda ha vestito e continua a vestire le stelle del cinema nelle occasioni più importanti.
L’intento di Re Giorgio è sempre stato comunque quello
di creare capi per tutti e non solo per una ristretta élite facoltosa.
Così nei primi anni Ottanta vengono lanciate le linee Emporio Armani e Armani Jeans (divenuto in seguito EA7),
pensate per un pubblico giovane e dinamico. Una moda democratica che propone indumenti informali e casual, che tuttavia mantengono sempre gli elementi fondamentali che caratterizzano l’estetica Armani. In quest’ottica sono state intraprese importanti collaborazioni con società sportive, realizzando divise per vari team e vestendo la squadra italiana in diverse edizioni delle Olimpiadi, compresa Milano/Cortina 2026.
Giorgio Armani ha sempre brillato anche per la sua
etica professionale, ponendo grande attenzione alla sostenibilità ambientale, alla lotta contro lo sfruttamento del lavoro nonché ai bisogni della comunità. Nel 2016 istituì la
Fondazione Giorgio Armani con l’obiettivo di realizzare progetti di utilità pubblica e sociale. Una sensibilità non scontata per cui si è distinto più e più volte con ingenti donazioni e seguendo le iniziative in prima persona. Ha saputo instaurare anche un rapporto corretto ed empatico con i suoi dipendenti che adesso ricordano commossi il loro “S
ignor Giorgio”.
La Fondazione Armani diventa ora un punto cruciale per il proseguo dell’attività della maison.
Nel suo testamento, dove tra l’altro non dimentica proprio nessuno comprese le famiglie dei venti collaboratori domestici che prestavano servizio nelle sue diverse proprietà, lo stilista, dimostrando anche una lungimiranza da grande imprenditore,
designa la Fondazione quale principale erede della società Giorgio Armani SpA per far sì che vengano salvaguardati i principi fondanti del brand ossia "
la gestione delle attività in modo etico, con integrità morale e di correttezza"; "la ricerca di uno stile essenziale, moderno, elegante e non ostentato"; "
l'attenzione all'innovazione, eccellenza, qualità e ricercatezza di prodotto". Segue una dettagliata programmazione di distribuzione di quote e di future vendite di pacchetti azionari mirati, il tutto affinché il marchio Armani non sia oggetto di dispersioni e mantenga inalterata l’immagine di eccellenza.
L’addio
Giorgio Armani se n’è andato lavorando fino all’ultimo alle nuove collezioni e alla sfilata di fine settembre programmata per festeggiare i 50 anni di attività, un evento che si è inevitabilmente trasformato in una toccante celebrazione del grande stilista.
La
camera ardente è stata allestita nel
Teatro di Via Bergognone, sede storica delle sfilate della maison, dove per due giorni la salma ha ricevuto l’omaggio di migliaia di visitatori. La sala buia, allestita con lanterne di carta illuminate da candele, ha creato un’atmosfera altamente suggestiva. Sul cofano (modello
Elata di
Art Funeral Italy in perfetto stile Armani per la sua sobria raffinatezza) un semplice mazzo di rose bianche. Lo schermo, al fondo della sala, proiettava l’immagine dello stilista accompagnata dalla sua citazione che riassume l’impegno e il pensiero di una vita: “
Il segno che spero di lasciare è fatto di impegno, rispetto e attenzione per le persone e per la realtà. È da lì che tutto comincia”.
Il servizio funebre è stato gestito con la massima professionalità dalla
Impresa San Siro Milano del Gruppo Hofi, che per trasportare il feretro ha scelto il
nuovo ed elegante autofunebre Anthea su base Mercedes-Benz Classe E W214 prodotta da
Biemme Special Cars. La cerimonia si è tenuta nella chiesa di San Martino a Rivalta, il paese di origine della famiglia. Per volere dello stesso Giorgio Armani, si è svolta in forma privata, alla presenza degli affetti più cari e dei più stretti collaboratori, in tutto una sessantina di persone. Ma nonostante la riservatezza non è mancata la partecipazione di tanti cittadini che al passaggio del carro funebre hanno lanciato petali di fiori bianchi.
A conclusione della funzione la salma è stata avviata alla cremazione e ora le ceneri di Re Giorgio sono custodite nella tomba di famiglia nel cimitero del borgo piacentino.
Raffaella Segantin