Pilla, lo stile ha un volto

Intervista a Ivo Sedazzari, il designer che da oltre trent'anni collabora con l'azienda vicentina nella creazione degli oggetti d'arte funeraria. Un sodalizio in grado di imporre uno stile famoso in tutto il mondo: lo "Stile Pilla".

Per Ivo Sedazzari, da quarant'anni designer nei settori orafo e funerario, progettare oggetti preziosi non è mai stato solo un lavoro. Piuttosto, una passione che lo accompagna fin da quando era studente al Liceo Artistico di Parma. "Il mestiere che faccio è la continuazione della mia passione per l'arte nata negli anni giovanili", racconta dal suo quartier generale di Vicenza dove ha sede l'azienda orafa Sauro di cui è titolare assieme ai figli Cosimo e Jacopo. Il suo ufficio, inserito in un ampio open-space, è immerso in un disordine operoso, fatto di matite, schizzi, tavoli da disegno e computer: il laboratorio di un creativo a tutto tondo, più che la sede del tipico imprenditore del Nord-Est. Nel settore del bronzo artistico Ivo Sedazzari è da oltre trent'anni la "mano" che firma il design prestigioso di gran parte degli oggetti prodotti da Pilla, l'azienda vicentina tra i leader mondiali indiscussi del mercato. Una collaborazione strettissima che in questi anni ha contribuito non poco ad imporre lo "Stile Pilla" all'attenzione degli operatori di settore, in grado di riconoscere un prodotto a marchio Pilla con un solo sguardo.
Prima Milano, come designer e pubblicitario, poi Vicenza, con l'impegno nei settori orafo e funerario e l'inizio di una personale avventura imprenditoriale. Un percorso articolato il cui denominatore comune è rimasto invariato: il design.
"Dopo il liceo artistico, mi sono diplomato all'Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, e proprio nella metropoli lombarda ho intrapreso la mia carriera di designer pubblicitario. All'epoca le due professioni non erano così distinte come oggi, e questo dava modo di sperimentare la propria creatività, operando in settori molto diversi. Mi considero assai fortunato per le molte esperienze fatte in quel periodo: una fortuna resa particolare anche dal fatto che Milano, negli anni Cinquanta, era una città in grande fermento culturale ed era riconosciuta a livello internazionale come la capitale mondiale del design e della creatività. Successivamente, negli anni Settanta, mi sono trasferito nel Veneto, a Vicenza, dove ho iniziato a disegnare dapprima per il solo settore orafo e poi anche per quello cimiteriale. Da una decina d'anni, infine, assieme ai miei figli Cosimo e Jacopo, ho fondato la Sauro, un'azienda che produce gioielli e preziosi per la quale mi occupo di disegnare le collezioni".

Parlando di design, quali differenze ha riscontrato nel disegnare urne, vasi e oggetti d'arte funeraria rispetto ad altri settori?
"Fin dagli anni Settanta collaboro con Pilla, per la quale ancora oggi disegno gran parte delle collezioni. Prima di allora non conoscevo nulla del settore funerario: ricordo che all'epoca visitai una quantità innumerevole di cimiteri sia in Italia che all'estero, per farmi un'idea delle forme e delle immagini legate ad un ambito così particolare. In realtà, però, per me non cambia molto disegnare gioielli o realizzare vasi ed urne: l'approccio creativo rimane identico perché l'importante è l'oggetto in sé, la sua bellezza formale, l'armonia dell'insieme, al di là dell'uso a cui l'oggetto stesso è destinato. Nel settore del gioiello per tradizione si utilizzano materiali come l'oro e il platino, mentre nel funerario la materia prima è più povera. Tuttavia questo è un aspetto relativo, perché la vera bellezza di un oggetto prezioso sta nel segno, nel mescolarsi delle linee e nella dialettica creata nel contrasto tra vuoti e pieni. Questo è ciò che m'interessa, e che io chiamo design".

Osservando i prodotti Pilla si riconosce uno stile formale preciso, una linea di continuità con il passato che rendono i prodotti riconoscibili nel tempo e in un certo modo inimitabili. È corretto parlare di uno "stile" Pilla?
"Assolutamente sì. Ormai da anni Pilla produce oggetti che la rappresentano pienamente, che riportano in se stessi i valori dell'azienda e che per questo non possono essere confusi con i prodotti di altre aziende concorrenti. Negli anni si è creata una sorta di tradizione formale alla quale io mi rifaccio sempre ogni volta che disegno un nuovo oggetto. In questo senso, per me essere un designer non significa solo creare un oggetto esteticamente bello, ma pensarlo in funzione alle esigenze del mio committente: alla storia, alla tradizione e agli obiettivi futuri dell'azienda con cui collaboro. Per questo mi piace parlare di stile quando mi riferisco a Pilla".

Il sacro è un elemento irrinunciabile nell'arte funeraria. Come si è confrontato con l'iconologia sacra, aspetto che per un designer potrebbe anche risultare una eredità ingombrante con la quale misurarsi?
"Credo che spesso si sia portati a confondere ciò che è sacro con la rappresentazione del sacro. Per raccontare la figura di Cristo, non sempre è necessario mostrarne l'immagine. Io seguo una logica astratta, geometrica, non figurativa. Negli oggetti che disegno ritengo che l'elemento sacrale sia ben presente: nell'armonia delle forme, nella perfezione delle linee, nel gioco dei vuoti e dei pieni. Pensiamo solo alla sezione aurea o alla prospettiva centrale nei quadri del Quattrocento, dove tutte le figure tendono verso un punto preciso al centro del dipinto che, nel caso delle rappresentazioni sacre, corrisponde alla figura del Cristo. Aspetti diversi che cerco di riunire profondamente in ciò che disegno, senza preoccuparmi di ricercare una verosimiglianza figurativa che sarebbe solo formale ed esteriore".
 
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