Organismi viventi non previsti da Dio

Ero indignato, sconvolto e offeso. Non per l'abominevole scempio mediatico praticato dalla televisione, belva che si è impossessata del dramma in diretta e ne ha fatto cinico spettacolo, disinformato e claudicante. Non solo per quello.
Non per il palleggiarsi il problema tra etica e religione, tra ideologie filosofiche e interessi di partito, e neppure per lo stridere tra il silenzio imbarazzante, o forse voluto, che circonda migliaia di morti premature per incidente o per fatto innaturale, rispetto ad una sola vita che davvero non ne voleva più sapere d'andare oltre il suo ritmo naturale ingabbiato in una sopravvivenza umiliante e artificiale. Non prevista da Dio.
Non solo per quello e neppure per questo ero indignato.
Non per il roteare di voci, giudizi, dinieghi e assensi di giuristi e dottori, di giudici e ministri, di tanti maiuscoli zero ad arrancare senza padronanza attorno a un uomo che non voleva altro che un placido, onorevole morire.
Non solo per tutto questo ero sconvolto ed offeso.
Era il 1986. Ho trascorso un mese della mia iellata vita attaccato al ritmo metrico di quella macchina spietata, geniale quanto diabolica. Ero ferito, sarei morto, la macchina mi consentì di vivere ancora, ma anche di sperare. A lui no, non più, purtroppo!
Mi salvò, vent'anni or sono, restituendomi paralizzato al mondo, disperato e disintegrato, ma non completamente. Ancora posso esprimermi, scrivere, parlare. Da allora ho vissuto, ho lottato, facendomi ogni volta più piccino, sovente sconfitto, ma con qualche possibilità concessa al mio ferito onore, di potermi riscattare.
Ho visto gli occhi di quell'uomo. Amavano talmente la vita da non volerla più: in certe realtà oggettive è impensabile da sopportare. L'amor proprio ha confini oltre i quali non è concesso andare. Ho la presunzione di aver capito l'uomo perché ho provato sulla mia pelle. So a cosa si aspira quando non si è più un corpo funzionante.
Ero indignato, sconvolto e offeso dall'ignoranza di chi delibera, decide e sentenzia con quel fare impacciato, saccente superiorità che caratterizza i mediocri strapagati camuffati da potenti, cronicamente portati a non concludere nulla, ma a dire molto, sempre e comunque.
Ignoranti i professori, i sacerdoti, i ministri e i conduttori. Ignoranti, goffi e sgradevoli i blateranti, i giornalisti, i giudici ed i manifestanti. Ignoranti tutti quelli che non sanno cosa si prova a non essere più niente, a respirare per forza ogni sette secondi, per minuti che sembrano ore, per ore che non finiscono mai, per il resto del proprio modesto sempre. Avessero taciuto, confessando, per una volta almeno, un "non saprei"! Lasciando libero di scegliere chi sa e chiede libertà: sarebbe stata una mossa sorprendente.
Io ti amo, ti stimo e ti onoro, grande uomo che in silenzio, nella tua battaglia, tutti hai battuto. Immobile, muto e martire hai saputo dare imbarazzo alle più tronfie, corrotte, metamorfiche e vendute coscienze. L'ultimo omaggio alla vita è stato scuotere una intera concezione di fatua "civiltà". Non male per chi, steso su un letto e immobile, è guardato con occhio pietistico da chi è già morto pur essendo sano, e nemmeno lo sa.
Grazie Piergiorgio, grazie di cuore, a nome di tanti invalidi trattati come ingombranti comparse da "aiutare" a vivere male.Vi è molto di più che una unica morte nel tuo lungo gesto. Grazie a chi ha avuto l'intelligenza di aiutarti, sapendo di rischiare. E che tutti i colleghi che almeno una volta lo hanno fatto in silenzio, alzino la mano e dicano: "anch'io!".
 
Carlo Mariano Sartoris

STORIA DI DUE VITE TEMPESTATE DI STORIE

"La vita è un bellissimo tragitto durante il quale ogni uomo dovrebbe perseguire i propri sogni, consapevole che nulla è più importante dell'onorare se stessi, il proprio tempo, il luogo, la grande Madre Terra, staccandosi dall'arroganza di essere un organismo vivente essenziale o eterno, ma senza abbandonare l'opportunità di lasciare al Mondo una minuscola, positiva testimonianza della nostra unica, irripetibile, fugace esistenza".
Carlo Mariano Sartoris (www.handyscap.it) nasce a Torino il 2 gennaio 1954. Nel 1981 si laurea in Architettura ed inizia ad esprimersi nel design, progettando sculture abitative per le più importanti aziende nel campo dell'arredamento. Il 30 novembre 1986 incappa in un antipatico imprevisto: un incidente stradale che, apparentemente, stronca il suo avvenire. Dopo sedici mesi di ospedale è vivo, ma totalmente paralizzato.
Da quel momento, superate mille peripezie e affrontando con coraggio pregiudizi e menomazioni, il creativo tenta ugualmente di tornare ad esprimersi, nel talento e nei sofferti sentimenti: il designer si ricicla e inizia a dipingere usando tutte le tinte delle parole. Con una protesi in plastica applicata al braccio destro, pigia sulla tastiera del computer e scrive.

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