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Forni elettrici: l’esempio di Lugano

L’impiego di strutture elettriche può essere una soluzione verso la sostenibilità ambientale degli impianti di cremazione.

Già da alcuni anni in molti Paesi europei del centro e nord Europa sta crescendo una sensibilità ambientale volta a minimizzare le emissioni degli inquinanti considerati potenzialmente clima-alteranti, tra le quali le emissioni di anidride carbonica (CO2).

Contrastare il cambiamento climatico con la riduzione delle emissioni di gas serra, incrementare il contributo delle energie rinnovabili nel mix di fabbisogno energetico nonché ridurre contestualmente l’utilizzo dei combustibili fossili e le forniture di metano dall’estero, sono obbiettivi primari per il nostro Paese.
Una nuova sfida, pertanto, si prospetta nel prossimo futuro per il settore della cremazione, considerando l’orientamento a livello Europeo alla riduzione delle emissioni di CO2 ed un conseguente progressivo taglio nell’utilizzo di combustibili fossili.

Da circa una decina d’anni una nuova generazione di forni elettrici è stata sviluppata e ad oggi ci sono circa un centinaio di impianti di cremazione elettrici funzionanti in Europa, principalmente in Germania, Svizzera, Austria, Danimarca, Olanda e Regno Unito. In Paesi come il Belgio e l’Olanda nel 2025 tra il 15 e il 20% delle cremazioni totali sono state eseguite in forni elettrici, il cui utilizzo è in rapida ascesa. Questi Paesi hanno certamente un costo del kWh più basso rispetto all’Italia, ma in questo ambito il contributo potenziale del fotovoltaico è fondamentale, in ragione anche degli elevati valori di irraggiamento solare che caratterizzano il nostro territorio nazionale e che costituiscono una vera e propria risorsa energetica.
Inoltre, i forni elettrici di nuova generazione dichiarano una portata di fumi prodotti dal processo di cremazione di circa il 30% inferiore rispetto ad un forno a combustibile fossile, con conseguenti vantaggi per l’impiantistica di depurazione fumi installata a valle del forno in termini di dimensioni, spazio, ingombri e di conseguenza di costi.

Le emissioni inquinanti nei fumi residui della cremazione provenienti da un forno elettrico sono notevolmente contenute, circa l’80% in meno rispetto a quelle di un forno a gas per le emissioni di anidride carbonica (CO2) e di circa il 30% inferiori per quanto riguarda gli ossidi di azoto (NOx). Dalle informazioni raccolte sembra quindi che il bilancio ambientale sia nettamente a favore del forno elettrico rispetto a quello a gas. Questo fatto sembra confermato anche dalla tendenza verso l’elettrico in atto in altri settori industriali, non solo nell’automotive, ma anche per esempio nell’industria dell’acciaio.

La visita

Per verificare questi dati e le modalità di funzionamento dei forni elettrici abbiamo visitato il Tempio Crematorio di Lugano, gestito dall’Associazione Ticinese di Cremazione dove sono stati installati, da un paio di anni, due forni elettrici di ultima generazione completi di sistema di filtrazione fumi.
Il Tempio Crematorio di Lugano vanta una storia gloriosa ed un ruolo fondamentale nello sviluppo della cremazione nel canton Ticino, operando sin dai primi del ‘900. La percentuale di cremazione nel Ticinese è infatti, ad oggi, superiore all’80% in linea con la tendenza generale in atto nella Confederazione Elvetica.
La struttura del Tempio Crematorio risale al 1916 ed è da allora gestita dall’Associazione per la Cremazione Ticinese. Il Tempio sorge al centro del cimitero, che a sua volta è integrato nell’area urbana residenziale della città di Lugano.

L’intervista

Siamo stati accolti con grande gentilezza e disponibilità dal Dr. Sandro Fenyoe, Responsabile Operativo, che ci ha guidato nella visita del Tempio Crematorio ed al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Abbiamo chiesto al Dr. Fenyoe, quale sia stata la motivazione principale per il passaggio dal gas all'elettrico.
La decisione é stata determinata dall’incertezza generata, alcuni anni fa, dalla crisi energetica a seguito dalla guerra in Ucraina, in relazione all’incremento del prezzo globale del gas ed alle difficolta di approvvigionamento – ha spiegato il Dr. Fenyoe. - Inoltre, l’energia elettrica costituisce un’energia di facile reperibilità in Svizzera. Ulteriore fattore che ha determinato la scelta dei forni elettrici è il rilevante abbattimento del CO2; infine, per alcuni aspetti operativi tra i quali molto importante è la
silenziosità di funzionamento e la comodità operativa dell’installazione».
Quali vantaggi siete riusciti a valutare con l'uso dei crematori elettrici, sia dal punto di vista ambientale/delle emissioni atmosferiche, sia dalla gestione operativa?
Il consumo in kWh è significativamente inferiore al gas. con un risparmio economico che si attesta a circa il 25 %, mentre le emissioni di CO2 sono state ridotte di circa l’80%».
Come valutate le differenze tra crematori a gas e crematori elettrici in termini di manutenzione?
Dopo circa 15 mesi di operatività dei nuovi forni crematori elettrici è ancora prematuro fare una valutazione complessiva, ma dobbiamo sicuramente considerare che sia a livello dei rivestimenti refrattari, che dei sistemi di filtrazione e di emissione in atmosfera, la manutenzione sarà molto minore in confronto al forno a gas. Ciò è dovuto al fatto che il forno elettrico non subisce i continui shock termici e la qualità dei fumi presenta una minore umidità grazie al mancato utilizzo del metano».
Qual è, secondo lei, il principale vantaggio offerto dai crematori elettrici?
I principali vantaggi sono:
  • Silenziosità;
  • Manutenzione probabilmente significativamente meno onerosa nel medio e lungo periodo;
  • Consumo energetico minore;
  • Basse emissioni di CO2 con riduzione dell’impronta carbonica;
  • Recupero energetico. Ad esempio, noi recuperiamo energia per il riscaldamento della nostra struttura».

Il Dr. Sandro Fenyoe ha delineato quindi un quadro sicuramente positivo e soddisfacente rispetto alle scelte fatte.

Conclusioni

Sicuramente la situazione italiana è diversa rispetto alla realtà della Confederazione Elvetica, soprattutto per quanto riguarda i costi energetici. Ciò non di meno, il nostro Paese dispone meglio e più di altri Paesi del Centro-Nord Europa di una risorsa energetica fenomenale: l’energia solare.

Impianti di cremazione elettrici abbinati ad un impianto fotovoltaico con accumulo, non solo migliorano la qualità e la quantità delle emissioni in atmosfera, ma anche consentono una totale indipendenza da fonti fossili rendendo questi impianti perfettamente integrabili nelle moderne realtà urbane superando le possibili obiezioni ambientaliste e la così detta sindrome Nimby (Not in my back yard).

Di queste soluzioni tecnologiche anche gli Amministratori pubblici e privati, di fronte alla decisione di costruire nuovi impianti di cremazione, dovranno tenere conto nella consapevolezza di dover dare il proprio contributo alla limitazione dei gas serra e alla riduzione dei macroinquinanti a carattere locale quali gli ossidi di azoto.
 
Fabrizio Giust

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