Roberta Balboni
Sembrerebbe finalmente che la morte non solo non sia più considerata un argomento tabù, da rifuggire ad ogni costo o da affrontare soltanto se strettamente richiesto dalle circostanze, ma che stia anche perdendo la sua connotazione esclusivamente negativa e unicamente legata ad avvenimenti tragici o catastrofici.
Ce lo ha ultimamente dimostrato il mezzo di comunicazione più popolare, la televisione, che da qualche mese trasmette in tarda serata un telefilm, "Six feet under", già diventato un cult negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Mutuando i tratti dalla "black comedy", il telefilm narra le vicissitudini di una famiglia, i Fisher, che gestisce una agenzia di pompe funebri (funeral home), analizzando la vita attraverso la sua negazione: la morte. Per i Fisher, soprannominati gli Addams del 2000, la morte rappresenta il pane quotidiano, da procurarsi necessariamente nonostante la concorrenza e i compromessi imposti dal mercato funerario. La serie veleggia fra il macabro e il sarcastico, raffigurando la morte come satira della vita, tanto da far apparire i personaggi come una massa di inetti e di dissociati stereotipi: sempre in crisi esistenziale, si prodigano quotidianamente per riuscire a dare un senso alla morte degli altri, ma sono assolutamente incapaci di dare un senso alla propria vita. La puntata si apre sempre con un decesso. Il primo a rimanerci secco è proprio il capostipite dei Fisher, che muore in un bizzarro incidente d'auto, travolto da un pullman mentre è alla guida della sua nuovissima e lussuosissima autofunebre, fumando e parlando contemporaneamente al cellulare con una moglie impegnata a profondersi in raccomandazioni proprio nel momento in cui il marito passa a miglior vita. Tutta la serie è intrisa di riferimenti sarcastici legati alla morte, a cominciare dalla sigla di testa, montata su immagini di lapidi, corvi neri, fiori che appassiscono, barelle che trasportano cadaveri verso la luce perpetua, cartellini di riconoscimento appesi alle dita dei piedi e tamponi che coprono i segni mortali. Nella prima puntata non sono mancati spot a promuovere le ultime novità del mercato funebre: dalla vettura extralusso, che promette massimo comfort ed elegante design per l'ultimo viaggio, alla presentazione di prodotti per la tanatocosmesi, che assicurano massima durata e tenuta dei tessuti nel tempo, un vero e proprio lifting eterno. Inoltre, in quasi tutte le puntate si assiste ad un cordiale scambio di opinioni fra i Fisher e i propri clienti deceduti, principalmente con quelli in fase di "preparazione", spogli sia dei propri vestiti che delle proprie inibizioni. È un momento particolarmente liberatorio: infatti, ad essere realmente messo a nudo non è tanto il cadavere, personaggio-fantasma, quanto il suo interlocutore che, attraverso il corpo deturpato sul quale sta intervenendo, si sofferma a riflettere sulla propria esistenza e sulla precarietà della stessa; il tutto, naturalmente, condito da una buona dose di comicità!
"Six feet under" è uno dei telefilm più chiacchierati del momento. Rappresenta, a nostro avviso, un simpatico diversivo alle serie che ci vengono propinate costantemente in televisione e, perché no?, una maniera divertente per esorcizzare il tema della morte senza snaturarne drammaticità ed importanza.
Buona visione a tutti!
 
Roberta Balboni

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