Urciuoli

Nate e morte nello stesso istante

Nemmeno la morte ha separato le gemelle Kessler, icone pop della TV degli anni ’60, che hanno realizzato il loro desiderio di andarsene insieme.

C’è un alone di mistero che circonda i gemelli. Sembra che la natura si sia divertita a confonderci le idee creando due persone perfettamente uguali.
Il loro essere indistinguibili sia nel fisico che nella personalità affascina e incuriosisce a tal punto da essere da tempo anche materia di studio da parte della scienza.

Tra i gemelli si instaura un rapporto speciale fin dalla nascita, o forse ancor prima già nel grembo materno, un legame unico e insondabile e talmente forte da essere a volte telepatico. Spesso faticano ad allontanarsi uno dall’altro e anche quando la vita li porta a intraprendere strade autonome, il bisogno di rimanere in stretto contatto non viene mai meno.

È così che hanno vissuto le gemelle più famose delle TV, sempre insieme, fino all’ultimo.

La vita e la carriera

Alice ed Ellen Kessler nascono il 20 agosto 1936 nei sobborghi di Lipsia nella Repubblica Democratica Tedesca. Frequentano le scuole di danza fin da piccole entrando a far parte del corpo di ballo dei bambini dell'Opera di Lipsia. Nel 1952, all'età di 16 anni, fuggono dalla Germania dell’Est stabilendosi a Düsseldorf. È in questa città che inizia la loro carriera di ballerine professioniste. Qualche anno più tardi approdano in Francia dove, fino al 1960, si esibiscono al famoso teatro di rivista Lido di Parigi. In questo periodo compaiono anche su alcuni set cinematografici e partecipano all’Eurofestival del 1959 classificandosi all’ottavo posto. Una volta scaduto il contratto con il locale parigino, nel 1961 si trasferiscono in Italia dove la loro carriera subirà una svolta decisiva.

Debuttano nella TV nazionale con il programma Giardino d’inverno con la regia di Antonello Falqui e le coreografie di Don Lurio. Il successo è immediato e diventano in breve le regine del varietà, protagoniste assolute per oltre un decennio delle trasmissioni del sabato sera (da Studio Uno a Canzonissima) che tenevano incollati milioni di spettatori al piccolo schermo. Se è vero che in Italia hanno trovato la loro consacrazione, è altrettanto vero che a loro volta le sorelle Kessler hanno contribuito considerevolmente a segnare l’inizio di una nuova epoca per la televisione che ora riesce ad interpretare lo spirito dei tempi. La guerra è finita da poco, siamo in pieno boom economico. Gli italiani guardano alla vita con fiducia, hanno voglia di leggerezza e di sognare un po’. E che ci poteva essere di più desiderabile di due bellezze nordiche, alte, bionde e dalle gambe mozzafiato? Quelle “gambe da un metro e mezzo” come recitava uno slogan dell’epoca, che per non creare imbarazzo nell’opinione pubblica ancora profondamente bacchettona, in principio vennero mortificate da pesanti calze nere, che anno dopo anno diventavano sempre più velate, facendo cadere quel tabù che reprimeva l’esposizione del corpo. Una rivoluzione possibile perché le Kessler erano dotate di una naturale eleganza che dissipava qualsiasi allusione volgare.

Dietro alle piume, ai lustrini e a quelle che a prima vista potrebbero sembrare coreografie molto semplici c’era tanto lavoro. Possiamo dire, parafrasando una nota canzone, che oltre alle gambe c’era di più. Erano artiste complete e di grande talento. Recitare, cantare e ballare in assoluta sincronia e scioltezza, non è facile. Profondamente tedesche nell’animo, sono state professioniste serie e rigorose che non mollavano finché le cose non erano perfette, sottoponendosi a sessioni estenuanti di prove. In una recente intervista hanno attribuito il loro successo a "disciplina, gratitudine, umiltà e unità”.

Una tenacia dimostrata fin dalla più giovane età quando, testimoni di episodi di violenza del padre nei confronti della propria madre, giurarono a vicenda che non sarebbero mai dipese economicamente da nessun uomo. Detto e fatto, hanno guadagnato il loro primo stipendio a soli 14 anni. Femministe “a loro insaputa” sono sempre state donne libere e di ampie vedute.
Di indole assolutamente indipendente, non si sono mai sposate ma sono state protagoniste di diverse relazioni sentimentali, alcune molto chiacchierate. Nel 1974 non hanno esitato a posare senza veli per la nota rivista Playboy, che, manco a dirlo, quel mese registrò un’impennata delle vendite. Trasgressioni mai urlate quelle delle Kessler, mitigate dal sorriso e dalla gentilezza, dove l’ironia prevaleva sulla provocazione.

Il ricorso al suicidio assistito

La loro è stata fin dalla nascita una vita simbiotica. Da diversi anni le gemelle più famose del secolo scorso abitavano a Grünwald, nei dintorni di Monaco di Baviera, in due appartamenti confinanti e speculari, divisi soltanto da una porta scorrevole che rimaneva quasi sempre aperta. Unite da un legame indissolubile non potevano concepire la vita l’una senza l’altra. Lo avevano dichiarato fin da tempi non sospetti. E così, giunte all’età di 89 anni e cominciati i primi problemi di salute importanti per Ellen, hanno messo in atto il loro proposito, quello di morire insieme. Lo hanno fatto nel modo più dolce possibile, ricorrendo al suicidio assistito, che devono aver concepito come l’unica alternativa possibile. Da tempo erano iscritte alla DGHS, una delle tre organizzazioni tedesche che accompagnano le persone che fanno questa scelta, e nei mesi scorsi avevano avuto diversi colloqui con i responsabili. Hanno programmato la loro uscita di scena in ogni dettaglio: dalla definizione dalla data, a lettere e regalini per le persone care con la raccomandazione “da aprire il 18 novembre” (a decesso avvenuto n.d.r.), fino alla disdetta delle utenze domestiche. Il testamento, che destina ogni avere ad associazioni umanitarie, era stato invece redatto da tempo.

Il 17 novembre, il giorno stabilito, un medico e un legale dell'associazione si sono recati presso la loro abitazione per assisterle e per assicurare che la procedura avesse luogo nel pieno rispetto della legge. La morte è avvenuta tramite la somministrazione autonoma di un anestetico ad alto dosaggio che addormenta la persona all’istante e in pochi minuti ne provoca l’arresto cardiaco. Una volta che tutto si è compiuto, i responsabili del DGHS hanno informato le autorità che sono intervenute decretando ufficialmente il decesso.

Il ricorso al suicidio assistito è una pratica ammessa in Germania in presenza di determinati requisiti. Ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, anche in Germania, così come nel nostro Paese, manca una legge che disciplini la materia. Ci si rifà ogni volta ad una sentenza del 2000 della Corte Costituzionale Federale che ha dichiarato illegittimo l’articolo del codice penale che puniva il favoreggiamento commerciale del suicidio. Dopo questa sentenza sono approdati in Parlamento diversi disegni di legge, ma non è mai stato raggiunto un accordo. I requisiti per accedere al suicidio assistito sono più ampi rispetto a quelli ammessi in Italia: è sufficiente accertare che il soggetto interessato sia capace di intendere e volere e che sia tratti di una scelta libera. È prevista pertanto una verifica medica della condizione della persona che deve essere maggiorenne e capace di autodeterminarsi. Non è necessario essere gravemente malati, come da noi, ed è per questo motivo che le Alice ed Ellen Kessler hanno potuto accedervi.

Tra le ultime la volontà le due sorelle hanno espresso il desiderio di essere cremate e che le loro ceneri vengano conservate in un’unica urna assieme a quelle della madre Elsa e del loro amato barboncino Yello. Sappiamo che per motivi burocratici sarà difficile che questa volontà venga rispettata: in Baviera è infatti vietata la custodia di ceneri di persone diverse nella stessa urna, e ancor più la presenza di resti animali in un cimitero umano. Ma tutti si augurano che almeno per questa volta la rigida disciplina teutonica possa fare uno strappo alla regola.
 
Raffaella Segantin

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