- n. 1 - Gennaio/Febbraio 2026
- Cinema
L’amico fedele
Un’elaborazione del lutto parallela che coinvolge un essere umano e un animale, un legame profondo che aiuterà a curare le reciproche ferite.
Uscito nelle sale cinematografiche italiane la scorsa estate,
L’amico fedele (titolo originale
The friend) è un film americano del 2024 diretto da Scott McGehee e David Siegel, tratto dal romanzo della scrittrice Sigrid Nunez, annoverato dal New York Times uno dei migliori 100 libri di questo primo quarto di secolo.
Dal titolo si intuisce subito che il film ha per protagonista un cane. Ma chiariamo subito che questa non è una storia per bambini. Non si tratta infatti del solito cliché, dove un cane grande e grosso, come in questo caso, entra in una famiglia combinando un sacco di guai, dando vita a situazioni spassose e suscitando tanta tenerezza e buoni sentimenti. No, qui la narrazione è completamente diversa.
È la storia di un dolore condiviso, di una amicizia del tutto speciale che lega due esseri viventi così diversi, ma in fondo così simili nella sofferenza.
Il racconto inizia con l’ingombrante arrivo nella vita della protagonista
Iris (Naomi Watts), una scrittrice newyorkese single che da tempo vive un blocco creativo, di
Apollo, un enorme alano ereditato dall’amico e mentore
Walter (Bill Murray), morto suicida.
Conosciamo Walter e la natura della relazione con Iris attraverso alcuni
flashback. Lui è la classica figura del seduttore narcisista già avanti con gli anni, ma sempre fortemente carismatico. Scrittore di prestigio ed insegnante in una rinomata università, nella sua vita, assieme ai tanti riconoscimenti letterari, ha collezionato anche un gran numero di avventure amorose e ben tre mogli. Anche Iris molto tempo prima era stata vittima del suo charme, ma diversamente al trattamento riservato di prassi alle varie partner prontamente scaricate, l’affascinante professore, che ha probabilmente riconosciuto in lei doti non comuni di intelligenza e di talento, anziché allontanarla rafforza il rapporto che si evolve trasformandosi in una profonda amicizia, diventando entrambi un punto di riferimento l’uno per l’altra.
L’improvvisa e tragica scomparsa dell’amico getta Iris in uno stato di grande prostrazione. Quando la vedova di Walter si presenta a casa sua per affidarle il grosso animale, come da esplicito volere del marito, Iris vorrebbe declinare: non ha tempo da dedicargli, è in ritardo con il lavoro che deve consegnare, non ha nessuna esperienza in proposito e, oltretutto, abita in un minuscolo appartamento dove per regolamento condominiale non si possono tenere cani. Vorrebbe dunque dire di no, ma la fiducia che Walter ha riposto in lei lasciandole l’amata creatura, lo sguardo triste del cane e la consapevolezza che sarebbe altrimenti finito in un canile, hanno la meglio e accetta.
La coabitazione si rivela subito complicata. Apollo è di difficile gestione: la sua considerevole stazza mal si concilia con gli spazi limitati dell’appartamento creando inevitabili problemi pratici, come quello di impossessarsi dell’unico letto della casa. Ma ciò che più preoccupa la protagonista è il suo stato di profonda apatia.
Iris capisce che, al pari di lei, Apollo sta soffrendo per la perdita di una persona fondamentale nella sua vita. Entrambi stanno vivendo un lutto, il medesimo lutto, e in questo dolore che li accomuna si ritrovano e si comprendono, venendosi ad instaurare un legame empatico che si rafforza giorno dopo giorno.
Se da principio Iris contava di liberarsi del cane quanto prima, presto capisce che non può più fare a
meno di questo triste compagno. Per superare l’ostacolo del divieto condominiale non esita a rivolgersi ad uno psicoterapeuta che le fornisce un attestato che certifica la necessità della vicinanza del proprio cane per superare un conclamato stato depressivo. Una mezza bugia (o meglio una mezza verità perché i benefeci della convivenza con Apollo sul suo equilibrio mentale sono effettivi) che permette una deroga alle rigide norme del palazzo.
La presenza dell’imponente quadrupede comporta per la protagonista l’assunzione di nuove responsabilità e uno stravolgimento della routine quotidiana proprio nel momento in cui la sua creatività è in una fase di totale stallo.
È forse la scossa di cui aveva bisogno per aprirsi a nuove prospettive. Immancabilmente si trova a riflettere sul passato, a rimestare tra i ricordi per cercare di capire i motivi che hanno spinto Walter ad uccidersi. Inizia così, anche su consiglio del suo psicanalista, a scrivere un libro su di lui e quel romanzo che l’editore le sollecitava da tempo e che non riusciva ad elaborare, finalmente vede la luce.
Un percorso verso la guarigione che coinvolgerà inevitabilmente anche colui che è diventato l’amico fedele che ora ha un nuovo essere umano da amare.
Un film delicato, toccante e poetico, dai ritmi lenti che tuttavia non diventa mai noioso.
Una storia intima che esplora con il giusto tatto il tema della perdita e della sofferenza di chi la subisce, persona o animale che sia. Merito di questa pellicola (e
in primis del libro da cui è stata tratta) è anche quello di
accendere un riflettore sui legami d’affetto che provano gli animali nei nostri confronti e su come anch’essi soffrano per un evento luttuoso.
Chi è l’attore a quattrozampe?
È doveroso ora svelare qualche curiosità su Apollo. L’
alano arlecchino protagonista del film, nella vita reale si chiama Bing un gigante di circa 80 chili. Quando il famoso
dog trainer Bill Berloni fu contattato dai registi, aveva immediatamente espresso forti dubbi sul fatto di riuscire a far recitare un cane di quella specifica razza, perché a suo giudizio, gli alani sono pigri e poco reattivi, come a dire che sono goffi e che non s’impegnano a sufficienza.
Ma dopo assidue ricerche in giro per gli allevamenti degli Stati Uniti, l’incontro con Bing ha convinto pienamente l’addestratore.
Le riprese, iniziate attorno al 2020, hanno dovuto essere sospese per il Covid, e sono ricominciate dopo quattro anni, che per un cane è davvero tanto tempo. Per tutta la durata delle registrazioni Bing si è trasferito con la sua proprietaria Beverly Klingensmith a New York per tornare, a lavoro concluso, nello Iowa, dove vive con la famiglia che gestisce un allevamento di alani. Bing, che ora ha dieci anni, ha stupito per la sua intelligenza e la sua bravura. Di sicuro di lui non si può dire che recita da cani!
Titolo originale: The Friend
Genere: drammatico
Regia: Scott Mcgehee e David Siegel
Interpreti principali: Bill Murray, Naomi Watts e il cane Bing
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 120 minuti
Origine: USA, 2024
Raffaella Segantin