- n. 5 - Settembre/Ottobre 2025
- Psicologia
I bambini e la morte dell’animale domestico
Spesso per un bambino si tratta del primo lutto. Come si deve porre l’adulto in questi casi?
Quali le parole da usare e le azioni da compiere per aiutarlo?
La presenza nelle nostre case di animali da compagnia è assai diffusa, tanto che in almeno una abitazione su quattro si trovano uno o più piccoli amici, considerati a tutti gli effetti componenti del nucleo familiare.
Che siano cani o gatti (in testa alla classifica delle preferenze) oppure conigli, uccellini, tartarughe, pesciolini o piccoli roditori, fatto certo è che con loro si instaura fin da subito un rapporto di reciproco affetto. Particolarmente profonda e in parte misteriosa è la relazione che si viene a stabilire con i bambini per cui il pet diventa spesso un compagno di giochi irrinunciabile o l’amico perfetto a cui confidare i propri dubbi e i propri segreti.
Un animale domestico ci regala tanta gioia, che purtroppo si accompagna alla consapevolezza che non starà con noi per sempre, perché si sa che la durata media di vita di questi amici speciali è di gran lunga inferiore rispetto a quella umana.
E se, nonostante l’inevitabile sofferenza, gli adulti sono più o meno attrezzati psicologicamente per venire a patti con questo
lutto, per i piccoli di casa il discorso si fa più complesso e delicato.
Come si deve comportare un genitore in questi casi?
La scomparsa di un animale domestico per molti bambini rappresenta la prima esperienza diretta con la morte di qualcuno a cui si vuole bene, una sorta di iniziazione nello sperimentare il dolore della perdita. È un evento che scatena una varietà di emozioni: oltre alla tristezza, si può provare rabbia, un senso di solitudine e di frustrazione. La presenza dell’adulto diventa quanto mai necessaria per incanalare questi sentimenti negativi nella giusta direzione. Una triste evenienza che
per un genitore può diventare una vera opportunità per introdurre il tema della morte e insegnare ai figli le regole del ciclo della vita.
Ma quali sono le modalità di approccio e il giusto linguaggio da adottare? Innanzitutto
bisogna considerare l’età: fino ai 5 anni i bambini hanno un’idea vaga della morte e fino all’incirca agli 8 anni non la percepiscono come una condizione permanete e quindi può essere che si aspettino che l’animale torni.
La notizia deve dunque essere data con un linguaggio adeguato all’età e al grado di maturità del singolo bambino. In ogni caso gli psicologi sono tutti concordi sul fatto di
non aver paura di usare il termine “morte” e di affrontare la situazione senza mentire. I bambini sono attenti, intuitivi, curiosi, non hanno imbarazzo a parlare di qualsiasi argomento e pretendono risposte sincere. Bugie come “Buddy è scappato" o "è andato a fare un viaggio” provocano solo sensi di colpa e di abbandono (se n’è andato perché con noi non sta bene? Gli ho fatto qualcosa che l’ha fatto arrabbiare?) e generano false speranze circa un possibile ritorno. Anche frasi che tendono ad addolcire l’evento come “Lola si è addormentata per sempre” possono essere fraintese perché per sua esperienza il bambino sa che chi dorme prima o poi si risveglia o, nel peggiore dei casi, potrebbero causare crisi d’ansia quando è il momento di andare a dormire. Meglio dunque non essere evasivi e non usare eufemismi o giri di parole, perché è proprio della morte che si tratta e i piccoli devono imparare a riconoscerla, accettarla e inquadrarla tra le esperienze della vita.
La morte va spiegata ai bambini indipendentemente dall’età, i modi sono tanti e, se può essere di aiuto, ci si può anche avvalere di favole o di analogie a quanto succede in natura durante il ciclo delle stagioni. È possibile che a domande precise sulla morte non si abbia sempre una risposta. In questi casi un sincero “nessuno lo sa, lo potremo scoprire solo dopo” è una replica più che soddisfacente. In ogni caso
la mancanza di spiegazioni alimenta solo frustrazioni, nuove paure ed interferisce con il processo di elaborazione del lutto.
È anche fondamentale
non minimizzare l’accaduto (“ma dai, in fondo era solo un gatto!”, “Coraggio, vedrai che presto ti passa!”): il bambino deve essere libero di esprimere le proprie emozioni e di sentirsi compreso. Un altro errore assolutamente da
evitare è quello di prendere subito un altro animale nella convinzione che così il bambino si consolerà in fretta. Ancora più inopportuna è una eventuale sostituzione, cosa che a volte avviene con criceti o uccellini cercando un esemplare che assomigli il più possibile a quello morto, sperando che il bambino non se ne accorga. Cosa che puntualmente non accade e che arreca un doppio danno perché al dispiacere per la perdita si aggiunge il disappunto o la rabbia per essere stati ingannati. Quindi mai sottovalutare la perspicacia e la sensibilità dei piccoli di casa, è come se avessero delle antenne speciali in grado di captare qualsiasi cambiamento, anche se accuratamente nascosto.
Se l’animale è vecchio o malato
è consigliabile preparare la prole per tempo e se decidiamo di ricorrere all’eutanasia è bene coinvolgerla anche in questa circostanza, spiegando che il nostro amico sta soffrendo e siccome gli vogliamo tanto bene è meglio lasciarlo andare. In questa maniera nel bambino si farà strada la consapevolezza che quel simpatico animaletto non è un oggetto di sua proprietà, ma un essere vivente altro da sé, da amare e da rispettare nei suoi bisogni. Lo incoraggeremo a stargli vicino, a fargli sentire tutto il suo affetto e a salutarlo per l’ultima volta. Un’esperienza forte che svilupperà in lui il sentimento di compassione e la capacità di provare empatia verso il prossimo.
Ora che abbiamo fatto comprendere al nostro piccolo che il suo beniamino è morto e che non tornerà più,
il nostro prossimo compito sarà quello di aiutarlo nell’elaborare il lutto, che nell’infanzia non si delinea attraverso le classiche 5 fasi che interessano l’adulto, ma si manifesta più che altro nei comportamenti. Innanzitutto, come già accennato,
dovremo permettergli di manifestare apertamente la sua sofferenza.
In quei momenti gli staremo vicino abbracciandolo o dispensando altri gesti amorevoli che lo faranno sentire rassicurato. E se anche noi adulti siamo afflitti per questa scomparsa non dobbiamo reprimere i nostri sentimenti, non è necessario apparire forti ad ogni costo: mostrare la nostra tristezza e condividerla con i figli non può che aumentare il reciproco affetto e rafforzare i legami familiari.
È facile che il bambino chieda dove si trovi ora il suo amico.
Dare una collocazione fisica è importante, e le risposte possono essere molteplici anche rispetto ai valori della famiglia. Si può, ad esempio, raccontare la storia del “Ponte dell’arcobaleno” o dire che è in cielo a giocare con gli angeli o a fare compagnia al nonno.
Cercheremo di portare il discorso su argomenti positivi parlando di quanto ci ha resi felici e quanto anche lui sia stato bene con noi. Racconteremo gli episodi più belli o divertenti che abbiamo vissuto con il nostro animale domestico, incoraggiando il bambino a fare altrettanto.
Le cerimonie funebri per gli animali da compagnia non sono ancora molto diffuse, ma non per questo non
si possono stabilire dei rituali familiari fondamentali nel superamento del lutto. Passare accanto alla sua foto ogni mattina e mandagli un bacino, portare un disegno nella cuccia vuota, dedicargli una poesia, condividerne un ricordo sui social… ogni bambino grazie alla sua fantasia e al nostro appoggio troverà le forme che gli sono più congeniali. Il dolore a poco a poco si attenuerà e solo allora, se la famiglia lo riterrà opportuno, sarà pronto ad accogliere e ad amare un nuovo amico a quattro zampe.
Proteggere i propri figli dalla sofferenza non significa che non la debbano vivere.
Il vero aiuto è stare loro accanto e gestire la situazione insieme con tatto e amore. In questo modo si contribuisce ad un corretto sviluppo emotivo della psiche, fornendo allo stesso tempo quegli strumenti che saranno utili in futuro per far fronte ad altre situazioni dolorose, evitando di rimanerne travolti.
Raffaella Segantin