CASA FUNERARIA

Ben trovati a tutti coloro che hanno la costanza di seguirci nell'ardua e tortuosa via della Casa Funeraria, argomento a noi caro e ormai di consueta trattazione nella nostra rivista.
Dopo questo breve preambolo, inoltriamoci nel vivo della questione, perché anche nel funerario qualcosa di vivo c'è ancora! In questo numero, stanchi di riferirvi delle esperienze altrui, abbiamo voluto visitare di persona una casa funeraria americana, anche per verificare direttamente le differenze culturali che intercorrono in materia fra la neonata esperienza italiana e quella americana, più radicata nel tempo. In effetti questi due popoli, che nascono e si sviluppano con storie tanto diverse, sono sempre più accomunati da emergenti esigenze civili e sociali; ci è sembrato, quindi, istruttivo acquisire qualche utile nozione e, con questo fine, siamo andati a visitare una delle case funerarie di proprietà della Baldwin Fairchild Cemeteries and Funeral Homes.

La Baldwin Fairchild Cemeteries and Funeral Homes fu fondata nel 1972 da Richard O. Baldwin, Jr. Then, intraprendente signore che, nel corso degli anni, ha potenziato la sua attività in misura esponenziale e che oggi possiede dieci case funerarie, dette più familiarmente chapel, e cinque cimiteri; le sue strutture servono la Greater Orlando area, ossia un'ampia ed importante zona nella periferia della città di Orlando, Florida. La chapel che abbiamo visitato si chiama Pine Castle Chapel ed esternamente sembra più una casa colonica che una casa funeraria: infatti i muri sono costruiti con mattoni chiari, il tetto è scuro ed è circondata da un lussureggiante giardino. Insomma, nulla lascerebbe presumere che si tratti di una costruzione adibita a tutt'altra funzione.

Al nostro arrivo siamo accolti da Tammy, segretaria della funeral home, una bionda signora di mezza età, piuttosto magra e allampanata, che si presenta immediatamente cordiale e lusingata del nostro interessamento, ma soprattutto disponibile a mostrarci l'intera struttura e a rispondere alle nostre assillanti domande. L' impatto che abbiamo entrando nella nostra chapel stride notevolmente con la sensazione percepita qualche minuto prima all'esterno, ma soprattutto stride con la giovialità della nostra guida. L'ambiente è dimesso, mediocremente ordinario e l'arredamento nel suo complesso trasuda una inarrestabile fatiscenza. Fortunatamente c'è lei, la nostra Tammy, che con la sua vivacità, conferisce lustro a quanto la circonda.
Tammy ci conduce subito nella così detta "sala d'incontro" e ci spiega che in questa stanza solitamente avviene il primo contatto con i parenti del defunto che qui scelgono gli oggetti e i materiali attraverso i quali onorare il proprio caro. Questa sala è una specie di vetrina dove sono esposti svariati oggetti: angoliere, incisioni, copri salma e urne di vario genere e materiale. Adiacente e comunicante troviamo un ambiente leggermente più modesto dove sono esposti diversi modelli di urne. Abbiamo potuto osservare una urna molto particolare realizzata completamente in materiale biodegradabile e destinata ad essere dispersa nel mare, dopo avere fluttuato in acqua per alcuni minuti come una ninfea.

Tutto il materiale scelto viene identificato e inserito dal funeral director in un data base nel quale, per ogni cliente, si crea una cartella personalizzata. Tammy ci informa che nel corso di questo primo approccio il cliente è abbastanza sereno e, in effetti, possiamo confermare che sia la sala d'incontro, dotata anche di un tavolo e qualche sedia, che la saletta espositiva sono alquanto vivaci, dalle pareti dipinte con tenui e rassicuranti colori pastello ed arredate con oggetti non specificamente connotati da immagini collegate alla morte. Successivamente entriamo in un'altra sala, più grande (circa 64 metri quadrati) ed inevitabilmente più lugubre; stiamo parlando della "sala di esposizione dei cofani e dei vestiti per la salma" e Tammy non ci nasconde che entrare in questo ambiente si rivela sempre molto penoso, perché qui la presa di coscienza della morte è inevitabile e dolorosissima. Sono esposti diversi modelli di cofani, ovviamente di fattura americana, illuminati da una fredda luce al neon che contribuisce a rendere l'atmosfera ancora più tetra di quanto già non lo sia. A questa stanza segue una modesta esposizione floreale nella quale sono presenti due corone di fiori freschi che serviranno l'indomani.
Nel suo complesso la struttura si presenta come un vero e proprio appartamento sviluppato in lungo e in largo, con la moquette blu e i contro soffitti ovunque, tanto più che perfino la "sala riunione", nella quale i parenti si concedono un po' di relax, è in tutto e per tutto simile alla cucina di casa nostra, con tanto di fuochi per cucinare, bancone, tavolo, forno a micro onde e ripiani vari, il tutto rigorosamente color legno e con l'immancabile moquette sul pavimento. Nella nostra funeral home è stata predisposta anche una "music room" dove è possibile scegliere e personalizzare le musiche di sottofondo durante la permanenza nella casa.

Giungiamo poi alla "cappella" che costituisce il fulcro di tutta la struttura e che, contrariamente alle nostre aspettative, si presenta tutto sommato gradevole.
Anche qui il pavimento è ricoperto dalla moquette blu e c'è la controsoffittatura da cui pendono alcuni lampadari piuttosto kitsch (anticati per l'esattezza) che falliscono miseramente l'obiettivo di attribuire eleganza alla sala, ma che, quanto meno, illuminano la cappella. Disposti su due file parallele, separati dal corridoio centrale, sono sistemati dei banchi simili a quelli presenti nelle chiese moderne, ma di un color azzurro acceso, e su ognuno di essi l'immancabile ma necessario contenitore di kleenex.
Sacralità e cerimonialità sono rese da un piccolo pulpito in fondo alla sala e dal crocifisso d'ottone sostituibile da oggetti o immagini celebrative di altre religioni o culture di appartenenza del defunto e dei parenti. Il tortuoso percorso nel quale ci siamo inoltrati ci conduce sino alla "camera ardente" che, per nostra grande fortuna, è occupata dalla salma, imbalsamata e giacente nel cofano aperto, che attende di essere commemorata l'indomani mattina. La camera ardente è suddivisa in tre aree minori, separate l'una dall'altra da pareti scorrevoli e messe a disposizione dei clienti a seconda del numero dei presenti.
Di norma la salma non permane nella camera ardente, ma viene deposta nella cappella e i parenti deambulano dalla sala d'attesa alla cappella per vegliarla. Viceversa, nel caso in cui la permanenza della salma sia più lunga, essa viene imbalsamata, deposta in questa camera ardente e conservata attraverso un sistema refrigerante, ma non più 24 ore. Nella Pine Castle Chapel, non è prevista una sala per la tanatoprassi: infatti ci viene spiegato che fra tutte le chapel di proprietà della Baldwin Fairchild soltanto una è attrezzata per la preparazione della salma e per la cremazione.

Infine, la nostra visita termina negli "uffici amministrativi" dove viene raccolta tutta la documentazione riguardante la clientela e la gentilissima Tammy ci omaggia di materiale informativo cartaceo che consultiamo avidamente e fra il quale non può passare inosservata una piccola brochure dal titolo "Things to Remember", all'interno della quale sono previsti una serie di adempimenti burocratici e di cortesia da osservare durante il periodo di lutto e che, in questi momenti di profondo dolore, potrebbero essere dimenticati dagli interessati: cibo ricevuto dagli amici, amici che hanno telefonato a casa, telegrammi, fiori.
La nostra visita termina appunto nell'ufficio di Tammy, alla quale non ci stanchiamo di porre quesiti cui lei ci fornisce sempre risposte chiare ed esaurienti. In ultimo le domandiamo di chiarirci il concetto di "funeral director", figura che potrebbe corrispondere al nostro impresario funebre ma che negli USA ha maggior dignità. Come sospettavamo, il funeral director è, per l'appunto, un consulente che per raggiungere questa qualifica specifica deve seguire per anni dei corsi all'interno di un college e che una volta terminato il ciclo di studi, ha l'obbligo di aggiornarsi continuamente.
La sua professione implica un costante impegno che si manifesta nel supporto sia materiale che morale al cliente: non solo deve essere curato ogni dettaglio nella preparazione di un cerimoniale personalizzato, ma è necessario che egli sia in grado di individuare eventuali problematiche nell'elaborazione del lutto da parte dei parenti e che, in tal caso, indichi loro altri professionisti qualificati per avere un supporto psicologico maggiore.
La funeral home americana, lungi dall'interessarsi soltanto dell'aspetto organizzativo e pratico del lutto, rappresenta una struttura completa e idonea a fornire servizi di supporto morale e psicologico, anche esterni alla propria organizzazione.

Dopo questa ennesima spiegazione di Tammy, ci congediamo da lei e dalla Pine Castle Chapel, pienamente soddisfatti della nostra visita ma soprattutto della nostra guida.
 
Roberta Balboni

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