La morte di Elliott Smith

See you later

"Sometimes I feel like only a cold still life
 only a frozen still life"
Elliott Smith
Accade spesso che un artista veda riconosciuto il proprio talento solo dopo la propria morte: è il caso di Elliott Smith, anima inquieta e fragile del sottobosco cantautorale americano. Smith, prima del tragico gesto che ha posto fine alla sua vita, si era fatto conoscere soprattutto grazie ad una serie di colonne sonore per Hollywood.
Steven Paul Smith, in arte Elliott Smith, nacque il 6 agosto 1969 a Omaha, Nebraska. I suoi genitori divorziarono l'anno successivo e con la madre si trasferì a Dallas, in Texas. Una famiglia d'arte, quella materna: il nonno e la nonna si dilettavano con la musica, il primo come batterista jazz, la seconda come cantante di standards blues nei locali della zona. L'eredità artistica ricevuta in dono dalla famiglia contribuì in maniera determinante alla formazione del songwriter americano. Elliott a 10 anni cominciò a comporre alcuni pezzi strumentali con il pianoforte. Per il giovane cantautore quello fu un periodo difficile: la madre si risposò e il rapporto con il patrigno si rivelò nel tempo difficile e tormentato, tanto che Elliott decise di trasferirsi dal padre a Portland, dove frequentò il liceo.
Erano i tempi dei primi gruppi, delle prime band con gli amici. Elliott suonava e registrava con mezzi di fortuna, si divertiva, ma la musica iniziava lentamente ad avere, nella sua vita, un peso specifico sempre più considerevole. Condor Avenue è la sua prima canzone, composta a soli sedici anni. Terminato il liceo, Smith decise di frequentare la facoltà di Filosofia sulle Dottrine Politiche, all'Hampshire College di Amherst, nel Massachusetts. In quegli anni fece la conoscenza di Neil Gust, una figura fondamentale nella sua vita: la loro amicizia, nel tempo, scaturì in un sodalizio artistico molto forte. Formarono un gruppo, gli Heatmiser.
La passione per la composizione indusse Elliott a migliorarsi come compositore e come musicista. Era stato raggiunto un punto di non ritorno: tornati a Portland dopo la laurea, i due decisero di fare sul serio e reclutarono un bassista (amico di Neil) e un batterista per completare la line up della band. Dopo una serie di concerti fortunati riuscirono a dare alle stampe il loro primo Lp, Dead Air. Nel disco Elliott racconta i sogni e gli incubi vissuti in quel periodo; lo stile malinconico dei testi contrasta con i riff elettrici, ma gli Heatmiser stavano cavalcando l'onda del grunge. Erano gli albori di un nuovo suono, di un nuovo modo di fare musica: i Nirvana di Kurt Cobain avevano dimostrato che nel rock era ancora possibile inventare, scoprire nuovi orizzonti sui quali lasciare un proprio segno distintivo.
Nonostante l'ottimo riscontro di pubblico e di critica fu soltanto l'anno seguente, con la doppia pubblicazione dell'Ep Yellow No.5 e del secondo album Cop And Speeder, che gli Heatmiser riuscirono ad esportare il proprio successo fuori da Portland. Il disco ottenne ottime recensioni sulle testate nazionali di maggior rilievo e questo procurò alla band fama in tutti gli Stati Uniti. Benché gli Heatmiser cercassero in ogni modo di rimanere ancorati alle sonorità grunge, la melodia stava prendendo il sopravvento; sia nell'Ep che nel disco vero e proprio vi sono momenti in cui il mood crepuscolare delle composizioni di Elliott lascia il posto ad un suono più solare, immediato. L'urgenza espressiva e il dinamismo delle chitarre vengono in parte abbandonati; sono le linee di basso ad essere messe in evidenza, in netta antitesi con i suoni di quel tempo, e la volontà da parte del gruppo di riscrivere a modo proprio la musica grunge riuscì solamente in parte: il disco è un progetto incompiuto che si divide tra il desiderio di Elliott di conferire alle composizioni maggior respiro e l'incompatibilità dei suoni di matrice decisamente heavy voluti dal resto della band.
La vena cantautorale di Smith iniziò a prendere il sopravvento e quello fu il motivo principale per il quale Elliott decise di dedicarsi ad un progetto personale. La sensibilità delle sue liriche doveva essere adeguatamente sostenuta dalla musica: nacque così il suo primo album, Roman Candle, un disco nel quale le sonorità sono di chiara ispirazione folk. Le melodie si inseriscono perfettamente nell'inquietudine dei testi che sembrano richiamare dal passato la solitudine e l'eccesso che suo malgrado Elliott aveva conosciuto sin dalla più tenera età. L'artista canta di giornate trascorse a ubriacarsi, di stati di abbandono, di suicidio, tutti temi che hanno fortemente caratterizzato la sua esistenza. La bellissima "No Name #1" esprime perfettamente questo messaggio.
A seguito del buon successo riscosso presso il pubblico underground, nell'estate del 1995 viene pubblicato per conto dell'etichetta Kill Rock Stars un secondo Lp solista: Elliott Smith. L'esperienza acquisita nel disco precedente conferisce all'album una nuova visione d'insieme, più armonica. Le canzoni prendono vita attraverso i testi, ma è la voce sofferta e malinconica a fare la differenza. La chitarra acustica, che fa da sfondo a tutto l'album, impreziosisce più di ogni altro strumento le opere di questo artista straordinario.
Nel 1996 Smith decise di fare un ultimo album con gli Heatmiser, Mic City Sons. Un connubio perfetto tra l'intimismo decadente delle composizioni di Elliott e il rock delle canzoni di Neil Gust, suo vecchio amico. Il diverso approccio musicale, che aveva causato lo scioglimento della band, diventa in questo disco la base su cui lavorare. Plainclothes Man ne è un chiaro esempio: lo stile malinconico di Smith viene edulcorato nelle sue radici da profonde venature rock, un esperimento riuscitissimo. Neil Gust ed Elliott Smith, ovvero l'anima e il corpo del gruppo, avevano confezionato un lavoro "figlio di mille compromessi" e forse proprio per questo il miglior disco firmato Heatmiser.
Il 1996 fu un periodo molto intenso per Elliott: sul piano professionale l'album finale degli Heatmiser e l'interessamento della Virgin, nella sfera dei sentimenti l'inizio della relazione con Joanna Bolme, una storia piuttosto tormentata che lo spinse a trasferirsi a New York dove, dopo un anno, diede alle stampe Either/Or, secondo la critica il suo album migliore. La riflessione, gli accordi in minore, il fingerpicking, i continui passaggi armonici erano diventati una caratteristica del cantautore americano.
Dal punto di vista artistico le cose stavano prendendo una buona direzione (dopo aver aperto con Larry Grane uno studio di registrazione, Gus Van Sant decise di utilizzare Miss Misery nella colonna sonora di Will Hunting), da quello personale, invece, stavano peggiorando. I farmaci antidepressivi e, soprattutto, gli alcolici lo avevano spinto a gesti d'incoscienza sempre più gravi, pericolosissimi, come saltare nel vuoto dagli scogli (la sua percezione di sé come corpo era quasi nulla), e proprio a seguito di uno di questi episodi venne portato per un paio di settimane in un ospedale psichiatrico in Florida. La depressione aveva raggiunto un punto di non ritorno.
La fine del 1997 fu per Elliott ricca di eventi. Gus Van Sant gli chiese di poter utilizzare altre canzoni di Either/Or come colonna sonora del suo nuovo film; la DreamWorks di Steven Spielberg gli propose un contratto con il quale avrebbe pubblicato il prossimo disco; inoltre Miss Misery venne candidata agli Oscar come miglior canzone.
Il quarto album venne dato alle stampe nell'estate del 1998 con il nome di XO. Canzoni forti, coraggiose, nelle quali i testi, nonostante il controllo di una major, non avevano subito alcuna censura; i passaggi vocali da una tonalità all'altra oltre che una peculiarità di Elliott erano diventati una piacevole costante. XO è l'album della piena maturazione artistica e compositiva: Elliott Smith era diventato a tutti gli effetti un personaggio pubblico. Nel 2000, al culmine del successo, pubblicò un nuovo album, Figure 8. Fu l'ultimo Lp da studio.
Più Elliott diventava famoso, più la sua salute ne risentiva. Decise di esporsi il meno possibile: niente più apparizioni televisive e concerti sempre più radi. Era dipendente dagli psicofarmaci e dall'alcol, le droghe lo stavano consumando. La sovraesposizione nei confronti del mondo lo aveva definitivamente affossato. Il successo aveva acuito in lui l'idiosincrasia nei confronti dell'esistenza.
Il 21 ottobre 2003 venne trovato morto a Echo Park vicino a Los Angeles, California, all'età di 34 anni. Si era pugnalato al cuore, morendo all'istante. La morte di Elliott Smith fu catalogata come suicidio, nonostante l'inconsueta dinamica. Secondo l'autopsia ufficiale autoinfliggersi coltellate nel petto è un modo assolutamente atipico per darsi la morte. Inoltre il pugnale venne rimosso dalla fidanzata Jennifer Chiba prima dell'arrivo delle autorità. Poco prima di morire stava lavorando al suo ultimo e sesto album From a Basement on the Hill, uscito postumo nel 2004. Il disco è il ritratto di un artista fragile, a tratti geniale, purtroppo schiacciato dal mal di vivere e, nonostante questo, in grado di regalare una delle pagine più importanti del panorama cantautorale moderno.
 
Marco Pipitone

Discografia:

Roman Candle (1994; on Cavity Search)
Elliott Smith (1995; on Kill Rock Stars)
Either/Or (1997; on Kill Rock Stars)
XO (1998; on DreamWorks)
Figure 8 (2000; on DreamWorks)
From a Basement on the Hill (2004; on Anti-Records)
New Moon (2007; on Kill Rock Stars Domino Records)

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