Non è un paese per vecchi

Il trionfo della casualità

“Lei non è tagliato per questo. È solo uno a cui è capitato di trovare quelle auto”. Carson Wells
L’avidità umana può condurre al massacro. A causa sua muoiono innocenti, muoiono colpevoli, muore chi si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato. In Non è un paese per vecchi l’avidità è motore attivo e distruttivo dell’azione. I Coen affrontano le sue più pericolose conseguenze nel film più violento della loro carriera. Il risultato è un noir atipico, accecato dalla luce del sole texano, in cui si combinano sangue, soldi, e droga.
In sintesi, lo si potrebbe definire una caccia all’uomo senza quartiere. O il gioco del gatto col topo. Con una piccola variante però: il topo non ha idea di chi sia il gatto e il gatto non ha mai visto in faccia il topo. Proprio qui sta l’anomalia: i Coen si impadroniscono di un genere a loro più che congeniale (Fargo, L’uomo che non c’era) e ne sovvertono completamente le dinamiche. I tre personaggi principali non vengono mai ripresi insieme, non hanno scene corali e non si incontrano quasi mai di persona. Solo Carla Jean Moss (una matura Kelly Macdonald) parla a turno con ognuno di loro; gli altri personaggi, meno caricaturali e grotteschi del solito, fanno da supporto esclusivo all’uno, all’altro o all’altro ancora. L’uno è il buono Ed Tom Bell (Tommy Lee Jones), sceriffo in carica prossimo alla pensione e narratore della vicenda. A muoverlo sono un codice d’onore vecchio di generazioni e radicati sensi di colpa che lo logorano dall’interno, ma che si rivelano gradualmente e che regalano al personaggio uno spessore psicologico altrimenti limitato. L’altro è il cattivo Anton Chigurh (Javier Bardem), un serial killer psicotico diverso da qualsiasi altro serial killer psicotico, inquietante nei modi e nell’aspetto, taciturno e misterioso. Di lui non si sa chi sia, né da dove venga, se ne conosce solo il modus operandi: meticoloso, spietato, implacabile. L’altro ancora è “quello-che-sta-nel-mezzo”, né buono né cattivo, il Llewelyn Moss (Josh Brolin) a cui è “accaduto” di imbattersi in uno scambio di droga finito male, a cui è “accaduto” di trovare la valigetta con i soldi, a cui è “accaduto” di disturbare il cattivo. L’uomo sbagliato al momento sbagliato.
Sopra il buono, il mediano e il cattivo sta l’elemento portante dell’intera struttura, artefice imprevedibile di tutti i colpi di scena: la casualità. La casualità salva (Moss casualmente non è in casa quando Chigurh va a cercarlo per la prima volta), la casualità distrugge (Chigurh uccide barbaramente chiunque trovi lungo il suo cammino). È la casualità che sostiene l’intera trama, figurativamente rappresentata dal gioco del “testa o croce” con cui Chigurh decide il destino di alcune sue vittime. Giusto, le vittime: la violenza sulla scena è causata quasi esclusivamente dal personaggio di Chigurh, ma, in linea con il suo profilo psicologico, peraltro magistralmente delineato da Bardem, la morte nel film è esibita senza pathos né teatralità. La mancata spettacolarizzazione smorza la violenza della vicenda fino al suo punto limite: le figure secondarie muoiono sotto gli impietosi occhi della macchina da presa, i soggetti principali vengono ripresi già morti e il dolore dei sopravvissuti è esibito con riserbo e con compostezza.
Non è un paese per vecchi alla fine è una storia semplice: una partita di droga finita male, il richiamo del denaro, l’inseguimento per soldi. In mano ai Coen, però, il romanzo di Mc Charty cambia faccia: si accentua il lato inedito, si soffoca quello ordinario, si ricorre a un cast in gran forma e ad una troupe di indiscussa competenza. Oscar al Miglior Film sicuramente meritato.
 
Laura Savarino

NON E’ UN PAESE PER VECCHI
(USA, 2007)
di Joel e Ethan Coen
Durata: 122 minuti
Cast: Javier Bardem, Josh Brolin, Tommy Lee Jones, Kelly Macdonald, Woody Harrelson

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