Se lo spettro di Charpentier tornasse adesso...

Da decenni milioni di cittadini (o meglio di telespettatori) europei, in stragrande maggioranza del tutto disinteressati alla storia della musica colta francese del XVII secolo, conoscono a memoria, per lo più senza saperlo, qualcosa della musica di Marc-Antoine Charpentier (1674? - 1704): chi non ricorda il fastoso, marziale tema che costituisce la sigla con la quale iniziano i programmi in Eurovisione? Essa altro non è se non le prime otto battute di un Te Deum di Charpentier appunto. Il bello è che la ventura di questa particolare, ma comunque amplissima forma di celebrità postuma, è toccata ad un compositore la cui vita, anzitutto, è in parte ancora avvolta nel mistero: a parte l'incertezza sulla data di nascita, non sappiamo assolutamente nulla sulle origini della sua vocazione musicale e soprattutto sulla sua educazione e formazione in quel campo; ma, in particolare, è toccata ad un musicista la cui fortuna in vita, sebbene non indifferente, fu certo decisamente inferiore ai suoi grandissimi meriti.
Charpentier stesso ne fu ampiamente consapevole tanto che affrontò abbastanza esplicitamente il tema in una singolare sua opera, non musicale però, ma letteraria, sulla quale soprattutto si appunta la nostra curiosità: egli scrisse infatti, in latino, un Epitaphium Carpentarii (cioè L'epitaffio di Charpentier) nel quale immaginava se stesso dopo la morte, intenzionato a ritornare sulla terra in veste di fantasma. Ne citiamo un passo assai significativo: "Eccomi nudo, polvere per il sepolcro, cenere e nutrimento per i vermi. Ho vissuto abbastanza, ma troppo poco in confronto all'eternità [...] Ero musicista, valente fra i valenti e ignorante fra gli ignoranti. E come il numero di coloro che mi disprezzavano era molto più grande del numero di coloro che mi lodavano, la musica fu per me di poco onore e di gran peso; e, come nascendo nulla ho recato a questo mondo, allo stesso modo morendo, nulla ho portato via...".
Ma la modestia ed il pessimismo del musicista si sono dimostrate, alla lunga, davvero eccessive. È vero che alla sua morte, come egli previde, un oblio quasi totale coprì la sua opera, che vi rimase avvolta per due secoli e mezzo, ma il Tempo è stato galantuomo. A partire dagli anni '50 del secolo scorso la rinascita, negli studi e nei gusti del pubblico, dell'interesse per la musica barocca ha determinato tra l'altro una vera e propria rinascita della musica di Charpentier: ben al di là della sigla dell'Eurovisione, egli è oggi forse il più eseguito fra i compositori francesi del suo tempo.
Nel 2004 ricorreva il sessantesimo anniversario dello sbarco in Normandia: soprattutto in Francia si volle ricordare solennemente l'episodio bellico che costituì la svolta decisiva nella guerra contro i nazifascisti, e insieme le migliaia di caduti che quell'evento costò; ricorreva anche il quarto centenario della morte di Marc-Antoine Charpentier, e quando il mondo della musica volle dare il suo contributo a tale commemorazione storica, furono le note del suo celebre Te Deum a risuonare per ricordare la vittoria degli Alleati, e quelle del suo Grand Office des Morts a levarsi in memoria di quelle migliaia di vite spezzate.
 
Franco Bergamasco

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