al Monumentale di Verona

IL VUOTO PER IL PIENO

TRAME DI BRONZO DISEGNATE DA MARIO SALAZZARI

E' stata festeggiata lo scorso 16 novembre la ricorrenza dei cento anni di Mario Salazzari (Verona 1904 -1993), lo scultore veronese che ha costellato città e provincia dei suoi monumenti lasciando preziose testimonianze anche al Cimitero Monumentale. Una personalità eclettica, dedita anche alla pittura, alla musica e alla poesia pur avendo ricevuto un'istruzione poco più che elementare, in Germania, dove la famiglia era emigrata per necessità di lavoro quando Mario era un bambino. Ma al ritorno, allo scoppio della prima guerra mondiale, il giovane Salazzari viene "scoperto" da un artista, Eugenio Prati, che ne individua le capacità e lo fa iscrivere alla locale Accademia di Belle Arti. È l'inizio di una carriera luminosa, che si svilupperà in ambito non solo locale, momentaneamente interrotta dalla seconda guerra mondiale che vedrà l'artista vittima di violenze durante una prigionia in cui era caduto da partigiano. Ma nonostante le sevizie che lo avevamo privato dell'uso della mano destra, Salazzari riprenderà con coraggio e determinazione la sua attività che lo porterà a realizzare opere monumentali in varie città italiane1 e a ottenere committenze anche oltreoceano, soprattutto in America del Sud.

Dal primo incarico pubblico attraverso un concorso vinto nel 1920, a soli diciotto anni, per il Monumento ai Caduti di borgo Roma (Verona) e dalla successiva ambiziosa realizzazione per il Monumento al Genio Pontieri di piazzale Po a Piacenza (1924 -28), il suo linguaggio si stabilizza poi in una forma più disegnata, tendente alla semplificazione geometrica, in linea con le correnti classiciste degli anni Venti e Trenta interpretate da figure chiave della scultura italiana come Arturo Martini. Mai espressamente citato come maestro, casomai solo come punto di riferimento, da Salazzari, Martini è stato sicuramente, come poi anche Marino Mazzacurati, uno dei punti di riferimento della sua elaborazione formale. Sono gli anni dei monumentali gruppi equestri del ponte della Vittoria a Verona, commissionati nel 1935 per la celebrazione della prima guerra mondiale, e successivamente del Monumento al Partigiano di piazza Bra, sempre a Verona, inaugurato il 25 aprile del 1947. Nel frattempo, al Cimitero Monumentale di Verona, si inaugurava nel Pantheon Beneficis in patria il busto commemorativo in bronzo del giovane Zorzi, vittima delle persecuzioni razziali. Nel triste sorriso e nel ciuffo sbarazzino di capelli si realizza con semplicità tutto il dramma di una guerra e di un odio che avevano colpito ciecamente anche tra i giovanissimi e i bambini. E Salazzari racconta proprio con immediatezza tutta la forza terribile di questa contraddizione inspiegabile tra la giovane e innocente età del ragazzo e la violenza del dramma che lo ha travolto.

Probabilmente si colloca subito dopo il bassorilievo in marmo per la Tomba Avanzi del Cimitero Monumentale di Verona, firmato ma senza datazione. Un'inquadratura orizzontale taglia la scena della Crocefissione limitandola alle due figure della Madonna e di San Giovanni inginocchiati e quasi aggrappati ai piedi di Cristo. La scelta rende la scena così concepita volutamente opprimente esasperandone la drammaticità. Ma il risultato però non raggiunge la forza e il lirismo che altrove le opere di Salazzari dimostrano: anche tenendo conto del cattivo stato di conservazione, con la sporcizia depositatasi nel tempo che ha oscurato la leggibilità dell'opera, il gruppo sembra caratterizzato da una certa pesantezza.

Segue all'inizio del decennio successivo la committenza per la Tomba Fuganti del Cimitero Monumentale di Trento, lavoro poi riproposto per la Tomba Dulak (?) del cimitero di Palazzolo sull'Oglio (Brescia) il cui bozzetto bronzeo si trova in collezione privata veronese. Si tratta di un'immagine di San Francesco che parla agli uccelli. La scena è raccontata con la semplicità che rende più riuscite le opere di Mario Salazzari, con quel tendere del santo verso i volatili, suoi piccoli interlocutori, che si esprime nella curva del corpo, del collo e persino nella punta aguzza del naso. La figura esile del santo sta seduta su una pietra con tale naturalezza che camminando tra i sepolcri si ha l'impressione di incontrare un umano intento a pregare i suoi defunti.

Negli anni '60 una nuova svolta formale porta Salazzari a teorizzare il concetto del "pieno per il vuoto". Il primo esempio è la figura dell'Anima addolorata che si piega su se stessa, sul vuoto di cui si compone lasciandosi attraversare dalla luce come un fantasma, posta nel 1960 in alto sulla Cappella Paini del Cimitero Monumentale di Verona. Ma il risultato più elevato lo scultore lo realizza pochi anni dopo, nel 1964, nel portale bronzeo per la Cappella Pomari, poco distante dalla Paini. Architettonicamente concepita come una copia in miniatura della basilica romanica veronese di San Zeno, la cappella induce Salazzari ad una sfida con il famoso portale bronzeo dalle formelle risalenti al IX secolo. Le ventiquattro formelle, con Storie del Vecchio e Nuovo Testamento in ordine sparso, circondate da rilievi marmorei con le drammatiche scene dell'Apocalisse, dialogano con il linguaggio romanico giocando tra l'alternanza di mimesi e rilettura in chiave moderna, dove le tensioni lineari sono esasperate e accentuate. La semplice narratività dei Maestri di San Zeno è presa come punto di partenza per ritrovare una spiritualità anche nella tormentata epoca in cui Salazzari vive e lavora. Sono ricami che intrecciano il filo di un racconto spirituale sulla soglia che divide il regno dei vivi da quello dei morti, segno del profondo rispetto che il vecchio partigiano nutriva per la vita e voleva raccontare nel suo lavoro.

 
Camilla Bertoni

(Footnotes)

 

1 Una sua opera si trova la Cimitero di San Giorgio Ionico (Taranto) mentre un suo intervento è inserito nel portale marmoreo del Museo Archeologico di Cagliari. Inoltre un Monumento a Ho Chi Min gli è stato commissionato dalla municipalità nella capitale del Vietnam.


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