LA TERRA E LA SUA BAMBINA

A voi, padre Frontone e madre Flaccilla, affido questa bambina, mia gioia e tenerezza, perché la piccola Erotion non si impaurisca per le nere ombre e la bocca mostruosa del cane infernale.


Se fosse vissuta ancora sei giorni avrebbe trascorso il sesto inverno. Giochi lietamente tra questi vecchi protettori e balbetti garrula il mio nome.


Non ricopra le tenere ossa una rigida zolla e tu, terra, non essere pesante per lei: non lo è stata lei per te.


Marziale

Epigrammi
Bompiani 1988
(traduzione di G. Boirivant)

Marco Valerio Marziale (40 - 104 d.C.) era spagnolo - era nato a Bilbilis, un paesino del Nord vicino all´odierna Calatayud, e vi tornò prima della morte - ma i trent´anni centrali della sua vita li trascorse nella Roma imperiale, di Nerone prima, dei Flavi poi. Qui divenne un poeta di grande fama, benché il suo successo di pubblico, e le adulazioni rivolte ai principi, non gli abbiano mai garantito particolari agi.

Roma era un grande, multiforme e non edificante spettacolo: viziosi e ladri impuniti e straricchi, poetastri, imbecilli, medicastri, ruffiani.... Uno spettacolo entusiasmante per un poeta con la vocazione del comico, della caricatura, ben disposto a scendere sul terreno dell´oscenità allegra e soprattutto irresistibilmente amante della battuta.
Lo strumento espressivo è l´epigramma: una forma poetica di origine greca, caratterizzata dalla brevità e dalla presenza di una fulminante battuta conclusiva, risolta quasi sempre nella presentazione di una scenetta o di un personaggio, cui spesso ci si rivolge col `tu´.
Marziale ne scrisse più di 1500, con grande prevalenza dedicati ai tipi umani e alle situazioni qui sopra accennate.

Ma in questo poeta giocoso e perfido c´era anche una vena seria, intimistica, riflessiva; e l´epigramma era nato in realtà, diversi secoli prima, come testo inciso sulle lastre tombali, un epitaffio. Perdurava ancora, traccia di quelle lontane origini, una tradizione letteraria di epigrammi di argomento funebre, accanto a quella giocosa.

Anche a questo tipo di poesie dunque Marziale ogni tanto si dedica, e trova bellissimi accenti di sincerità e commozione, come in questo epigramma (V, 34) in cui immagina di affidare alla custodia affettuosa dei propri genitori, ormai scomparsi, una piccola schiava che aveva allietato le stanze della sua casa, morta ancora bambina.

Ed è proprio l´esiguità, la leggerezza di quella piccola creatura ad ispirare al poeta la chiusa, non mordace stavolta, ma tenerissima.
 
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