La piĆ¹ recente fatica di Vinicio Capossela

Storia di un navigante


Intorno alla metà dello scorso anno è uscito un album molto particolare. Complesso, articolato, con forti suggestioni letterarie. Insomma, quello che qualche anno fa sarebbe stato considerato un “concept album”. Si tratta di Marinai, Profeti e Balene di Vinicio Capossela. L’album della maturità dell’artista nato ad Hannover che sceglie di inviare, a suo modo, un messaggio di speranza.
Il doppio cd raccoglie 19 canzoni registrate tra Ischia, Creta, Berlino, Milano e Capodistria. Dedicato interamente al mare, potremmo definirlo “liquido” non solo per le sonorità, ma anche e soprattutto per le atmosfere ricercate. Mitologia, storie di naviganti e più in generale di uomini posti davanti a grandi “mostri”, il fato e la conoscenza, la necessità di risalire e di trovare una base da cui ripartire: sono questi i temi del viaggio che Vinicio Capossela compie in mare nel suo disco più riuscito che offre diversi spunti di riflessione e che è stato definito dallo stesso autore “un’opera Ciclopedica, una Marina Commedia” che porta il navigante, metafora dell’uomo del nostro tempo, a vivere avventure straordinarie fino a trovare negli Inferi l’indovino più famoso dell’antichità, Tiresia, a cui chiedere cosa fare, cosa lo attende.
Il navigante è incerto, schiacciato dalle proprie debolezze al confronto con le grandi forze che muovono il mondo, qui rappresentate principalmente dal mare e dalle creature che lo abitano: egli ha paura del futuro e di doverlo affrontare senza il sostegno degli altri (“A che mi servirà sapere – Sapere il mio destino come già deve compiersi – E poi non esser più creduto dai compagni”). Tiresia, dal cuore degli Inferi, gli offre un appiglio, lo invita a non fermarsi e a cercare nuove avventure presso nuovi popoli, a ritrovare l’entusiasmo (“Vai oltre il ritorno – porta sulle spalle un remo – Abbandona la casa e vai errante nel sole – Fino a gente che non batte il dorso del mare… - Lì lo poserai, offrirai sacrifici – La morte ti coglierà dal mare – Consunto da splendente vecchiezza – Tra gente felice attorno – Questo ti dico senza tema né dubbio”).
Il navigante che ha affrontato i “mostri” del mare, Leviatano e Moby Dick solo per citare i più noti, nella terra degli Inferi trova la speranza per risalire e per intraprendere un nuovo viaggio, incerto sì, con un finale scontato (“la morte ti coglierà dal mare”), ma che vale la pena di vivere per morire “tra gente felice attorno”.
Non sembra un caso che Capossela abbia dichiarato più volte un profondo amore per la Grecia e per la sua musica: in questo album le suggestioni, non solo mitologiche, portano alla ribalta il Paese migliore, quello della filosofia, della letteratura e della musica e non quello reso tristemente noto dagli attuali fatti di cronaca. Marinai, profeti e balene si apre con la canzone “Il Grande Leviatano” dedicata alla figura mitologica che ha ispirato moltissimi scrittori di diverse epoche: il caos primordiale o la volontà di Dio, è la creazione che si cela dietro questa figura mitica. Non solo, Leviatano è anche un’opera filosofica di Thomas Hobbes che paragona la figura allo stato assoluto che ingloba e che risucchia al suo interno i cittadini sudditi. L’opera viene attualmente considerata l’atto di nascita del moderno stato, in cui ogni cittadino rinuncia a parte della propria libertà per il bene comune. Anche questo non sembra un caso: proprio i fatti storici attraverso cui sta passando non solo la Grecia, ma tutta l’Europa Mediterranea sono conseguenza della crisi degli stati moderni e di qualcosa di più misterioso che possiamo chiamare “andamento del mercato” o “fato”.
Perché l’atmosfera risultasse autentica il disco è stato registrato anche a Creta, nei luoghi della mitologia, dove Capossela è andato a cercare Psarantonis, l’ultimo degli aedi che suona la lira proprio in “L’Aedo”. La scelta degli strumenti utilizzati è piuttosto articolata e mette insieme sonorità provenienti da luoghi molto diversi e da epoche passate. Nonostante questo il risultato è assolutamente compiuto e ben amalgamato. Sono presenti le percussioni indonesiane gamelan, la viola d’amore barocca, il santur, le onde Martenot, il theremin, la sega musicale, l’ondioline, le voci bianche e persino quelle delle Sorelle Marinetti degli anni Trenta. È un’opera quanto mai riuscita, di forte intensità e ricca di riferimenti letterari, ma anche molto godibile, in alcuni momenti persino divertente. Un’opera appunto, un grande musical del mare da ascoltare e da riascoltare.

 
Sara Sacco


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