Necropolis 2004

Mosca, diventata ormai una delle città più care del mondo, non finisce di sorprenderci. Soprattutto per i prezzi di certi locali pubblici e per il comportamento di certo personale degli stessi che ritenendo il "tip" (la mancia) non adeguato alla propria importanza si permettono di ritornare al tavolo per rendere disdegnosamente al cliente la somma considerata insufficiente.

Si tratta, speriamo, di casi isolati che tuttavia riflettono il clima che si respira ormai in un ambiente dove il cattivo gusto di certi nuovi ricchi raggiunge le stesse altezze stratosferiche dei prezzi e dove la sottocultura del "farsi vedere" la fa ormai da padrona. Ciò spiega il successo di tutte le marche "in" che da ogni parte del mondo giungono nella capitale russa per aprire negozi che immediatamente si riempiono di questa bella gente, ansiosa soltanto di poter mostrare quello che può spendere per capi il cui pessimo gusto (soprattutto per noi, molto legati alla sobrietà ed all'understatement di abiti di gusto britannico) rivaleggia con la boriosa arroganza dei "parvenus" di ogni genere quali li conosciamo, ahimé, anche nel nostro paese. Quelli, insomma, che si considerano arrivati per il fatto di possedere qualche camicia fatta su misura e con il monogramma, ma che non seguono l'inclito esempio di Gabriele D'Annunzio che faceva lo stesso rifiutando però di rimettere la stessa camicia (non parliamo poi dei calzini e di altri capi intimi che il Sommo Vate cambiava, sempre nuovi, almeno tre volte al giorno) che finiva in dono alla servitù. Lo stesso accadde, in tempi più recenti, a Parigi, dove, credetemi o meno, fino a qualche anno fa è vissuto un gentiluomo, che ho personalmente conosciuto, che indossava solo completi fatti su misura da un gran sarto della capitale e che portava una sola volta. Dopodiché gli indumenti finivano in regalo ai domestici nonché a membri della famiglia (nipoti, soprattutto) i quali, spesso, con il modesto investimento per l'eventuale ritocco si costituivano dei guardaroba di tutto rispetto che, ancora in tempi recenti, ho visto indossare ai fortunati possessori. Questo signore, che manifestamente non aveva grossi problemi economici, avrebbe pigliato collere olimpiche nel ricevere un conto di 100 (cento) euro per tre aperitivi (banali) o di 250 per quattro olive, tre spaghettate ed un paio di bottiglie di vino (quello che c'è di più normale; non bottiglie di vini bordolesi di annate famose) per una cena in un ristorante italiano della capitale russa. Senza parlare delle reazione che avrebbe potuto avere di fronte ad un cameriere impertinente che si sarebbe salvato da un duello solamente perché la differenza di rango non avrebbe consentito che esso avesse luogo (si parla degli anni di gioventù del Nostro, quando questa pratica era ancora d'uso). Osserveremo, per finire, che l'accesso a detti locali è reso ostico dalle vetture ammassate davanti agli ingressi ed il cui prezzo minimo sembra non possa essere inferiore agli 80.000 euro. Anche in questo caso che caduta di stile, che errore di buon gusto! Anziché giungere in una vetturetta ammaccata ed arrugginita, vecchia di almeno vent'anni, o, in mancanza di ciò, in una confortevole berlina inglese guidata sobriamente da uno "chauffeur" impassibile, destinato a pazientemente attendere la fine delle agapi, costoro arrivano tra frenate e derapages a bordo di rutilanti mezzi e spesso accompagnati da appariscenti donzelle che sembrano appena uscite dalla pagina mondana dell'ultimo numero dei un qualsiasi rotocalco "gossip".

Tutto ciò accade a Mosca nel 2004, ad una quindicina d'anni appena dal cambio di un sistema che in realtà non è cambiato molto se non per una ostentazione palese del denaro e del, chiamiamolo così, "lusso". Fondamentalmente gli stessi privilegiati di prima (che potevano approfittare di una vita agiata e discreta nelle proprie dacie, con la copertura ed alla faccia dei dogmi di egalitarismo) oggi, cambiati i tempi, escono allo scoperto per esibire, senza complessi di colpa, la propria agiatezza. È ben evidente che tali fortune, spesso colossali, si sono create soprattutto dilapidando i beni dello stato e solamente potevano farlo coloro che già occupavano posizioni di potere nel sistema e che, in più, oltre che conoscere le lingue straniere potevano liberamente viaggiare all'estero ed avevano quindi contatti, sia a livello commerciale che a livello di istituzioni finanziarie, che si sono rivelati estremamente utili il giorno in cui il castello di cartapesta del sistema sovietico è crollato. Senza parlare della mafia locale che rapidamente s'è creata uno spazio vitale all'interno della nuova Russia, per la più grande soddisfazione degli imprenditori funerari spesso incaricati di organizzare le esequie di morti ammazzati in guerre intestine ma che intraprendono il loro ultimo viaggio in condizioni di massima pompa, lusso e soprattutto spesa (ancora una volta ed anche in questo ultimo frangente la civiltà dell'apparire e non quella dell'essere).

Per concludere queste digressioni e prima di venire a NECROPOLIS, un consiglio pratico per coloro che dovessero recarsi a Mosca o che, già essendovisi recati, avessero avuto dei problemi con i non molto numerosi taxi del luogo. Innanzitutto occorre sapere che anche i veicoli "ufficiali" hanno i contatori che non funzionano o, se funzionano, sono trafficati per girare a velocità vertiginosa. Premesso quindi che non si può assolutamente immaginare di pagare il giusto prezzo per il servizio, occorre negoziare. Ad esempio il prezzo di un trasporto da Sheremetievo (l'aeroporto internazionale) al centro è di 40/50 euro. Quasi tutti coloro, e sono numerosi, che offrono i loro servigi ai viaggiatori in arrivo propongono 80/100 euro per la corsa. Talvolta in complicità con certe agenzie dell'aeroporto, presso le quali gli ignari clienti vengono condotti, i cui tariffari fatti ad arte confermano l'attendibilità del prezzo proposto. Per gli spostamenti in centro il miglior sistema rimane quello in uso da tempi immemorabili e che consiste nel fare un cenno alle vetture private in transito. È quasi certo che almeno una o due su dieci si fermerà. A questo punto i vostri rudimenti di russo, che accortamente avrete appreso durante il viaggio, vi permetteranno di far capire dove volete andare, di capire se il guidatore sa dove tale indirizzo si trova, e da ultimo (apprendere bene i numeri!) stabilire il prezzo del trasporto. Spesso si tratta di pochi (4 o 5) dollari (meglio avere molti biglietti da uno - purtroppo i biglietti da un euro non esistono) e le due parti sono soddisfatte; sia il cliente, sia l'occasionale "tassista", che magari avrà fatto una piccola deviazione sul percorso per recarsi al lavoro o farà attendere qualche minuto in più la fidanzata, ma che sarà contento di avere i tasca quei pochi dollari che per lui hanno un vero significato. Perché, bisogna ben dirlo, accanto alla minoranza dei "parvenu" di cui s'è precedentemente parlato, la grandissima maggioranza del popolo russo (non parliamo delle campagne) vive in condizioni di estrema povertà e con problemi enormi per garantirsi il minimo vitale per sopravvivere in condizioni di minima decenza. Ci si chiede se non si tratti di una maledizione per un popolo, altrimenti adorabile, generoso e di un calore umano talvolta commovente, che continua a perseguitarlo dai tempi degli Zar ai giorni nostri attraverso la parentesi, poco gioiosa, dell'era sovietica. Ciò è tanto più triste ed irritante qualora si tenga conto del fatto che l'immenso paese (anche dopo le decurtazioni successive alla nascita della C.S.I.) è ricchissimo di ogni tipo di beni naturali che, se conveniente sfruttati con un minimo di oculatezza da persone oneste e non da criminali predoni, potrebbero garantire alla grande maggioranza dei suoi cittadini condizioni di vita assolutamente accettabili ed onorevoli soprattutto per l'immagine del Paese.

Non ci rimane che la speranza (a dire il vero poco confortata dalla ragione) di vedere, un giorno, un "vero" cambiamento in questa grande e sfortunata nazione.

Per quanto riguarda l'esposizione funeraria l'impressione generale è quella di un rallentamento dopo anni di continua progressione. Ciò per quanto riguarda tanto gli espositori che i visitatori. Il tutto è, forse, dovuto al fatto che di fiere ce ne sono ormai dappertutto e che sia le aziende che gli operatori funerari non possono permettersi di passare il loro tempo andando da una manifestazione all'altra. Non solo, ma contro ogni buon senso, altre manifestazioni vengono organizzate, talvolta nello stesso paese, che obbediscono ad imperativi non meglio identificati e vengono organizzate non da professionisti del settore ma da federazioni di clienti, ovvero, in altri casi, da giornalisti o da aziende produttrici. Si tratta, anche in questo caso, del frutto di certa sottocultura imprenditoriale che porta tutti a fare di tutto senza distinzione di ruoli e di professionalità specifica. Come dire che il Salone della Nautica fosse organizzato dai compratori di barche o, peggio ancora, dai cantieri Riva od Abbate assieme al direttore del "Secolo XIX" di Genova. Tutto ciò crea disordine e fa sì che la reputazione di un intero comparto ne soffra. Ma tant'è!

In Russia, accanto a NECROPOLIS, già esiste un'altra fiera organizzata dallo stesso ente organizzatore a Novosibirsk e destinata al settore nazionale. Nella stessa Russia una fiera che ha avuto qualche mese addietro cinque espositori trova ancora la forza e la voglia di proporre un'altra edizione nel 2005. Ad onor del vero gli organizzatori della manifestazione di San Pietroburgo riconoscono il parziale fallimento della loro iniziativa e soprattutto, a differenza di quello che accade in altri paesi, non si lasciano andare a manipolazioni dei numeri tali da coprirsi di ridicolo di fronte a coloro che hanno "de visu" presenziato alla manifestazione.

Dal punto di vista merceologico poche novità. È chiaro un aumento del livello delle prestazioni soprattutto per quanto riguarda i cofani. In effetti stanno scomparendo le "casse di arance" che avevamo conosciuto ancora pochi anni addietro e sempre di più si vedono casse di una certa qualità realizzate in loco, anche se quelle di produzione italiana rimangono il punto di riferimento per chiunque ricerchi un prodotto dal contenuto estetico superiore. Ne sa qualcosa la S.L.F. INTERNATIONAL che presentava la produzione di FERRARI, LORANDI e SCACF e che ha riscosso un franco successo. Tra gli altri espositori italiani TANEXPO, naturalmente, il cui stand è stato preso d'assalto dai visitatori russi, tutti vogliosi di essere a Modena nel 2006. La GEM di Udine, produttrice di forni crematori di alta qualità, era presente per la prima volta in Russia guidata dal titolare e "bocconiano" ing. Giust, bell'esempio di quella discreta e seria operosità che contraddistingue quelle terre orientali d'Italia, mentre gli arredi funebri della Radiv hanno fatto bella mostra di sé nello stand del distributore.

Molto apprezzato, se diamo fiducia all'applausometro, l'intervento di Nino Leanza che, da organizzatore "non improvvisato" di eventi, ha trasmesso il frutto della sua ultraventennale esperienza.

Anche quest'anno ha avuto luogo la ormai tradizionale sfilata di moda funeraria, imperniata su creazioni ispirate dagli abiti tradizionali delle repubbliche d'Asia centrale e portati con somma sobrietà da diafane bellezze dal portamento statuario e dallo sguardo misterioso e conturbante. Anche l'occhio vuole la sua parte!

Ottimi, come sempre, il lavoro e la disponibilità di Alina Lunina, responsabile operativa della manifestazione, mentre ci ha addolorato l'assenza del Presidente Serguei Yakushin, trattenuto a Novosibirsk da piccoli problemi di salute ed al quale porgiamo fervidi e sinceri auguri per una pronta guarigione.

Un'ultima osservazione: quattro giorni per questo tipo di manifestazione sembrano troppi. Abbiamo però compreso che gli organizzatori se ne siano resi conto e che programmino di ritornare, nel 2005, alle classiche tre giornate.

 
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