- n. 3 - Maggio/Giugno 2025
- Parliamo di...
Magri da morire
Lo scorso 15 marzo si è celebrata la Giornata del Fiocchetto Lilla dedicata ai disturbi del comportamento alimentare, che ogni anno mietono 4.000 vittime tra i più giovani.
Le storie sono tante, tutte simili e tutte terribili.
Ilaria ha smesso di mangiare in seguito ad un evento traumatico, quando un infarto fulminante si è portato via il suo papà. Paola invece, perfezionista ed esigente in tutte le cose, desiderava che anche il suo fisico fosse al top ma ha continuato a vedersi sempre troppo abbondante, anche quando è scesa sotto ai 40 chili. Per Martina tutto è cominciato con un viaggio in un Paese esotico dove senza volerlo ha perso un paio di chili; felice di quel risultato inaspettato si è messa a seguire una dieta per migliorare ulteriormente il suo aspetto fino ad entrare in una spirale da cui non è ancora uscita.
Anche
Giulia Tavilla è stata una delle tante. Ne parliamo al passato, non perché sia guarita, ma perché purtroppo nel 2011 all’età di 17 anni Giulia di questa patologia ne è morta. È nel suo ricordo che il padre Stefano ha fondato l’associazione
Mi nutro di Vita e un anno dopo è nata la
Giornata del Fiocchetto Lilla, per sensibilizzare l’opinione pubblica e, soprattutto, le istituzioni su queste malattie spesso ignorate o minimizzate.
I dati forniti dalle strutture sanitarie e dallo stesso Ministero della Salute parlano chiaro:
sempre più persone soffrono di disturbi del comportamento alimentare (DCA) con un preoccupante incremento di oltre il 50% nell’ultimo triennio, quando il Covid ha impresso una brusca accelerata. Dai 3.000 casi individuati nel 2000, si è balzati ai circa 700.000 nel 2019, superando ampiamente il milione nel 2020. Un aumento costante tanto che oggi, tra i casi trattati e quelli sommersi, si stima che
coloro che ne sono affetti siano almeno 3,5 milioni.
Ma cosa sono e quali sono i disturbi del comportamento alimentare?
Sono manifestazioni di un grave disagio psicologico che sfocia in un rapporto conflittuale con il cibo. Il più conosciuto e il più critico è sicuramente l’
anoressia nervosa, che comporta un rifiuto ad alimentarsi, seguito dalla
bulimia nervosa, quando il soggetto si abbuffa per porvi poi rimedio con pericolosi sistemi (vomito autoindotto, abuso di diuretici, eccesso di lassativi…). Esiste anche il
disturbo dell’alimentazione incontrollata e più recentemente sono entrati a far parte dei
DCA l’
ortoressia, ossia l’ossessione di cibarsi esclusivamente di alimenti sani, e la
vigoressia, più diffusa nella popolazione maschile, caratterizzata dalla fissazione per l’allenamento fisico. Non è raro che lo stesso soggetto presenti contemporaneamente, o a fasi alterne, più di uno di questi disturbi.
I più colpiti sono i giovani nel periodo adolescenziale. In netta maggioranza ne è interessato il sesso femminile (il 90%), ma stiamo assistendo ad una rilevante crescita anche della componente maschile. L’aspetto che desta maggiore preoccupazione è che l’età di esordio di queste manifestazioni patologiche si sta abbassando interessando anche bambine e bambini di 8 o 9 anni.
I DCA sono disturbi di cui si può morire. Si calcola che nel nostro Paese per le conseguenze di anoressia e di bulimia (quest’ultima con un’incidenza decisamente minore) si verifichino circa
4.000 decessi all’anno. Cifre spaventose che
rappresentano la seconda causa di morte per le ragazze nella fascia di età tra i 12 e i 25 anni.
L’anoressia nervosa è la malattia psichiatrica con il più alto tasso di mortalità dovuta sia da complicanze dello stato di salute ma anche da suicidi.
Per i malati di anoressia la vita si concentra tutta sul numero di calorie da assumere, che dovrebbe idealmente essere pari a zero. Un computo maniacale tanto che c’è chi rifiuta addirittura di essere abbracciato o sceglie di fare la doccia fredda per timore di poter accumulare anche solo un paio di calorie. E qualora venga ingerita una piccola quantità di cibo (molto spesso introdotto con l’alimentazione forzata) scatta subito la necessità di compensare lo “sgarro” con intense sessioni di esercizi fisici.
Il digiuno prolungato o la malnutrizione hanno gravi effetti sullo stato di salute generale. Anemia,
ipotensione, riduzione della massa cardiaca, gastrite, epatite, pancreatite, insufficienza renale, perdita dei capelli, scomparsa del ciclo nelle ragazze, deficit cognitivi… sono solo alcune delle tante e gravi conseguenze mediche che se non curate possono condurre alla morte.
Ma perché così tanti giovani soffrono di questo disturbo?
L’anoressia non è altro che l’esternazione tramite il corpo di un profondo stato di depressione dove il cibo è metafora della vita. Coloro che cadono in questo buco nero hanno spesso alle spalle esistenze apparentemente normali e appaganti, ma è evidente che qualcosa non è andato nel verso giusto. Non è sempre facile individuare il fattore scatenante che innesca la malattia e ancora più
complesso è risalire alle cause più profonde, che con ogni probabilità si sono tacitamente radicate nella psiche in tempi insospettabili per esplodere quasi sempre durante l’adolescenza quando avvengono sostanziali mutamenti sia interiori che esteriori. Il corpo si modifica e si fatica a riconoscerlo e ad accettarlo; cambiano i rapporti con la famiglia e con i coetanei; è il momento in cui si deve inevitabilmente uscire dalla comfort zone dell’infanzia e trovare il proprio spazio nella società, una
società sempre più competitiva e tendente a modelli di perfezionismo irraggiungibili e in cui è facile sentirsi inadeguati.
Riconoscere e curare l'anoressia
Non sempre si riesce a curare l’anoressia, la guarigione totale è rara e la maggior parte di chi supera il periodo critico deve comunque confrontarsi con questo disturbo per tutti i giorni a venire. Alcuni purtroppo non ce la fanno e mettono fine deliberatamente alla propria vita oppure si lasciano morire.
La persona anoressica ha un rapporto particolare con la morte. Nonostante sia consapevole di quello che le sta succedendo, se osserva la sua immagine allo specchio non vede il riflesso di un corpo ridotto allo stremo, ma il più delle volte ritiene di dover perdere ancora peso per raggiungere la forma ideale. È un consegnarsi spontaneamente alla morte, un andarle incontro inconsapevolmente ma inesorabilmente.
Riconoscere la malattia non è semplice. Chi ne soffre, soprattutto nelle fasi iniziali, considera il proprio dimagrimento un successo, si sente bene e pieno di energia e chi gli sta intorno non ha alcun motivo di allarmarsi. Ma
per un buon esito delle cure è essenziale comprendere i segnali il prima possibile e intervenire di conseguenza. Il percorso per uscirne è comunque lungo (almeno due anni di terapia se il disturbo viene intercettato precocemente!) e pieno di inciampi. Spesso necessita di ricovero in strutture specializzate che sfortunatamente sul territorio nazionale non sono sufficienti. La malattia va affrontata con un approccio multidisciplinare che coinvolga un team formato: medici internisti, psicologi e nutrizionisti che lavorino in sinergia e in costante relazione con la famiglia.
Promuovere la consapevolezza dei disturbi del comportamento alimentare è fondamentale ed iniziative come la
Giornata del Fiocchetto Lilla sono un importante strumento di prevenzione nella speranza di poter salvare giovani vite, come purtroppo non è avvenuto per Giulia e per migliaia di altri ragazzi.
Raffaella Segantin