UN PAPA, UN POETA

Di fronte alla scomparsa di un protagonista della storia contemporanea come papa Giovanni Paolo II, è certo che i nessi tra la sua persona e le arti, letteratura e musica in particolare, non sono la prima cosa che viene in mente.

Casomai, potremo forse scoprirci a ripensare con un certo qual senso di immedesimazione, mai provato prima, alle parole che un poeta, Alessandro Manzoni, dedicò alla morte di Napoleone, partendo proprio dall'immagine dell'umanità intera colpita dalla notizia:

 

 

Ei fu. Siccome immobile,

dato il mortal sospiro

stette la spoglia immemore,

orba di tanto spiro,

così percossa, attonita,

la terra al nunzio sta.

 

 

E, pochi versi dopo:

né sa quando una simile

orma di pié mortale

la sua cruenta polvere

a calpestar verrà.

In effetti a prevalere è proprio la consapevolezza di aver assistito appunto alla parabola umana di un personaggio storico decisivo: inutile ricordare qui il primo pontefice non italiano dopo secoli e secoli, il suo intervento nell'accelerare il processo che stava conducendo alla caduta della barriera politica che aveva lacerato per decenni il cuore stesso dell'Europa, la figura di un leader spirituale (e politico) capace di parlare al cuore e alla mente di un numero di persone semplicemente senza confronto rispetto a quello raggiunto da qualsiasi suo "collega", e si potrebbe continuare. Di fronte a tutto ciò, cosa sono i nostri libri e i nostri concerti? E con questo il nostro piccolo contributo potrebbe concludersi, un po' paradossalmente, ma abbastanza sensatamente.

Eppure… . Eppure non poche persone forse oggi ripensano anche a quello che per molti è stato uno dei più begli eventi anche (ma non solo) musicali degli ultimi decenni: nel giugno del 1985, nella basilica di San Pietro, Giovanni Paolo II volle celebrare una messa cantata le cui parti musicali vedevano Herbert von Karajan, alla testa dei Wiener Philarmoniker, con solisti e coro, dirigere la Kronung-Messe di Mozart; chi conosce, anche solo tramite le riproduzioni audiovisive, quell'evento, non può dimenticare l'incontro davvero toccante fra il volto e la voce del papa (così chiara ed espressiva allora, nel pronunciare il bel latino della liturgia) e la figura del grande direttore quasi ottuagenario - sarebbe morto pochissimi anni dopo - che proprio in quella occasione diede una delle ultime sue grandi interpretazioni; un evento, quello voluto da papa Wojtila, anche musicale, si è detto: perché ciò che lo rese davvero speciale, oltre alla statura dei protagonisti, fu proprio il fatto che non si trattò di un concerto, ma di una vera celebrazione liturgica.

In effetti, più ci si pensa, più conquista un proprio spazio nell'immagine di Giovanni Paolo II anche l'elemento di una sua assai peculiare "poliedricità", del tutto inconsueta, almeno ai tempi nostri, in un pontefice. Ed è qui che dietro il leader spirituale si delinea, come è noto, anche la figura di un poeta. Basterà accennare al fatto che l'impegno di Wojtila nell'arte della parola, dispiegatosi soprattutto negli anni giovanili, seppe trovare una sua sicura voce associando ai modelli di gravità solenne di provenienza biblica - i Salmi in particolare - la decisiva influenza della grande poesia metafisica inglese, da G. M. Hopkins a T. S. Eliot, e inserendosi significativamente nell'importante filone del contributo polacco alla poesia europea del secondo Novecento, al centro del quale troviamo la figura del premio Nobel C. Milosz. Un impegno che ha trovato una imprevedibile, quasi incredibile ripresa al capo opposto della vita dell'autore, colla recentissima (2003), notevole raccolta di liriche Trittico romano. E non pochi studiosi della figura intellettuale di Giovanni Paolo II (pensiamo in particolare al filosofo Giovanni Reale) affermano che i contenuti di pensiero espressi nei suoi versi sono organicamente collegati, come parte integrante del suo messaggio, ai contributi filosofici e teologici e alle linee portanti stesse del suo magistero pastorale. Non è dunque così irrilevante, pensando a questo papa, farsi venire in mente anche la poesia!

Né lo è ricordare un altro aspetto di quella speciale poliedricità, vale a dire la giovanile esperienza come attore, alquanto brillante, stando alle testimonianze, e poi di drammaturgo. Impossibile non collegare idealmente quella voce di promettente attor giovane, che non abbiamo mai udito, a quella del grande comunicatore che conosciamo; impossibile non ricordare per contrasto la tragica, impressionante afonia delle ultime apparizioni alla finestra del palazzo apostolico. Ma a proposito del Wojtila ex attore, trattandosi di un pontefice che - altro aspetto inconsueto - seppe non solo sorridere, ma anche francamente ridere in pubblico, vogliamo concludere ricordando che un regista, perplesso di fronte alla vocazione sacerdotale del giovane amico, gli disse una volta: "hai un magnifico avvenire come attore, cosa pensi di combinare come prete?".

 
Franco Bergamasco


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