Facetomb e Urnlight a Tanexpo 2010

Ripensare i cimiteri del futuro

L’immagine che si ha di un cimitero è quella che deriva dal modello ottocentesco, per tanti anni rimasto matrice di quelli attuali. Se si escludono rari casi, quali ad esempio il cimitero monumentale di Staglieno a Genova o quello du Pere Lachaise a Parigi, dove passeggiare e incontrarsi è diventata una azione di svago e di cultura, la maggior parte invece sono spazi lugubri e che incutono timore tanto che le persone vedono come una liberazione e un sollievo l’uscita dal recinto cimiteriale. Nonostante molti architetti si siano occupati della materia con risultati eccellenti (ricordiamo, fra tanti, la cappella di Carlo Scarpa per la tomba Brion a San Vito d’Altivole), il linguaggio complessivo della percezione del cimitero non è sostanzialmente cambiato e il singolo edificio, per quanto di elevata fattura, non riesce a qualificare l’intero spazio.
Serviva un’idea radicale, che non coinvolgesse una singola unità, ma che dettasse nuove linee guida mettendo in discussione l’intero spazio cimiteriale, trasformandolo radicalmente e adeguandolo di fatto ad una percezione contemporanea fatta di immagini, una sorta di galleria d’arte dove il defunto si sarebbe assunto le proprie responsabilità e ci “avrebbe messo la faccia”, senza ambiguità o timori. Così facendo si sarebbe ampliato il modo di fruire lo spazio cimiteriale, trasformandolo da luogo di raccoglimento per il proprio defunto a luogo di svago e, perché no?, di divertimento, per scoprire “di chi fosse la faccia”.
Il progetto FaceTomb, di Andrea Marcuccetti e Mauro Pantuso, è improntato sul concetto di identità, un modo radicale di concepire l’elemento che denota la chiusura delle tombe a terra o a parete, eliminando tutti quegli orpelli che si trovano sul coperchio tombale (nome, foto, lampada, vaso per i fiori). L’idea progettuale prevede la foto del defunto su tutta la superficie dell’elemento di chiusura, così da denotare in modo inequivocabile la tomba, cosa che il nome e cognome incisi non garantiscono in modo evidente; questi verranno collocati nello spessore del coperchio sui due lati verticali, per essere letti se interessati. Il vaso per fiori FlowerLight sarà posto per terra con elementi in successione; l’illuminazione sarà prodotta dalla stessa lastra non in modo passivo, ma interagendo con la luce del giorno e della notte. FaceTomb è costituito da un pannello honeycomb in alluminio, da una pellicola illuminante a 12 volt e da elementi a mosaico trasparente che possono illuminarsi il giorno dell’anniversario o quando lo si riterrà opportuno. Le immagini dei volti delle persone defunte dovranno essere impostate in maniera identica, riempiendo tutto lo spazio disponibile del coperchio, dalla fronte al mento e dall’occhio destro fino al sinistro. La FaceTomb a terra segue principi analoghi: si differenzia nel modo con cui è “tagliata” la faccia, a metà, agli uomini la parte destra e alle donne la sinistra; un’eventuale coppia si potrà così ricomporre idealmente. Anche in questo caso i visi delle persone defunte dovranno essere rifilati allo stesso modo, dalla fronte al mento e dalla parte sinistra a metà naso.
L’intento del progetto è quello di cambiare radicalmente e totalmente l’aspetto delle gallerie e degli spazi cimiteriali rendendoli più consoni ai mutati codici linguistico-espressivi della contemporaneità, punto di partenza per ripensare i futuri luoghi di sepoltura. Il passo successivo comporterà l’utilizzo di video con movimenti più o meno lenti, con tecnologie touch screen che animino ulteriormente l’ambiente e con una sorta di cabina di regia: una installazione permanente che muta e che non si presenta mai uguale.
Viste la sempre maggiore richiesta di cremazione, sdoganata anche dal mondo cattolico, e la possibilità che l’urna cineraria sia conservata in casa dai congiunti, soluzione questa che tra l’altro va ad alleggerire il problema dello spazio nei cimiteri, l’idea di Andrea Marcuccetti nel progettare UrnLight è stata quella di creare un elemento che avesse una propria identità, mantenendo una sobrietà estetica, e che nel contempo non denotasse altro oggetto se non l’essere “urna cineraria”. Un parallelepipedo con i piani incollati in modo da non vedere giunzioni, formati da un sandwich di legno multistrato o honeycomb in alluminio, pellicola illuminante e onice. L’aspetto finale è quello di un pezzo unico di onice, come fosse un blocchetto di pietra. Nella parte di appoggio (nascosto alla vista) troveremo inciso il nome del defunto e un piccolo coperchio contenente le batterie e l’interruttore elettronico per l’accensione nel momento opportuno.
Pensata per tutti coloro che non desiderano tenere in casa le urne cinerarie, UrnLightSystem è una struttura formata da un sistema modulare e composta da elementi in legno lamellare o plexiglass; opportunamente progettata, può essere ricomposta diventando una cappella che, montata in modo rettilineo o aggregando più elementi, determina nuove spazialità cimiteriali interne ed esterne. Il progetto è impostato sui concetti di uguaglianza e di identità: ogni UrnLight diventa un blocco di pietra unico e irripetibile, ma che, se utilizzato per un progetto d’insieme, denota la propria identità in particolari ricorrenze o quando lo si ritiene opportuno tramite la consolle Caronte che, alla stregua del personaggio dantesco, lo può illuminare e ci porta ad ascoltare o a vedere parti della vita del defunto. Una serie di vasi lampada FlowerLight posti all’interno e all’esterno sono utilizzabili come contenitori di fiori, posti non esclusivamente ad personam, ma per l’insieme e in memoria di tutti.
UrnLightSystem e FaceTomb sono progettati per un pensiero innovativo a più ampio respiro: ripensare e costruire il cimitero del futuro, che superi il modello ottocentesco e che si confronti con la contemporaneità grazie a linguaggi nuovi per nuove spazialità e per nuovi utilizzi. Solo così, agli albori del terzo millennio, tramite creatività e innovazione entreremo più serenamente nei luoghi del ricordo.
 
Nara Stefanelli

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