IL PO VA IN GIÙ

LETTERA APERTA AD ALFONSO DE SANTIS

Egregio Signor De Santis,

ho letto con grande piacere il suo intervento sul n° 6 di OLTRE MAGAZINE, che ritengo impoverito dall'assenza dei suoi scritti, e non posso fare a meno di esprimerle ancora una volta la mia stima e la condivisione del suo pensiero. Ma non tutti amano la libertà come lei. L'argomento è perfettamente centrato: qualcuno si è talmente assuefatto a camminare con la propria scimmia sulle spalle che non si è accorto che l'antitrust l'ha tolta; e invece di approfittarne ha tentato di mettersene una più grande, perché ha scelto di rinunciare ad un diritto naturale ancorché costituzionale.

"Libero è colui che preferisce perdere secondo le regole che vincere barando"; le regole della concorrenza sono altre, non quelle scelte e fatte pesare da un gruppo di operatori che ancora una volta ha perso un treno non proponendo cose ormai improcrastinabili per non vedere scendere ancor di più la già bassa produttività del settore e la trattazione con l'utenza piena di "se", specialmente in occasione di servizi complessi per loro stessa natura.

Nel frattempo l'ex Ddl 4144, ora 3310, è passato anche al Senato e sembra che con l'uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale sia dal punto di vista amministrativo che operativo si sia posto un argine alle estemporaneità pseudofederaliste che si andavano man mano delineando nei regolamenti regionali (ma perché mai non hanno aspettato la nuova legge nazionale prima di partire?). Più importante ancora sembra la sentenza della Corte di Cassazione sezione I n° 11726 del 6 maggio 2005 che dovrebbe far cessare i balletti da quintetto (pare che il titolare non possa portarsi la sua merce in spalla); i comuni e le regioni non c'entrano nulla con il trasporto e la risoluzione dell'AGCM del '98 viene più volte richiamata: si spera che finalmente venga recepito che ciò che questo organo indipendente emette deve essere rispettato da tutti.

Dopo aver fatto per decenni la mia parte nella zona in cui opero con iniziative che sono state a vantaggio di tutti, puntualmente ringraziato a scarpate in faccia da chi ne ha più goduto con comportamenti opportunistici allineati allo spessore culturale e morale di chi li ha esercitati, ho allargato il mio campo di battaglia; continuo a fare ciò che ritengo giusto, ma resto allibito di fronte a risposte come quella della Regione Lombardia che dopo aver fatto danni vuole farsi anche beffe giustificando l'infrazione dell'articolo 41 con la scusa di voler qualificare il settore e poi basta che un analfabeta frequenti poche ore di corso e ottenga un attestato di frequenza per poter accedere al comparto in una Italia dove per avere qualche probabilità di vincere un concorso da operatore ecologico (per titoli ed esami) non bastano una laurea ed un paio di master (senza spinta).

Un proverbio cornalese tradotto in italiano dice che "il Po va in giù"; questa gente lo sta facendo andare in su, ma ne sarà travolta. L'unico quesito è: quando? La saluto riconfermandole la mia stima e le consiglio di non lasciar perdere l'opportunità di OLTRE MAGAZINE. Il Direttore è libero di pensarla in maniera diversa, ma deve tener conto che "il pensiero di…" De Santis ha un suo forte peso specifico nella pur interessante rivista, e che non si vive di solo pane. Senza contare che "la responsabilità delle opinioni e degli apprezzamenti espressi negli articoli pubblicati è dei singoli autori".

 
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