I cimiteri di Berlino

Una visita a tre cimiteri della capitale tedesca per un omaggio a grandi personaggi che nei vari campi hanno lasciato una traccia indelebile del loro passaggio nella storia dell'ultimo secolo.

A Berlino ci sono circa 230 cimiteri. Un numero veramente incredibile, ma comprensibile, vista la storia politica della città e le divisioni seguite all’ultimo conflitto mondiale. I cimiteri riflettono la tipicità berlinese dei tanti villaggi assemblati in un’unica grande città e ad una prima fugace occhiata sono tra loro molto simili. Varia tuttavia la loro ampiezza: se ne trovano di piccolissimi così come di immensi. Tutti sono caratterizzati dall’assenza di loculi e spesso le tombe sono costituite da semplici lapidi. Sono oasi di pace concepite più che altro come un parco e non è raro che i residenti vi trascorrano intere giornate percorrendo i viali ed i sentieri che portano alle varie tombe, soffermandosi sulle  sepolture più note o suggestive, tutte con un carattere distinto  in grado di raccontare un pezzo di storia, come un museo a cielo aperto.

Visitarli tutti è quasi impossibile e nei giorni della mia permanenza nella capitale tedesca, scanditi da una abbondate nevicata, ho deciso, anche consigliato da una guida, di visitarne tre, quelli che meritano in assoluto una passeggiata sia per la particolarità del luogo che per la notorietà delle anime che vi riposano.

Ho cominciato con il Cimitero di Friedenau che mi ero sempre ripromesso di visitare prima o poi in uno dei miei frequenti viaggi a Berlino, famoso per ospitare le spoglie mortali di Marlene Dietrich. Amante della storia del cinema e dei protagonisti che ne hanno segnato le tappe fondamentali, sono sempre stato attratto dall’”Angelo Azzurro” (come venne in seguito comunemente definita la Dietrich dopo aver magistralmente interpretato il personaggio di Lola nel film omonimo). Attrice, cantante e femme fatale sullo schermo, paladina della libertà durante la seconda guerra mondiale è una delle icone più note del mondo cinematografico della prima metà del Novecento, insieme alla “Divina” Greta Garbo a cui fu spesso contrapposta, entrambe star di punta di due major di produzione rivali. Bollata come traditrice in patria dove veniva chiamata con disprezzo “l’Americana” per aver sempre dichiaratamente avversato il nazismo e ricevuto la nazionalità statunitense, visse i suoi ultimi anni a Parigi. Anche dopo la guerra, in Germania veniva spesso accolta con grida ostili e cartelli che la invitano ad andarsene (“Marlene, go home”). “Mi amano e mi odiano contemporaneamente” soleva dire in questi casi, ma alla fine decide di non voler più vedere nessuno richiudendosi nella capitale francese dove si spegne nel 1992. Solo da morta ritorna nella sua città natale dove riposa in una piccola tomba, una semplice aiuola fiorita, sulla cui lapide è inciso il verso del poeta tedesco Theodor Körner “Hier steh ich /an den Marken/ meiner Tage" (qui giaccio, ai confini dei miei giorni). La riabilitazione arriverà solo nel 1997: alla fine Berlino ha fatto pace con la sua diva. Alla fine, dopotutto, ha avuto ragione lei!
Nel cimitero di Friedenau vi sono sepolti, oltre alla Dietrich altri berlinesi di rilievo, tra cui Ferruccio Busoni (1866–1924), famoso compositore e pianista italiano naturalizzato tedesco.

La mia visita ai luoghi della memoria della “città dell’Orso”(l’animale simbolo di Berlino) continua con il Dorotheenstädtischer Friedhof, in Chaussestraße, un cimitero del 18° secolo, dove scoiattoli e gatti randagi si aggirano tra i gelsi e i sicomori che fanno compagnia alle tombe di illustri personaggi della letteratura, come Bertolt Brecht, Heinrich Mann, Christa Wolf, il filosofo Georg Wilhelm Friedrich Hegel, il sociologo e teorico politico Herbert Marcuse e l’ex presidente Johannes Rau.

Per gli appassionati di storia, soprattutto di quella tedesca, l’ultima tappa mi porta nel più importante cimitero berlinese: il Zentralfriedhof Friedrichsfelde, chiamato anche “Cimitero Socialista”. In questo luogo è possibile rendere omaggio alla sinistra tedesca: Wilhelm e Karl Liebknecht, Rosa Luxemburg, Ernst Thälmann, Wilhelm Pieck e Walter Ulbricht sono infatti sepolti qui. Nel 1951 venne edificato il Gedenkstätte der Sozialisten, il memoriale dei socialisti, la cui stele centrale recita “Die Toten mahnen uns”, ovvero “i morti ci ammoniscono”. Un cimitero la cui storia svolge la sua espressione più alta, da visitare certamente con più calma.

Le fredde giornate invernali con brevi ore di luce, mi impongono a malincuore il rientro. Ha così termine il mio tour ai giardini della memoria di questa incredibile città, riservando sicuramente in futuro una visita ad altri affascinanti cimiteri di cui la capitale tedesca è ricca.
 
Stefano Montaguti


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