Cimiteri e crematori: Europa ed America Latina a confronto

Dagli Appennini alle Ande

Tradizioni e novità dei diversi Paesi, dalla storia alla realtà di oggi

Dal piccolo camposanto di un tempo ai grandi agglomerati e ai cimiteri parchi immersi nel verde, attraverso un percorso che, dal Vecchio Continente, ci ha portati oltre Oceano in un confronto di esperienze che ha visto riuniti in un convegno esperti, urbanisti, rappresentanti delle associazioni di settore e gestori di complessi cimiteriali per scoprire, su cimiteri e crematori, le diverse realtà dei due mondi.

"L'idea è nata dalla volontà di confrontarci con modelli di sepoltura, quelli di molti Paesi sudamericani, che hanno origini profondamente vicine alle nostre, in particolare nel sud dell'Europa. Per comprendere le problematiche del presente, ma soprattutto per valutare meglio cosa ci attenderà in un futuro prossimo, a medio e lungo termine". Daniele Fogli, presidente CCWC della EFFS, ha aperto i lavori della giornata di studio insieme a Jean Neveu, presidente EFFS, e a Jaime Oquendo, presidente di ALPAR.

 

L'America Latina ha raccolto e rielaborato autonomamente un proprio approccio alla morte e ai cimiteri. Quali sono le differenze rispetto al nostro continente?

"L'Europa ha avuto inizialmente due grandi modelli cimiteriali: quello di derivazione illuminista, esportato dai francesi, che si è ben integrato con la visione cattolica del cimitero, e quello di derivazione protestante, legato soprattutto al mondo anglosassone e all'area austro-ungarica. Le conquiste napoleoniche hanno favorito, soprattutto nel Sud Europa, il modello francese e la laicizzazione ad esso connessa. È nell'area spagnola, portoghese, italiana e greca che si diffonde la tumulazione, dapprima scelta dalle élite, poi affermatasi come sepoltura di massa. Nel Nord Europa, invece, la dominante è storicamente espressa dalla inumazione, preferibilmente in un contesto di verde, i cimiteri parco. Solo nel secolo scorso la cremazione ha acquisito un peso rilevante, in particolare nell'area protestante europea, per poi recentemente espandersi anche nell'area cattolica, modificando così in modo sostanziale la natura stessa del cimitero e del rapporto con il corpo. I sistemi di sepoltura in Sud America hanno virato verso la tumulazione, particolarmente intensiva ed attuata generalmente in loculi o in tombe a più posti. In molte città sudamericane, soprattutto di grandi dimensioni, il fenomeno della cementificazione dei cimiteri è una dominante, con scelte di riempimento delle aree esistenti che, dietro la logica apparente della facilitazione dell'accesso a questo tipo di sepoltura anche a strati sociali più bassi, nei fatti nasconde strategie di massimo rendimento con investimenti patrimoniali limitati. Una caratteristica tipica anche di molti interventi cimiteriali del dopoguerra italiano, che hanno replicato nei cimiteri l'anonimato delle periferie urbane, tanto da farli etichettare come cimiteri scatolari. Tra le due aree geografiche vedo molti punti di contatto, soprattutto con le aree del Sud Europa".

Fogli ha individuato nuove linee di tendenza in merito alla urbanizzazione, alla demografia che cambia con le migrazioni e le conseguenti sepolture secondo altre tradizioni, alla ritualità, alle esigenze gestionali nel rapporto tra pubblico e privato.

"In futuro aumenteranno i grandi agglomerati urbani. Quindi i cimiteri dovranno essere al servizio di città dalle dimensioni sempre maggiori. Occorre inventarsi un nuovo modo di progettare il cimitero. Nei prossimi 50 anni l'incidenza degli immigrati di prima o seconda generazione nei Paesi europei sarà molto evidente e la nuova composizione demografica determinerà l'affacciarsi di bisogni di sepoltura diversi".

La cremazione avanza e le forme tradizionali di sepoltura arretrano o si trasformano.

"Attualmente la cremazione è in forte crescita in Europa, e lo sarà sempre più per almeno 30-40 anni. Attorno alla metà di questo secolo crescerà la domanda di aree inumative, sulla base della richiesta di immigrati islamici, e probabilmente non vi saranno spazi sufficienti all'interno degli attuali cimiteri: occorrerà realizzarne di nuovi, a prevalente sistema di inumazione, che si caratterizzeranno sempre più per la matrice religiosa dei sepolti. A parte la domanda islamica di inumazione, ritengo che la sepoltura in terra sia destinata in Europa ad un forte ridimensionamento, almeno nei prossimi 30-40 anni. La tumulazione, invece, si trasformerà sempre più da stagna in aerata, la tecnologia vincente facilitare la scheletrizzazione dei cadaveri in tempi accettabili, simili a quelli della inumazione. Ritengo che anche in Sud America assisteremo ad un aumento, inizialmente lento e poi sempre più veloce, della incidenza della cremazione, che diventerà dapprima una necessità nelle aree fortemente urbanizzate e poi una moda da seguire anche nelle altre aree dei singoli Paesi".

 

Il rapporto con il defunto si modifica.

"Soprattutto nei Paesi europei maggiormente industrializzati aumenta la distanza con il morente e con il cadavere. Vi è sempre più la tendenza a trasferire a professionisti ogni rapporto o contatto fisico con la morte: infermieri e badanti che si occupano del morente, poi impresari funebri e tanatoprattori. Per finire con chi si occupa della ritualità, sia essa mediata per via religiosa o guidata da un comunicatore di professione. Allo stesso modo si avverte un maggiore bisogno di ritualità al momento del distacco, per controbilanciare proprio la distanza nelle fasi antecedenti al rito. La prevedibile ulteriore crescita della cremazione può avere come effetto di trascinamento anche l'affermazione di un modello comportamentale nuovo, l'affidamento dell'urna al familiare con l'appropriazione delle ceneri ad opera dei parenti. Dal punto di vista tecnologico la soluzione della calata del feretro con ausilio meccanico è una invenzione di quasi un secolo fa. È ancora poco praticata nel Sud Europa, che si affida soprattutto alle corde e che prima o poi, complici le legislazioni a tutela dei lavoratori, dovrà cambiare modalità. Per la cremazione saranno necessari forni più performanti, capaci di accelerare al massimo i processi per consegnare le ceneri in tempi sempre più ristretti dal momento dell'inserimento nel forno. Oggi si arriva già a 90 minuti, ma occorre studiare soluzioni per stare al di sotto dei 60. Proseguirà senza soste il processo di affinamento dei sistemi per l'abbattimento delle emissioni in atmosfera, più per un problema di impatto psicologico che non perché sia veramente utile".

La dimensione gestionale, poi, diventa una questione importante.

"Le difficoltà finanziarie che stiamo vivendo in Europa, ma anche in diverse aree del mondo tra cui molti Paesi del Sud America, comporteranno la necessità di valutare sistemi alternativi al solo investimento pubblico. La tradizione propria dell'Europa, e probabilmente anche dell'America del Sud, è per una concezione dei cimiteri come luogo di memoria storica per la collettività e quindi pubblico per eccellenza. Ciò non toglie che, per l'ampliamento o per la costruzione ex novo, possano essere utilizzati anche capitali privati con la formula del project financing, o che la gestione possa essere svolta anche con affidamenti a concessionari privati. Per la realizzazione dei crematori dovrebbero valere regole analoghe a quelle per i cimiteri".

 

L'Italia nel panorama europeo.

"Il nostro Paese è in mezzo al guado. Con un ritardo di preparazione del management, soprattutto pubblico, nella gestione di fenomeni sempre più complessi. I cimiteri non sono più i recinti dell'inizio '900: oggi sono agglomerati complessi, con reti infrastrutturali considerevoli (vie, fogne, acqua, elettricità,...) e con impianti sempre più costosi e all'avanguardia (per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, per la cremazione,...). Occorrono forti investimenti e spiccate capacità gestionali. Non è che all'estero siano molto più avanti di noi. Sicuramente hanno una capacità normativa superiore. E questo fa la differenza. Infine c'è un vezzo tutto nostro: siamo molto capaci nel gioco di interdizione, molto meno in quello di squadra. Giro l'Europa da almeno vent'anni e vedo come si rapportano nei diversi Paesi gestori e industria. In Italia quasi si ignorano. Per non parlare, poi, delle energie consumate in continue lotte tra fazioni rivali, dentro al settore funebre, fra privati, fra pubblici e privati, fra pubblici e pubblici. Spesso con tematiche campanilistiche che vanificano ogni sforzo di riorganizzazione. Altri invece si integrano e sono capaci di fare sistema. Il vero cambiamento sta nella capacità di darsi obiettivi credibili di integrazione e di perseguirli con coerenza da parte di tutti i soggetti coinvolti, siano essi di derivazione privata o pubblica, gestionale o industriale, senza tentativi di prevaricazione di qualcuno sugli altri".

 
Roberta Balboni

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