- n. 2 - Marzo 2026
- Marketing aziendale
Generative AI
Consigli per integrare le piattaforme di generative AI nella tua strategia di comunicazione.
Nelle precedenti pubblicazioni di Oltre Magazine abbiamo parlato di AI.
Avrai avuto modo di appurare quanto questa tematica sia vasta: abbiamo visto che l’intelligenza artificiale permea, da molto tempo, diversi aspetti della nostra vita, che il suo utilizzo porta a riflessioni necessarie, come la tutela della
privacy o le modalità di creazione di un database. Ho inoltre cercato di ripercorrere le tappe che, storicamente, hanno contribuito a dare vita al mondo delle Intelligenze Artificiali così come le osserviamo oggi.
Abbiamo compreso che l’uso e l’integrazione della AI non è una novità, anzi. Ciò che è rilevante è la crescita in termini di utilizzo; una crescita divenuta esponenziale negli ultimi due anni grazie alla possibilità di accesso al gruppo di Intelligenze Artificiali cosiddette generative. Queste piattaforme infatti, generalmente chiamate piattaforme di AI, rappresentano solo una parte del più vasto mondo delle intelligenze artificiali.
A prescindere dalle differenze derivanti da utilizzi e tipologie, le AI sono accomunate da un obiettivo: il miglioramento. Possono influire
sul risparmio di tempo, risorse, energie, oppure consentire a chi le usa di raggiungere una scalabilità di qualche tipo. Pensiamo alle integrazioni nelle automobili, o a come vengono filtrati i contenuti del nostro
feed sui social etc. Ma noi ne siamo realmente consapevoli? La maggior parte delle volte la risposta è no. Conviene conoscere queste macchine meglio e
comprendere quali possibilità e modalità offrono allo sviluppo del nostro business. Ci occuperemo quindi di come le intelligenze generative possono supportarci in termini di comunicazione e marketing e di come ci possono aiutare a valorizzare la notorietà del nostro brand e attrarre clienti.
Quali sono gli ambiti in cui l’AI ci può supportare?
Se inserite in modo coerente nel contesto di una strategia di comunicazione, le AI riescono a restituirci innumerevoli possibilità. Potresti infatti integrare l’AI nelle varie fasi di una strategia. Quali? Dipende dalla struttura che hai studiato a monte per la tua strategia di comunicazione (interna o esterna). In generale, gli strumenti più utilizzati dai professionisti riguardano principalmente tre aree:
creatività, visual, contenuti multimediali. Certo, scegliere tra la miriade di piattaforme è una bella impresa. Partiamo, per operare una prima scrematura, dal comprendere come lavorano le
AI Generative. Le possiamo suddividere in quattro gruppi:
- Text to text
- Text to image
- Text to video
- Text to audio
A seconda che dall’
output testuale tu voglia ricavare: un testo (es. ChatGpt); un’immagine (es. Midjourney); un video (es. Runway); un audio (es. Murf).
Come funzionano queste piattaforme? Si acquista l’abbonamento a una piattaforma, si istruisce la AI generativa per bene e si generano
output che possono essere utili per la nostra strategia di comunicazione. Sembra semplice! Potrai risparmiare tempo e denaro per ottenere una marea di contenuti utili per la tua azienda come il piano editoriale per i social media composto da testo, immagini e video. Oppure
report o
moodboard.Mi spiace deluderti ma non funziona esattamente così: non è così semplice. Mi spiego meglio: sono conscia del fatto che perfino qualche professionista della comunicazione descriva le
generative AI come portali per l’accesso alla tuttologia.
Stando ai fatti, però, per ottenere contenuti efficaci - che dunque rispondano a obiettivi di comunicazione coerenti con l’immagine del tuo brand, con un tone of voice adeguato - è necessario saper dialogare con queste piattaforme nel modo corretto. E le modalità con le quali impostare un dialogo prevedono l’utilizzo di un linguaggio che è spesso appannaggio di professionisti del settore, a volte addirittura figure verticali.
E come si dialoga con l’AI? Con dei
prompt che siano comprensibili alla macchina.
I
prompt rappresentano, in estrema sintesi, la possibilità di dare indicazioni chiare e strutturate alla generative AI, in modo che possano restituire un
output di valore per la comunicazione del tuo brand.
Un prompt scarso genera un output scarso
Hai mai provato? Ti invito a farlo.
In primis perché per comprendere quale
tool possa esserti più utile, dovrai necessariamente mettere le mani in pasta. Successivamente, perché è l’unico modo per rendersi conto che un
prompt non generato da un professionista per ottenere, ad esempio, un video, non potrà mai eguagliare il contenuto derivante dall’
input dato alla macchina da un
videomaker, figura professionale in grado di descrivere i singoli processi quali una minuziosa descrizione delle inquadrature, della luce, dello stile, del mood. E non vale solo per i video ma per tutti gli altri
output generati.
Prendiamo il piano editoriale: nelle edizioni precedenti abbiamo sviscerato il concetto di
content management; abbiamo parlato di obiettivi di comunicazione raggiungibili e misurabili.
Ho ripetuto, quasi fosse un mantra, un concetto: postare a caso rappresenta una perdita di tempo e soldi. Se manca l’architettura della narrazione, inserita nel contesto di una strategia studiata per raggiungere determinati obiettivi e target, con un tono che sia unico per il tuo brand, diventa controproducente anche la stesura del piano editoriale. Questo perché un utente che atterra su un tuo presidio digitale sterile e privo di personalità, non avrà un giudizio positivo sul tuo business.
Insomma, per qualsiasi tipologia di
output tu stia pensando di ingaggiare una generative AI, è difficile che tu riesca a fare a meno del
brief strategico, creato da un professionista della comunicazione in carne e ossa.
Ma allora le AI generative a cosa servono?
A mio avviso sono utilissime, ma il loro obiettivo non è soppiantare il lavoro di un professionista.
L’
input deve contemplare delle competenze.
Le AI potranno essere utili dunque per sondare, ispirare, risparmiare tempo, scalare determinate attività, ma se l’idea di partenza è debole, se manca il
brief strategico, il
prompt sarà scarso come il risultato.
E non dimentichiamo che costano!
Le AI rappresentano un valido supporto per il professionista, ma per raggiungere i tuoi obiettivi dovrai scegliere quella più affine alle tue esigenze e comprendere in quale punto del processo di comunicazione la sua integrazione ti restituirà valore, influendo positivamente sul tuo business.
Come scegliere la generative AI?
Se possiedi tempo e risorse in più ti consiglio di testarle. Ma ricorda quanto detto più sopra: non rappresentano la panacea di tutti i mali. Il loro utilizzo restituisce un
output: trova la chiave di volta per valutarne la qualità e l’utilità all’interno del tuo contesto aziendale. Non tralasciare il tocco umano:
servono controllo e le capacità di differenziare gli output per misurare il loro impatto sulla strategia di comunicazione e quella di marketing. In alternativa, puoi rivolgerti ai professionisti della comunicazione: saranno capaci di controllare e indirizzare, nel punto corretto della tua strategia di comunicazione, la generative AI più coerente rispetto ai tuoi bisogni. Ricorda che questi strumenti non servono a produrre più post, ma aiutano ad ottenere maggiore impatto, ad essere creativi a cadenza costante, a sbloccare risorse e tempo da dedicare ad altre attività capaci di generare valore per il tuo business e la tua clientela. Dunque provale e, se serve, sai dove trovarmi.
Serena Spitaleri