Tecnologia e artigianalità

Quando la tecnologia si fonde con la sapienza artigianale il risultato è un prodotto ineccepibile per qualità, estetica e cura del dettaglio.

Fondata nel 1941, Stragliotto SpA si può a ragione definire un’azienda storica. È stata, infatti, una delle prime a fabbricare cofani funerari in quell’area geografica, rappresentata dal Nord-Est d’Italia, divenuta qualche decennio più tardi un importate polo industriale di produzione per il comparto funerario. All’inizio si trattava di una ditta individuale creata da Domenico Luigi Stragliotto; nel 1956 si è trasformata in una snc e nel 1980 è diventata una società per azioni. Oggi si configura come una delle maggiori realtà del settore, con uno stabilimento che occupa una superficie di 32.000 mq di cui 15.000 coperti, e con i suoi 20.000 cofani prodotti annualmente è in grado di servire, oltre ad un cospicuo numero imprese italiane, anche una nutrita clientela straniera, residente in massima parte in Germania e Svizzera.

Abbiamo recentemente incontrato Enrico Stragliotto durante la scorsa edizione di Tanexpo a cui abbiamo chiesto di illustrarci gli aspetti peculiari della loro produzione.
Possiamo contare su un una gamma di articoli completa – ci spiega - dai cofani più classici alle collezioni di design. Anche per quanto riguarda i legnami, la nostra produzione contempla una molteplicità di essenze, dalle più semplici alle più pregiate, con una vasta scelta di tonalità. Abbiamo cercato in questo modo di rispondere a tutte le necessità dei clienti con un’offerta per tutti i gusti e per tutte le esigenze”.
Non credo di sbagliare affermando che l’elemento che contraddistingue la vostra produzione è quello di aver saputo fare coesistere dimensioni e tecniche industriali, con l’utilizzo di macchinari di alta tecnologia, con abilità artigianali della nostra tradizione ebanistica.
Sicuramente questo è il punto di forza e il motivo del successo della nostra azienda – ci conferma Enrico Stragliotto. - Poiché riteniamo che per realizzare un manufatto di qualità entrambi gli aspetti siano fondamentali, abbiamo ottimizzato un sistema che permette di inglobare e armonizzare le diverse tecniche, apparentemente contrastanti. Le linee di produzione sono tutte automatizzate per assicurare il migliore rapporto tra produttività e qualità. La prima lavorazione viene predisposta da macchinari a controllo numerico per fornire un semilavorato impeccabile nella scorniciatura, nel taglio e nella pantografatura. Ma non si tratta di un processo standardizzato: quando ci siamo trovati di fronte a casi in cui il prodotto da realizzare presentava particolari complessità, abbiamo messo a punto procedimenti particolari e fatto realizzare, su nostro progetto, dispositivi specifici”.
Quand’è che finisce il lavoro della macchina e comincia quello dell’uomo?
Una volta ottenuto il semilavorato, a seconda delle esigenze e dei modelli da realizzare, intervengono i nostri maestri artigiani che effettuano tutte le rifiniture con la perizia di un’arte tramandata da generazioni. È grazie a loro che vengono eseguiti incastri a coda di rondine, raffinati intagli, montaggi a mano di cornici e fregi. Anche le finiture sono completate manualmente ad olio o a cera seguendo metodi tradizionali”.
Durante la lavorazione viene adottata qualche particolare attenzione nei confronti dell’ambiente?
Già da diversi anni abbiamo introdotto la verniciatura ad acqua, che stiamo implementando in maniera sempre più sistematica. Ciò consente di eliminare sostanze potenzialmente tossiche, soprattutto per i lavoratori, contenute nei metalli pesanti delle comuni vernici laccate riducendo pressoché a zero le emissioni dei solventi e rilasciando nell’ambiente esclusivamente innocuo vapore acqueo”.
Non possiamo concludere questa chiacchierata senza un commento sulla vostra partecipazione a Tanexpo.
Per una serie di motivi non siamo potuti essere presenti per un paio di edizioni. Rientrare a Tanexpo ha significato molto: è stata una ennesima conferma di quello che questa fiera rappresenta per il mercato nazionale ed estero, ossia una occasione unica di incontro e di business. Una positiva esperienza che ci auguriamo di poter ripetere nel 2020”.
 
Stefano Montaguti


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