a firenze, con il fondamentale contributo della OFISA

il Progetto Medici

Avremmo potuto corredare questo articolo con le immagini delle casse di zinco, foderate di lino grezzo, recanti sul coperchio una croce e il nome del Granduca Cosimo I e di sua moglie Eleonora di Toledo, ad esempio, ma è stato concordato che nessuna immagine troppo "personale" o "privata" avrebbe dovuto essere strumentalizzata, violando quella riservatezza e quel cristiano pudore che qualunque decesso esige. Sarebbe stata una proficua pubblicità per la OFISA, che ha generosamente offerto il proprio contributo per portare a termine, periodicamente, quelle operazioni di esumazione, studio e inumazione delle salme del ramo granducale dei Medici, sepolti nelle Cappelle Medicee, ma non si è voluti venir meno a questo debito accordo.

Il 25 maggio 2004, infatti, hanno avuto inizio le operazioni del Progetto Medici, uno studio paleopatologico e storico che coinvolge a vario titolo la Soprintendenza Speciale al Polo Museale Fiorentino, le Università di Pisa e di Firenze e l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, unitamente all'Opera Mediceo-Laurenziana e che durerà almeno due anni. In realtà, anche la OFISA è protagonista del progetto, in quanto le salme, scheletrizzate o mummificate, dopo essere state esumate, studiate (perfino restaurate) e ricomposte, vengono nuovamente inumate, utilizzando casse di zinco, rigorosamente saldate, in modo da preservarle dai danni del tempo e dalle eventuali calamità naturali, di cui sono state, invece, vittime in passato.

Il Progetto Medici ha uno scopo molto articolato: si propone, infatti, come indagine paleopatologica, storico-medica, storico-artistica, ma ha anche un intento conservativo importantissimo. In seguito all'esondazione dell'Arno del 1966, infatti, queste sepolture sono state danneggiate e le esumazioni finora condotte hanno messo in luce una situazione seriamente compromessa, che avrebbe, comunque, avuto bisogno di essere globalmente risanata.

Il Progetto Medici è nato su proposta del Prof. Gino Fornaciari, paleopatologo dell'Ateneo pisano; la paleopatologia è la scienza che studia le vestigia morfologiche delle malattie sviluppatesi in tempi non attuali e solo in questi ultimi decenni ha assunto la configurazione di disciplina autonoma, nella quale confluiscono archeologia, antropologia fisica ed anatomia patologica. Storia della Medicina e Paleopatologia si integrano in modo naturale ed armonico, contribuendo, in modo pluri ed interdisciplinare, alla ricostruzione di determinate situazioni e fornendo una serie di dati che hanno una innegabile importanza dal punto di vista scientifico, storico, antropologico e culturale in senso lato.

In particolare, l'indagine paleopatologica riveste, però, un interesse antropologico e medico. Antropologico perché dall'aspetto e dall'incidenza delle diverse patologie è possibile risalire, in via indiretta, alle abitudini e allo stile di vita delle popolazioni del passato. La situazione patologica di una società riflette, in altri termini, le sue condizioni generali ed il suo sviluppo e i resti umani sono una sorta di archivio biologico che conserva questa serie di evidenze. Medico perché la ricerca dell'epoca d'insorgenza di alcune malattie attuali e la ricostruzione, almeno ipotetica, delle prime vie di diffusione delle malattie infettive non possono che suscitare un altissimo interesse nel campo della medicina.

Questi dati, uniti a quanto viene ricavato dalle fonti documentarie, letterarie ed artistiche, contribuiscono a fornire uno spaccato estremamente suggestivo di una facies storico-culturale ben individuata, permettendo un approccio globale e critico ai lati ancora poco noti della vita di determinati gruppi umani del passato: una sorta di Storia della Medicina basata sulle evidenze (Evidence Based History of Medicine), che riflette una impostazione a cui la Facoltà medica fiorentina tiene in modo particolare.

 

Tutto questo riveste importanza particolare nel caso del Progetto Medici, in quanto si tratta di una sequenza familiare senza soluzione di continuità, che interessa un gruppo ben caratterizzato socialmente e culturalmente e che potrà gettare luce su aspetti particolari del modo di vita di una classe socialmente elevata del nostro Rinascimento. Facoltà di Medicina di Pisa e di Firenze collaborano, quindi, in modo sinergico a questo progetto: l'Università di Firenze ha messo, inoltre, a disposizione l'équipe del Geom. Fabio Fallai che si occupa, con grandi professionalità e sensibilità, dell'aspetto tecnico e operativo.

 

I lavori sono iniziati grazie anche al sostegno di due Università americane, ma in questo momento la situazione economica è estremamente precaria e sarebbe necessario un intervento significativo, per poter restaurare anche una serie di reperti che, inaspettatamente, sono venuti alla luce. Era difficilmente prevedibile, infatti, che, dopo tanti secoli e tante disavventure, fosse possibile ritrovare ancora oggetti, tessili e preziosi. Non è la prima volta che queste salme vengono riesumate: il primo spostamento risale al 1559, quando Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano vennero traslati dalla Sagrestia Vecchia alla Sagrestia Nuova. Nel 1791, per esigenze legate a problemi di spazio all'interno delle Sacrestie delle Cappelle Medicee, veniva effettuata la rimozione delle casse contenenti le deposizioni funebri dei Medici, escluse quelle conservate nei sepolcri di marmo, finché, nel 1857, tutte le sepolture, per ordine di Leopoldo II, vennero ordinate nella sistemazione attuale: qualche anno dopo, nel 1875, Alessandro e Lorenzo duca d'Urbino, venivano esumati per ordine del Direttore delle Regie Gallerie Fiorentine e, nel 1895, Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano, per ordine di Monsignor Giovannini.

 

La generale sistemazione del 1857 fu determinata dalla volontà del granduca Leopoldo II, spinto dalla necessità di difendere le sepolture, conservate in superficie ed accessibili a tutti, dai continui atti di violazione e ruberia: si procedette, quindi, alla identificazione delle salme e alla loro sepoltura definitiva.

 

La prima esumazione e ricognizione delle ceneri dei Medici ebbe quindi luogo nel 1857, ma il resoconto dell'operazione fu pubblicato solo dopo 30 anni, in un articolo apparso nell'Archivio storico italiano, in cui si proponeva la pubblicazione del Processo Verbale della ricognizione, ricostruita sulla base degli scarni documenti disponibili, prevalentemente manoscritti. Nel secondo dopoguerra, inoltre, nel momento in cui le deposizioni venivano nuovamente sistemate, dopo che erano state sottoposte a lavori di tutela architettonica per scongiurare i possibili danni della guerra, veniva effettuata una seconda ricognizione, i cui risultati non furono mai pubblicati integralmente. Durante queste ricognizioni, le deposizioni furono oggetto di uno studio estremamente parziale, sia per la mancanza di strumentazione adeguata, sia per una certa approssimazione procedurale, tanto da rendere, oggi, probabilmente necessaria anche la conferma dell'identificazione di alcune di esse.

 

Questo è anche uno degli obiettivi che si propone il Progetto Medici, acquistando una valenza nuova, ricca ed articolata: il progetto prevede, infatti, uno studio su più livelli, a partire dall'esame antropologico, paleopatologico e radiologico dei corpi.

 

Le operazioni, come abbiamo già detto, sono iniziate il 25 maggio 2004 e sono proseguite regolarmente: le prime sepolture interessate sono state quelle di Cosimo I, Eleonora di Toledo, sua moglie, e dei figli, don Giovanni e don Garzia: queste salme erano state già interessate dalle esumazioni di metà Novecento, quando vennero recuperati gli abiti di Cosimo, Eleonora e don Garzia, che ora sono esposti alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti. In seguito, si è proceduto a individuare la sepoltura di Gian Gastone, l'ultimo dei Granduchi, morto, senza eredi, nel 1737: dal punto di vista archeologico, si è trattato di un impasse notevole, in quanto l'ultimo dei Granduchi non era inumato in un alveo simile a quello dei precedenti, ma in una cripta, la cui esistenza non era ben comprovata dalle fonti; insieme a lui, i corpi di sette bambini e di un ragazzo. Alcuni di questi corpi erano mummificati e recavano i resti del corredo funerario: in particolare, il corpo di quello che è stato identificato, con ogni verosimiglianza, in don Filippino, figlio del Granduca Ferdinando, era vestito con un abito rosso, ben conservato, completo di giubba e calzoni, scarpine e camicia. La salma di Gian Gastone, chiusa nella cassa di piombo, a sua volta all'interno di una cassa lignea, appariva coperta dalla Cappa Magna dell'Ordine di Santo Stefano: la "corona chiusa", in rame dorato, e le due medaglie d'oro erano al loro posto.

Le operazioni di recupero di questi materiali sono ancora in fieri, dal momento che è difficile intervenire in un ambiente che presenta caratteristiche climatiche peculiari: i tecnici dell'Opificio delle Pietre Dure sono all'opera per individuare le strategie di intervento più appropriate, in modo da garantire la conservazione dei tessili e di quanto, ancora, potrà essere, un giorno, restaurato e reso fruibile a tutti.

Per dar modo, quindi, di valutare con calma la situazione, si è proceduto alla esumazione delle salme scheletrizzate di Francesco I e Giovanna D'Austria, già studiate a metà Novecento: in quella occasione, purtroppo, gli antropologi erano interessati a parametri particolari, che potessero essere utilizzati per delineare le teorie eugenetiche, allora in voga. Per questo motivo gli annessi cutanei delle salme, che nel 1857 erano perfettamente conservate, vennero eliminati, al fine di poter disporre delle ossa: questo rappresenta un problema per le indagini attuali, in quanto l'eventuale ipotesi di morte per avvelenamento di Francesco I avrebbe potuto essere più facilmente documentata da un'analisi condotta su capelli e unghie, non più conservati.

In ogni caso, comunque, l'intento del progetto va ben oltre la soddisfazione di una "curiosità" di questo tipo, su cui esiste una vastissima letteratura, non sempre sostenuta da un adeguato approccio storico: oltre allo scopo archeologico, che getti luce sui rituali funerari del periodo, e a quello conservativo e storico-artistico, obiettivo del progetto è quello, come si è detto, di una indagine paleopatologica e storico-medica. Per raggiungere questi obiettivi sono stati previsti esami estremamente raffinati: le indagini di laboratorio comprenderanno: antropologia, paleonutrizione (mediante spettroscopia ad assorbimento atomico), spettroscopia infrarossa (per lo studio delle macromolecole organiche), anatomia patologica, istologia, istochimica, immunoistochimica, microscopia elettronica, biologia molecolare (studio del dna antico residuo) ed identificazione e tipizzazione di agenti patogeni antichi. Il tentativo di ricostruzione biologica globale sarà effettuato utilizzando le tecnologie biomediche più moderne e mirerà ad ottenere il maggiore numero possibile di informazioni sull'ambiente, sullo stile di vita e sulle malattie che colpirono questi importanti personaggi del Rinascimento italiano. Sarà possibile, inoltre, determinare l'incidenza dei diversi quadri morbosi, clinici e sub-clinici, nell'ambito delle classi socialmente elevate della Toscana del Rinascimento e determinarne la Patocenosi, cioè l'insieme delle patologie caratterizzanti.

Il progetto di studio impegnerà diversi Ricercatori, coordinati dal Prof. Gino Fornaciari e dalla Prof. Donatella Lippi, della Facoltà di Medicina di Firenze, unitamente alla Dottoressa Monica Bietti, Direttrice delle Cappelle; il lavoro in loco è previsto per un periodo di circa un anno, e sarà affiancato ad un lavoro di laboratorio e di ricerca storica della durata di circa due anni. Le analisi di radiodiagnostica sono effettuate dal Prof. Natale Villari, della Facoltà di Medicina di Firenze, sono attive anche collaborazioni con esperti di diversi settori: la Dottoressa Vitiello (Pisa), ad esempio, è il referente degli studi antropologici, mentre il Prof. Rollo (Perugia), mediante tecniche estremamente sofisticate, approfondisce il rapporto tra modelli reali ed esiti artistici, quali l'iconografia ci ha tramandato. Nel mese di dicembre, è intervenuto, inoltre, il Prof. Marchisio, di Pisa, per monitorare, col geo-radar, eventuali spazi sotterranei, così come i Professori Mari e Bertol, dell'Ateneo Fiorentino, approfondiranno le indagini tossicologiche e il Dr. Mario Milco D'Elios (Firenze) la parte di medicina molecolare.

I risultati delle ricerche sono regolarmente resi pubblici tramite conferenze stampa, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale al Polo Museale Fiorentino, ma il resoconto periodico delle operazioni è inserito in tempo reale nel sito della Facoltà di Medicina dell'Università di Firenze e può essere agevolmente visualizzato digitando "Progetto Medici" nell'apposito motore di ricerca interno del sito www.med.unifi.it e consultando le pagine e i relativi link. Sul sito, possono essere visionate le immagini selezionate e le varie tappe dei lavori. Una colomba bianca in campo azzurro (news) documenta, infine, l'impegno dell'OFISA, nel garantire degna sepoltura alle salme di quelli che furono Signori di Firenze negli anni del Rinascimento.

 

Donatella Lippi *

 

* Donatella Lippi è nata a Firenze nel 1959 e si è Laureata in Lettere Classiche nel 1982. Specializzatasi in Archeologia, Storia della Medicina, Bioetica, Archivistica, ha dedicato diversi anni all'insegnamento nella Scuola secondaria, per poi vincere una valutazione comparativa come Professore Associato di Storia della Medicina, venendo chiamata dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze, dove attualmente lavora. È iscritta a numerose Società Scientifiche e ha all'attivo numerose monografie e contributi scientifici su riviste nazionali e internazionali.



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