PER IL SECONDO INCONTRO MONDIALE DEL COMPARTO FUNERARIO

Viaggio in Colombia

Dopo la fruttuosa esperienza di un paio d’anni fa a Città del Messico, l’Alpar (Asociaciòn Latinoamericana de Parques Cementerios y Servicios Exequiales) ha organizzato il secondo incontro mondiale del settore funerario. La sede è stata, questa volta, la Colombia. Due le due città ospiti dell’evento: la capitale Bogotà e Medellin. E’ in questo paese infatti che, per iniziativa di Jorge Luis Tamayo Gaviria, nasce nel 1988 a Cartagena (più esattamente Cartagena de Indias, splendida città della costa caraibica le cui mura sono state riconosciute dall’Unesco, nel 1984, patrimonio artistico e culturale dell’umanità) questa associazione per colmare un vuoto incomprensibile in uno spazio geografico (l’America Latina) occupato da paesi tanto simili tra di loro per religione, per cultura e per tradizioni e accumunato (con l’eccezione del Brasile) da una stessa lingua, lo spagnolo.
Nel corso degli anni, Alpar si è sviluppata costantemente e costituisce ormai un centro di riferimento nel panorama funerario mondiale. Gli incontri periodici di formazione e di aggiornamento che organizza in tutti i paesi del continente, costituiscono momenti fondamentali nello sviluppo qualitativo dei partecipanti e mostrano la strada da seguire nella nostra Europa vecchia non solo di storia (il che può andare), ma anche (e purtroppo) per mentalità e per comportamenti, spesso deleteri, da questa sottesi. Gran merito di tale continuo progredire va ascritto al lavoro, prezioso ed encomiabile, di Tatiana Milena Osorio, la Direttrice Esecutiva che con mano esperta governa, da molti anni ormai, il timone dell’Associazione. In perfetta sintonia con i diversi presidenti, pianifica ogni evento nei minimi dettagli assicurandone così l’inevitabile successo. L’attuale presidente è in realtà una presidentessa, Teresa Saavedra, titolare di una grande impresa a Cochabamba, in Bolivia. Ella ricopre anche una delle vice-presidenze, la terza, di Fiat-Ifta per modo che, stante le regole di questa organizzazione, si ritroverà a capo della stessa nel biennio 2016-18, succedendo al canadese Marc Poirier (2014-16) ed al tedesco Claus-Dieter Wulf (2012-16) che riceverà l’anno prossimo a Dublino il testimone dal presidente attualmente in carica, il simpatico irlandese Gus Nichols. Come potrebbe non essere simpatico un individuo con il quale condividiamo l’appartenza e l’osservanza dei rituali (fondamentali le abbondanti libagioni del «terzo tempo») di quella setta, quasi iniziatica, costituita da chi ha praticato il nobile sport del rugby. Gus, per la cronaca, giocava da mediano di mischia.
Tutti costoro si trovavano in Colombia per l’evento citato anche perchè da qualche anno i rapporti tra le due entità si sono fatti sempre più stretti grazie anche all’operato, in seno a Fiat-Ifta, dell’olandese Dirk Van Vuure (già presidente della stessa negli anni ’90 del secolo scorso), spalleggiato da Gerard Knapp, assente in questa circostanza e a cui vanno i nostri sinceri auguri di pronto ristabilimento assieme alla certezza di rivederlo quanto prima in perfetta forma! Fiat-Ifta ha del resto approfittato dell’occasione per tenere la sua riunione del Consiglio Direttivo nel corso della quale siamo stati gentilmente ospitati per illustrare ai presenti il grande progetto che Tanexpo ha avviato nella prospettiva della World Expo del 2015 in Italia. Progetto che è già stato lanciato e che rappresenterà un avvenimento unico nel panorama funerario mondiale. Tutti coloro che vorranno parteciparvi saranno i benvenuti. Chi vorrà restarne fuori, per ragioni più o meno confessabili, faccia pure. Tutti possono esser utili. Nessuno è indispensabile. Il treno è in marcia e si fermerà alla fine dell’evento.
Un successo totale, dunque, per questo incontro mondiale a cui hanno presenziato quasi duecento persone provenienti da trentuno Paesi. Sarebbe difficile menzionarli tutti, ma dobbiamo quantomeno citare gli italiani della Benedetti di Este, Oscar Rossi e Roberto Fornasiero, che con il loro Progetto Argeo iniziano a raccogliere i frutti di quanto stanno seminando con importanti investimenti materiali ed umani in quella parte del globo. Esempio di quanto dovrebbero più spesso fare i loro colleghi di altri settori merceologici più occupati, a quanto pare, a (tentare di) farsi le scarpe tra di loro o di improvvisarsi in mestieri lontani mille miglia dalla propria tradizione industriale. Con i bei risultati che si conoscono. Ed ancora ci piace ricordare l’argentino di stanza in Brasile Dario Loinaz che ha sviluppato un’interessantissima ponencia sul marketing emozionale, così come la presenza di Junietta Ayo Macauley che dalla Sierra Leone giunge sempre con nuove e sgargianti tenute. Non sappiamo come faccia, ma non ricordiamo di averla mai vista indossare due volte lo stesso boubou tradizionale. L’amica “June” conta di organizzare qualcosa nel proprio paese, dalle spiaggie meravigliose, nel 2013. Purtroppo non abbiamo avuto il piacere di incontrare i nostri amici giapponesi per le tragiche, ben note, ragioni. Ad essi sono andati messaggi di simpatia espressi da tutti i delegati e con l’auspicio che, con le leggendarie tenacia e dignità che contraddistinguono quel popolo, possano risollevarsi dalla sciagura che li ha così crudelmente e duramente colpiti, anche se le migliaia di vittime purtroppo non ritorneranno.
Il programma è stato perfettamente organizzato. Le diverse conferenze, sempre frequentatisime (a differenza di quanto accade in Italia; ma, si sa, noi italiani sappiamo tutto per grazia divina!), si sono alternate con visite a cimiteri e a case funerarie delle due località dove l’evento si è sviluppato. Dopo tre giorni trascorsi nella capitale Bogotà ci siamo infatti trasferiti a Medellin, nella provincia di Antioquia, famosa tanto per la grappa aromatizzata all’anice (aguardiente antioqueña) che, a quanto ci dicevano gli addetti ai lavori e come abbiamo personalmente modo di constatare de visu, per la procacità, soprattutto sul “lato A”, delle rappresentanti del gentil sesso. Osserveremo, per inciso, che da tempo si fa un gran parlare di “lato B” come se quello precedente non esistesse. Eppure l’alfabeto inizia, salvo errori, con la lettera “A”. Quindi … Le informazioni dateci non solo si sono rivelate particolarmente attendibili, ma addirittura, diremmo, inferiori alla realtà palpabile. Le notti di Medellin sono popolate da una gioventù effervescente, lontana mille anni dal clima di paura che il solo nome di quella città evocava in tempi non lontani. Il clima poi, costante tutto l’anno tra i 20 ed i 30 gradi, spinge all’uso di abbigliamento dai contorni decisamente panoramici. A buon intenditor … In realtà sembra che, sul piano della sicurezza, le cose stiano notevolmente migliorando tant’è, ne parlavamo con alcuni amici colombiani, che il numero di omicidi è sceso in modo significativo. Nel primo trimestre del 2011 ve ne sono stati, nella capitale antiochiana, “soltanto” 471, in nettissimo calo rispetto a quanto accadeva ancora qualche anno fa. Se poi si considera che quasi tutte le vittime fanno parte delle bande criminali che si contendono, sparandosi tra loro, il mercato della droga, possiamo, con una certa dose di cinismo, considerare che si tratta di una operazione di autobonifica pubblica. La città che ha dato i natali a Fernando Botero si sta rapidamente trasformando ed è ormai, da tutti i punti di vista (popolazione, attività economica, …), la seconda del Paese. Probabilmente la prima per quanto riguarda la produzione industriale. Essa è anche la sede della direzione operativa di Alpar così come Amsterdam lo è recentemente diventata di Fiat-Ifta che vi ha spostato la propria sede legale un tempo nel Principato di Monaco. Tornando a Botero che, come tutti sanno, trascorre lunghi periodi di vita in Italia, a Pietrasanta in quel di Lucca, noteremo come le amministrazioni comunali si somiglino stranamente in tutte le parti del mondo. Egli aveva voluto infatti donare alla città molte delle sue “opulente” statue. Non si capisce bene perchè, però, i medellinensi ne avevano accettate soltanto alcune, visibili effettivamente in una piazza locale, rispedendo le altre al mittente. Talchè esse si trovano oggi nel bel Museo Botero nel centro storico di Bogotà, in quel quartiere de La Candelaria che ci riporta al tempo della colonia spagnola quando la città si chiamava ancora Santa Fè, capitale di quella Nuova Granada (Nuevo Reino de Granada) che sarebbe poi diventata l’attuale Colombia. Per la cronaca il primo insediamento creato nel 1538 dal conquistador Gonzalo Jiménez de Quesada si ebbe in un villaggio indigeno dal nome di Teusaquillo, fagocitato oggi dalla megalopoli di otto milioni di abitanti e che, stranamente, è popolato di case che spesso ricordano alcune costruzioni tipicamente inglesi e ben dissimili da quelle del centro storico che evocano gli edifici del quarto nord-ovest della Spagna e cioè della Galizia e delle Asturie dove l’edilizia è, come dappertutto, condizionata dalle condizioni atmosferiche, nel caso specifico caratterizzate in ambedue i casi da precipitazioni stagionali abbondanti. Non dimentichiamo che la capitale colombiana, situata a 2650 metri sul livello del mare, è fiancheggiata ad oriente da un sistema montuoso che blocca le nubi che scaricano di tutto e di più quasi ogni pomeriggio durante le stagioni delle piogge (marzo-maggio ed ottobre-novembre).

La somiglianza cui facevamo cenno fa riferimento alla stolida ignavia degli amministratori della città di Boulogne-Billancourt, comune contiguo a Parigi intra muros sul lato sud-est, che hanno iniziato a fare gli schizzinosi quando il ricchissimo miliardario bretone, nonchè mecenate, François Pinault aveva immaginato di costruire un museo per ospitare la sua più che cospicua collezione d’arte contemporanea sull’Ile Seguin, l’isola che, in mezzo alla Senna, aveva per decenni ospitato la gigantesca fabbrica della Renault. Di fronte al tergiversare del comune il nostro decise di dare, col piglio secco che contraddistingue spesso i grandi ed impazienti capitani d’industria, un taglio netto scegliendo quindi di venire in Italia, a Venezia, comperando in un primo tempo dalla Fiat palazzo Grassi, per aggiungervi successivamente (per alloggiarvi le opere più grandi) i locali alla punta della Dogana. Grazie perciò, di tutto cuore, al sindaco ed ai consiglieri municipali di Boulogne-Billancourt per il bel regalo involontariamente fatto ai veneziani!
Le visite organizzate sono state di grandissimo interesse. Dappertutto siamo stati accolti dai responsabili dei diversi siti con grande gentilezza e sempre ne abbiamo preso congedo con un presente, simbolo di ospitalità e di amicizia. A Bogotà i Jardines de Paz, nel nord della capitale e non distanti dai quartieri residenziali di Santa Barbara-Usaquèn e Chapinero, ci hanno impressionato per le dimensioni gigantesche degli spazi cimiteriali. Sepolture sobrie in vastissimi campi erbosi con zone speciali dedicate ai militari caduti in operazione (soprattutto contro i Farc) e, in un altro settore, alla polizia impegnata nella lotta al banditismo. Vi siamo stati accolti da musiche vivaldiane eseguite da un complesso a corde cui ha fatto seguito una interpretazione del celeberrimo brano di Sartori e Quarantotto "Con te partirò" eseguito da una soprano leggero per la gioia non solo dei tre italiani presenti, ma di tutti gli astanti. Nel corso della visita ci è stata proposta una suggestiva cerimonia funebre sul tema della cremazione ecologica. Non a caso tale funzione era eseguita da un gruppo di indios Kogi originari della Sierra Nevada de Santa Marta, noti per vivere in costante armonia con la natura e portando ad essa il massimo rispetto. Vestiti di panni bianchi con un copricapo puntuto dello stesso colore che simbolizza le vette innevate della Sierra Nevada essi creano, con l’aiuto di strumenti tradizionali (flauto di pan, maraca, tamburo, sonaglietti, strumento a corda unica), una atmosfera propizia all’integrazione del defunto nel ciclo continuo della natura, della Terra, della Madre, nell’ambito di una cosmologia estremamente complessa che essi gelosamente conservano, proteggendola ferocemente soprattutto da quando uomini giunti dal mare (i conquistadores spagnoli) iniziarono a tagliare gli alberi e a bruciarli mettendo a repentaglio quella Sierra de Santa Marta che soffrendo farà morire la Natura,  Madre di noi tutti. Tale celebrazione fortemente simbolica viene corroborata dall’incenerazione, in una apposita ciotola, di bigliettini leggeri e colorati sui quali ciascuno dei partecipanti alla cerimonia ha scritto un pensiero, un desiderio. Il fuoco, sacro e purificatore, sale al cielo distribuendo nell’universo gli auspici dei presenti coinvolti così, in prima persona, nel rituale. Dall’altra parte della strada si trovano i Jardines del Recuerdo. Qui siamo in un complesso che, pur presentando come quello precedente vasti spazi verdi che ospitano tombe, è tuttavia caratterizzato da una struttura a più piani destinata ad accogliere urne, ossari e bare. Essa si erge su un bacino idrico artificiale di sicuro effetto anche se purtroppo il tempo comincia a lasciare qualche segno sulle opere dure. Nel centro della capitale abbiamo visitato due case funerarie, anch’esse una di fronte all’altra: la Candelaria e la Funeraria Gaviria. Quest’ultima particolarmente conosciuta per essere quasi sistematicamente incaricata di organizzare i funerali dei defunti presidenti della repubblica e di altre cariche importanti dello stato. Nella prima abbiamo potuto percorrere i lunghi e sobri corridoi che ospitano migliaia di urne negli appositi spazi ricavati nei muri.
A Medellin la prima visita è stata consacrata al cimitero monumentale di San Pedro. Purtroppo il ritardato arrivo da Bogotà, dovuto alle pioggie torrenziali (chi non ha conosciuto le piogge tropicali non può immaginare come esse siano) che hanno inondato le piste dell’aeroporto, non ci ha permesso di approfittare della luce del giorno per ammirare i bei monumenti che lo ornano. Anche qui siamo stati accolti a suon di musica. Un concerto eclettico eseguito nella cappella dalla scuola di musica Aranjuez (lodevole iniziativa del comune di Medellin volta a sensibilizzare i giovani alla musa Euterpe) ci ha fatto viaggiare da Tchaikovski a Nino Rota e da Carlos Gardel a Bach permettendoci nel contempo di apprezzare il valore educativo dello strumento musicale. Più che la qualità tecnica dell’esecuzione, ancora acerba in certi frangenti (anche se abbiamo apprezzato la performance di un primo violino), siamo rimasti sedotti dall’impegno dei giovani in questione ai quali sono andati i nostri applausi di incoraggiamento, giusta ricompensa per l’impegno prodotto. Poco importa se il loro futuro non sarà verosimilmente nella musica. Ciò che conta è che essi abbiano acquisito una certa sensibilità a tale forma espressiva il che permetterà loro di avvicinarsi più facilmente ad altre manifestazioni della creatività dell’uomo: dalle arti figurative a quelle plastiche, dalla poesia al teatro e via dicendo. In una serata piovosa abbiamo soltanto intravisto alcuni monumenti illuminati, ma ci rimane una certa frustrazione per non aver potuto approfittare pienamente del sito. Per nostra fortuna, peraltro, abbiamo lasciato il luogo con una pubblicazione speciale edita in occasione dell’incontro e fornita di una ricchissima iconografia in bianco e nero che, a nostro avviso, è quella che meglio si addice al tema cimiteriale dove una certa drammaticità, pur trattandosi di un luogo di pace, è pur sempre presente. Soprattutto nei cimiteri di vecchio stampo.
L’indomani visita finale al parco cimiteriale Jardines Montesacro a Itagüì, non distante da Medellin. Anche in questo caso grandi spazi e tanto, ma tanto verde. Jardines Montesacro, dove riposa tra l’altro il famoso Pablo Escobar, fa parte del gruppo Prever che possiede molti altri siti. Anche in questo caso una orchestrina ha allietato il lunch con ritmi di musica leggera e tradizionali, compreso un improbabile sirtaki. La visita del complesso è stata estremamente interessante, visto il profilo fortemente orientato verso la cremazione. In diversi spazi abbiamo visto originali loculi per urne chiusi non da una lastra di marmo (ce ne sono anche di questo tipo), ma da cristalli trasparenti che consentono di vedere l’urna ed ogni altro oggetto posto accanto ad essa (foto, fiori di plastica, …). Anche gli accessori bronzei presentano caratteristiche originali cha mai avevamo osservato in precedenza. E dire che non c’è Paese più creativo del nostro in questo settore. Ci è stato inoltre proposto un funerale per cremazione che prevede che, al momento dell’introduzione della bara nell’ascensore che la condurrà al forno, i portatori aprano scatole dalle quali fuoriescono decine di farfalle bianche che, con il loro volo sincopato, si dirigono verso l’alto quasi ad accompagnare l’anima del defunto in cielo. Indipendentemente dai problemi pratici (dove e come vengono raccolte le farfalle? quanto tempo rimangono chiuse nelle scatole?), rimane il fatto che tale cerimonia ci è parsa alquanto suggestiva, anche se qualcuno ha sollevato riserve se non addirittura un rifiuto totale. Tot capita, tot sententiae. Per fortuna i gusti non sono identici per tutti. Altro aspetto particolarmente gradevole la presenza di orchidee. E’ ben vero che tale fiore è originario di quelle regioni, tuttavia esso aggiunge un tocco di bellezza supplementare a siti che già di per sè sono attraenti. Tanto più che le varietà di quel fiore sono infinite come i colori.

In un angolo dello stesso complesso è stata organizzata una esposizione di vetture funebri d’epoca messe a disposizione dalla Funeraria San Vicente. Carri stupendi, spesso ornati di decorazioni floreali, che hanno fatto scattare la molla di acquisto in Rodrigo Aguilar, il presidente della Señoriales del Guatemala che vuole assolutamente acquistarne almeno uno per proporlo alla clientela al costo, già stabilito, di 1000 dollari USA a servizio. Buona fortuna nella tua ricerca Rodrigo, e soprattutto auguri di un pronto ristabilimento dall’incidente di polo (una mazzata sul piede) che non ti ha impedito di essere con noi pur arrancando, con ammirevole coraggio, con le tue grucce. Ritrova presto i tuoi otto ponies e le folli galoppate sul field nel praticare quel nobilissimo (non a caso chiamato, in oriente, lo sport dei re) gioco creato, quasi fosse un’opera d’arte, dai cavalieri Pachtoun. Chiacchierando con Rodrigo abbiamo anche saputo che nel suo paese (ma lo stesso discorso vale pressapoco per tutti gli altri) il prezzo medio di un servizio funerario si aggira sui 3000 dollari.
Il prezzo di un posto al cimitero vale altrettanto. Tali dati, in continuo aumento, sono destinati a rendere il mercato attrattivo e bene ispirati saranno coloro che investiranno per attaccarlo (vedi l’esempio precedentemente citato di Benedetti). Anzichè accapigliarsi come straccivendoli in casa propria, i più avveduti dovrebbero iniziare a guardarsi intorno e a dirigersi verso i mercati di quei paesi «nuovi» dove una classe media sta emergendo. Basti pensare al Brasile che, con i suoi quasi duecento milioni di abitanti, costituisce già oggi uno sbocco di sicuro interesse. Anche in questo caso Tanexpo anticipa i tempi e fra poco i lettori riceveranno notizie estremamente interessanti in proposito. Questi mercati “emergenti” presentano il vantaggio di non essere ancorati a pregiudizi da età della pietra quali quello che, trattandosi di una professione “particolare” (il che è ben vero: ci vogliono doti di sensibilità, di tatto e di resistenza psicologica per poter quotidianamente reggere il confronto con la sofferenza e lo sconforto di chi perde un essere caro), anche le condizioni di esercizio della stessa debbano venir rigidamente inquadrate dallo stato-gendarme che deve evitare che “si facciano i soldi sulle spalle dei defunti”. Da qui la volontà di inquadrare la professione, di aumentare la presenza del settore pubblico (che non è vincolato alla necessità di profitto – parola maledetta - dell’imprenditore privato, dimenticando peraltro che le spese, per certe qualifiche anche sontuose, per il personale spesso pletorico delle imprese pubbliche se non escono dagli odiati profitti, escono di certo dalle tasche dei contribuenti attraverso le tasse che essi pagano) e soprattutto niente cimiteri privati. Questo accade solo in Europa (e non dappertutto, vedi la Spagna) e non è altro che uno degli aspetti di una attitudine reazionaria e conservatrice (altri direbbero “fascista”) di rifiuto della novità verso la quale vengono scagliati anatemi e scomuniche degne della Roma papalina dei tempi di Galileo. Quanti secoli sono occorsi prima che il Vaticano riconoscesse il proprio errore? Ed è anche la scorciatoia più rapida per assicurare quel declino inesorabile del vecchio continente al grido di «muoia Sansone con tutti i filistei!». Ci si perdoni lo sfogo, ma l’irritazione è grande quando, confrontandosi ad altre realtà, ci si accorge di essere al margine del progresso e si impedisce alle famiglie, anche a quelle meno abbienti, di trovare una sistemazione decorosa per i propri cari proponendo loro (salvo alcune lodevoli eccezioni) orribili “depositi per morti” dai quali questi, o ciò che ne rimane dopo la eventuale riduzione, vengono sloggiati, gettati come fossero rifiuti, senza nemmeno avvertire le famiglie che avrebbero potuto confondersi sulle date. Vedi il caso del cimitero della pur civile Trieste dove ormai, a quanto mi riferiscono, i familiari non verrebbero più avvisati dello “sfratto”. Una smentita sarebbe la benvenuta per l’onore della mia città d’origine. Ben vengano quindi i parchi cimiteriali privati anche in Europa come dappertutto, o quasi, per la dignità del defunto e per la pace e la serenità di coloro che rimangono.
A latere delle attività di aggiornamento e delle visite tecniche si è svolta anche una piccola esposizione di prodotti funerari. Tanexpo aveva naturalmente il proprio stand per promouvere la prossima edizione della più importante esposizione funeraria mondiale che si terrà a Bologna dal 23 al 25 marzo 2012. Abbiamo contattato tutti i presenti alle giornate colombiane e molti di essi li rivedremo in Italia l’anno venturo. Alcuni anche come espositori. Ma saranno soprattutto i visitatori provenienti da tutto il mondo (Antille Olandesi – Curaçao, Zimbabwe, Cina, Brasile, Canada, Cile, Venezuela, Finlandia, …) a fornire ai produttori italiani ed europei l’opportunità di avvicinarsi a nuovi mercati e quindi a nuovi clienti.
Lasciamo la bella Colombia con la nostalgia che ci assale ad ogni viaggio. Il piacere di ritrovare i propri penati è mitigato dall’insoddisfazione dovuta alla certezza che ci lasciamo dietro molte cose ancora da scoprire. La voglia di ritornare è forte e certamente torneremo in quel Paese dalla gente amabile e dai colori indicibili, come quelli che campeggiano in ogni pagina dell’opera lussureggiante di Gabriel Garcia Marquez. E’ forse proprio “il colore” ciò che ci ha maggiormente colpito, al primo approccio, in quelle contrade. Quello dei fiori, della frutta, delle case policrome, del cibo (l’ajiaco di Bogotà e la bandeja paisa di Medellin), dei tessuti, del caffé in tutte le sue sfumature, della pelle nelle differenti razze, della natura. Il verde degli smeraldi, quello delle montagne andine e della foresta amazzonica, l’oro accecante delle spiagge caraibiche battute dal sole, il blu del mare, il bianco smagliante del sorriso di quelle genti. Il giallo, il rosso ed il blu di quella bandiera amica che ci porteremo dietro col ricordo riconoscente dell’affetto e della simpatia di cui siamo stati gratificati.

 
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