Il cimitero di Ohlsdorf ad Amburgo

Conoscendo il mio interesse nell’ambito dell’architettura cimiteriale e funeraria, alcuni amici che da tempo risiedono ad Amburgo, nel nord della Germania, mi hanno esortato, in occasione della mia permanenza in città per alcuni giorni, a visitare il cimitero monumentale di Ohlsdorf (in tedesco "Friedhof Ohlsdorf"). Situato nel distretto di Hamburg - Nord e realizzato in più fasi (la prima tra il 1874 e il 1877 - data di apertura - e successivamente tra il 1896 e il 1900 e tra il 1914 e il 1920), con i suoi 405 ettari di estensione è non solo il principale cimitero cittadino, ma anche il più grande d’Europa e il secondo o terzo in assoluto al mondo. Con tali premesse non potevo certo esimermi dal vederlo e anche le condizioni meteo di questo agosto 2015, straordinariamente soleggiato e caldo pure nel nord della Germania, mi hanno incoraggiato ad una gradevolissima passeggiata.
La metropolitana che collega la stazione centrale all’aeroporto internazionale di Amburgo ferma in prossimità dell’entrata principale del cimitero, al numero 756 della Fuhlsbüttlerstraße. L’ingresso pedonale si presenta assai modesto, contenuto nelle dimensioni, anche se il complesso conta più di 6 accessi, vista la sua vastità. Un punto informazioni fornisce le prime indicazioni sulla tipologia del percorso e una preziosissima guida per potere orientarsi all’interno: iniziò così la mia visita domenicale.

Un bosco rigoglioso

La prima impressione è stata quella di trovarmi all’interno di un bosco straordinariamente rigoglioso: alberi giganteschi, vegetazione estremamente curata, un verde strabiliante al punto da farmi pensare di non essere entrato in un cimitero, bensì in un parco. Seguendo le indicazioni della guida ho compreso che l’impostazione del complesso non ha nulla a che vedere con la maggior parte di altri cimiteri: assenti le grandi tombe di famiglia o gli imponenti sepolcri, fin dall’ingresso ti accorgi che le sepolture, anche le più antiche, sono immerse nella vegetazione, nascoste nel bosco in un tutt’uno con la natura straordinaria che abbraccia ogni cosa.
L’idea della vastità del luogo viene confermata da due linee di bus interne ad uso dei visitatori che percorrono tutti i viali principali con le diverse fermate in corrispondenza alle 14 cappelle funerarie in cui è suddiviso il Friedhof Ohlsdorf. Nel cimitero sono state sepolte sinora oltre 1,7 milioni di persone (dato del 2009), di tutte le religioni, fra le quali anche numerose figure legate alla città di Amburgo, per lo più personaggi conosciuti in ambito regionale tranne alcuni casi quali, ad esempio, Helmut Zacharias, grande violinista di fama internazionale.
Lasciando il viale principale, diversi percorsi aiutano a scoprire la vera essenza di questo luogo: ogni tomba è celata, protetta da piante secolari in un connubio struggente. Nella parte antica iniziale, segnatamente nei pressi della "Cordesallee", si trova il "Garten der Frauen", ovvero il "Giardino delle donne", un’area immensa in cui sono sepolte oltre cinquanta donne celebri, realizzato per rendere omaggio alle signore che hanno contribuito in modo significativo alla storia della città di Amburgo.
Originalissima è la "Wasserturm", una torre costruita come serbatoio idrico, situata alla fine della Cordesallee e realizzata nel 1898 su progetto di Wilhelm Cordes: alta 34 metri, nel 1919 perse la sua originaria funzione per diventare un crematorio.
Nel percorrere i diversi sentieri tra roseti e piante di tutti tipi (ricordiamo che sono stati censiti più di 36.000 alberi), ci si trova circondati da percorsi d’acqua e piccoli laghi. All’interno del complesso si trovano anche un cimitero ebraico, un sito per militari inglesi e sovietici caduti nella seconda guerra mondiale e un grande spazio dedicato ai soldati tedeschi caduti nella prima e nella seconda guerra mondiale: le lapidi disposte in modo rigoroso e i tanti fiori rappresentano il rispetto a chi ha donato la propria vita per la follia della guerra in Europa.
Il luogo che mi ha maggiormente colpito è il mausoleo  Kriegsgräberstätte Bombenopfer che raccoglie le vittime del bombardamento angloamericano del 28 luglio 1943: durato quattro giorni e quattro notti, generò una tempesta di fuoco ("feuersturm" in tedesco) lungo le vie cittadine facendo decine di migliaia di vittime (quasi 40.000), procurando gravissimi ed estesi danni alla città e distruggendo il porto. I quattro bracci del campo "grave" sono disposti a forma di croce. I nomi dei venti quartieri colpiti dai bombardamenti e le generalità delle vittime identificate sono elencati su travi di rovere e una piramide tronca, al cui interno troviamo il bassorilievo "Ride over the Styx" di Gerhard Marcks, immortala il destino incolpevole dei cittadini di Amburgo.

Per visitare tutto il cimitero di Ohlsdorf sarebbe occorso certamente qualche giorno, essendoci molte zone estremamente interessanti e indubbiamente struggenti. Ma, fattasi sera, ho colto l’occasione di ritornare all’ingresso servendomi del bus, altra piacevole esperienza: salendo sul mezzo che tra le fermate e il lungo percorso impiega quasi venti minuti, mi sono trovato coinvolto tra anziani visitatori, per lo più donne, che percependo nella mia figura uno straniero (macchina fotografica al collo) hanno iniziato ad "intervistarmi" con un garbo antico, chiedendomi da dove venissi, il motivo della mia visita e quali valutazioni avessi tratto dalla mia giornata. Nel mio tedesco scolastico e con l’aiuto dell’inglese raccontai la mia soddisfazione e il mio apprezzamento. Una signora mi disse che lei veniva tutti i giorni da quarant’anni a portare un fiore al marito; confesso che il commiato non fu facile e seguii un ultimo loro suggerimento, quello di visitare la caffetteria posta all’ingresso successivo, una piacevole conclusione per una lunga e interessante giornata. Il caffè disposto su un piano rialzato e su una ampia terrazza non aveva nulla da invidiare al Caffè Du Lac di Ginevra: ampi spazi, grandi vetrate sul bosco, piante ovunque, un’ottima scelta di dolci, personale estremamente compito e professionale con abiti scuri adatti certamente al luogo. Presi una enorme fetta di torta con panna e una grande tazza di caffè: completamente rilassato, telefonai agli amici per ringraziarli del suggerimento, mi portai verso l’uscita e conclusi così la mia domenica all’Ohlsdorf. 
 
Stefano Montaguti


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