"IL POETA E LA MORTE DELLA MADRE"

A MIA MADRE
Ora che il coro delle coturnici
ti blandisce nel sonno eterno, rotta
felice schiera in fuga verso i clivi
vendemmiati del Mesco, or che la lotta
dei viventi più infuria, se tu cedi
come un'ombra la spoglia
(e non è un'ombra,
o gentile, non è ciò che tu credi)

chi ti proteggerà? La strada sgombra
non è una via, solo due mani, un volto,
quelle mani, quel volto, il gesto d'una
vita che non è un'altra ma se stessa,
solo questo ti pone nell'eliso
folto d'anime e voci in cui tu vivi;

e la domanda che tu lasci è anch'essa
un gesto tuo, all'ombra delle croci.


Eugenio Montale


Un volo gioioso di uccelli - le coturnici - nel paesaggio ligure caro alla prima età del poeta (la punta del Mesco); sullo sfondo la lotta dei viventi, quella che Montale chiamò "una guerra cosmica e terrestre, senza scopo e ragione" (la poesia è del 1942): in questo scenario nasce una delle più alte meditazioni montaliane sul tema della morte, in occasione della scomparsa della madre; ed è a lei stessa che il poeta si rivolge. Essa sentiva ormai il proprio corpo (la spoglia), la vita terrena, come una trascurabile ombra, qualcosa da abbandonare senza rimpianti; per la fede religiosa che era in lei è solo con l'anima, immortale, che ci si avvia verso l'altra vita, il Paradiso cristiano, lungo un cammino dove si è ormai sgombri da quel peso. Per il figlio, che ha ormai preso congedo dall'antica fede, non è così: la nostra vita non è l'ombra di un'altra, ma vale per se stessa. Non è possibile separare una persona, la sua vita, il ricordo che ne rimane, da un preciso, inconfondibile e prezioso segno concreto (quelle mani, quel volto, quei gesti), che unisce inscindibilmente corpo e spirito. Montale ripercorre qui, certo consapevolmente, le orme di Ugo Foscolo nei Sepolcri; la persona cara resterà idealmente viva, insieme a tanti altri, in un laico eliso (il termine ha una significativa connotazione classica, cioè precristiana) che ha sede non in un altro mondo ma nella memoria di chi resta; e lì si troverà in virtù della forza del ricordo di quel concreto volto, di quello spirito incarnato nella irripetibile materialità dell'esistenza. Un valore, quest'ultimo, che la furia insensata degli uomini sta sistematicamente schiacciando (1942…).
 
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