Il cimitero dei cavalli

La storia del cavallo è da sempre strettamente legata a quella dell'umanità. Grazie alle sue doti, alla sua agilità, velocità ed intelligenza, è stato, fin dall'antichità, il più importante mezzo di conquista e di dominio.
Non solo: la sua bellezza e nobiltà ha spesso colpito la fantasia dell'uomo, che lo ha raffigurato un po' ovunque nel corso dei millenni: nei graffiti delle caverne e sul frontone del Partenone di Atene, sull'alto di San Marco in Venezia e nei monumenti equestri del Rinascimento italiano. Per questo, il celebratissimo animale ha diritto ad una sepoltura degna del suo rango, in un vero cimitero: ne fu profondamente convinto lo zar Nicola I che, oltre cento anni fa, fece costruire a San Pietroburgo una singolare necropoli equina. Grande appassionato degli eleganti quadrupedi, lo zar volle per i suoi fedeli amici un luogo imponente in cui poterli ricordare nel tempo.
L'amore di Nicola I per i cavalli era legato anche alla storia di Francia: il fratello Alessandro I gli regalò il suo esemplare preferito, chiamato "L'ami", l'amico, su cui era entrato a Parigi il 31 marzo 1814 per chiudere la partita con Napoleone e le sue sanguinose campagne di Russia. Così, quando diventò imperatore di tutte le Russie, Nicola I fece realizzare in un primo momento un ospizio "imperiale" per cavalli invalidi: voleva assicurare agli eroici animali che avevano vinto la guerra contro la Francia un degno pensionamento.
Poi, quando "L'ami" morì, edificò anche il cimitero ufficiale per i coraggiosi equini. Prima della rivoluzione russa del 1917, la necropoli contava centoventi tombe, con tanto di lapidi con nome e data di nascita.
I viali su cui si affacciavano i sepolcri erano ricchi di fiori: proprio come un cimitero degli uomini. È stato nel 1988 che questo particolare luogo della memoria è tornato alla luce, grazie ad un giornalista e grande viaggiatore, Jean-Luis Gouraud, che ha scoperto il cimitero nella residenza della zarina Elisabeth. Lì vicino ha individuato anche l'ospizio per i cavalli invalidi, la prima costruzione pensata da Nicola I per proteggere e curare i suoi intelligenti campioni.
Oggi il cimitero è relegato in un triste abbandono nel parco di Tsarskoye Selo: avvolto nel degrado, non è che un informe ammasso di rovine. Ma il suo scopritore è ben determinato a trovare tutti i fondi necessari per riportarlo degnamente alle sue originarie condizioni. Ed è riuscito a coinvolgere in questo suo ambizioso progetto venti scrittori famosi, che hanno deciso di prestare la loro penna per un libro intitolato "Premiere rencontre: le cheval et l'homme".
I diritti d'autore saranno interamente utilizzati per il restauro del cimitero. Dominique Fernandez, Francois Nourissier, Jerome Garcin, Ismail Kadarè sono alcuni degli autori dei testi, in cui è sempre presente il magico incontro tra un uomo ed un cavallo, che, all'origine, erano due specie ben separate, l'uno cacciatore, l'altro preda. Tra i racconti, particolarmente appassionato è il testo di Bartabas, dove il cavallo è il tenace e sensibile animale capace di commuovere gli animi: un grande protagonista, destinato a lasciare nel tempo una impronta forte e suggestiva.
 
Roberta Balboni


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