Rituali funebri nella cultura islamica

Il termine arabo islam significa "dedizione" e deriva dalla parola "pace". Potremmo dire che sorge repentinamente per opera del profeta Muhammad (Maometto) e che le basi della religione islamica sono racchiuse nel libro sacro che lo stesso ha scritto, il Corano.
Tra i cinque pilastri della fede islamica - la testimonianza di fede, le cinque preghiere giornaliere, la zakat, il digiuno del mese di Ramadan e il pellegrinaggio a La Mecca - la preghiera esprime nel modo più diretto la pura dedizione a Dio.
Maometto commentava l'annuncio della morte di un amico in termini che potrebbero apparire inusuali. Sosteneva che bisognasse essere felici per lui, perché la vita nell'aldilà è veramente meno impegnativa di quella che viviamo sulla terra e aggiungeva, per ribadire il concetto, che ciò che era stato lasciato, ovvero il corpo fisico, era una continua preoccupazione, una interminabile serie di problemi e di dolori.
Di fatto i musulmani considerano il rito funebre uno dei servizi finali da offrire ai propri cari ed una opportunità per ricordare la brevità della vita su questa terra. Il Profeta riteneva che tre opere possono continuare ad aiutare una persona anche dopo la morte: la carità che aveva profuso, la conoscenza che aveva trasmesso e le preghiere pronunciate per il morto da parte di un figlio giusto.
Di norma, per i musulmani, la sepoltura deve avvenire entro 24 ore dalla morte o comunque molto velocemente, per il rispetto che si deve provare nei confronti del defunto. Nel culto islamico il lavaggio della salma è un momento fondamentale, anche se rapido, e costituisce l'ultima purificazione, una sorta di obbligo senza espletare il quale il corpo non può essere deposto nella terra ("si nasce puliti e si deve andare in terra puliti"). Il rito del lavaggio dura pochi minuti e viene preferibilmente affidato a persone anziane, rispettate dalla comunità: in caso la persona morta sia una donna è preferibile che il lavaggio sia praticato da una femmina, in caso sia un uomo da un maschio.
La salma viene avvolta in un telo bianco i cui lembi vengono sollevati via via che si procede. Il rito consiste in una abluzione più completa che inizia dalle estremità superiori, continua alle estremità inferiori e sale fino al capo, concludendosi con l'aspersione di acqua nel naso e nelle orecchie del defunto. Il corpo viene poi asciugato, profumato con essenze particolari, avvolto in un lungo telo bianco, deposto su una panca e ricoperto con un grande panno.
Quando si utilizza un cofano funebre la salma viene ugualmente lavata, profumata e avvolta nel telo bianco; tuttavia sarà il feretro ad essere ricoperto da un grande drappo. Il corpo del defunto, prima della sepoltura, viene portato nella moschea oppure in un luogo di preghiera. Tradizionalmente veniva sorretto a braccia da un numero dispari di uomini, ma, considerate le distanze di una media cittadina italiana, questa usanza è mutata con l'impiego del carro funebre. Intorno al corpo purificato e avvolto nel tessuto, oppure intorno al feretro già chiuso, si riuniscono alcuni uomini per la preghiera più rilevante di tutta la cerimonia: da questo momento la salma non può essere più toccata, né avvicinata. Le donne sono escluse da questo atto rituale, esclusivamente maschile.
Dopo la preghiera esistono due possibili strade: se la famiglia ha deciso di lasciare il corpo in Italia il feretro dovrà essere trasportato al cimitero e seppellito a contatto con la terra (il defunto dovrà essere posizionato su un fianco se uomo o sulla schiena se donna, con il volto semiscoperto affinché possa guardare verso La Mecca); se la famiglia predilige il rimpatrio il feretro sarà condotto all'aeroporto.
È utile ricordare che la tradizione islamica tende a seppellire i morti senza bara, avvolgendoli con un pezzo di stoffa; il corpo viene posato sul fondo, non direttamente a contatto con la terra ma su un letto di foglie, e poi viene coperto con lastre di pietra grezza per non fare giungere direttamente la terra sul corpo.
 
Maria Angela Gelati

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