A Kielce, dal 7 al 9 giugno

Necroexpo 2013 1/2

Anche la quinta edizione di Necroexpo, la fiera funeraria polacca biennale di Kielce, si è conclusa senza intoppi ed in una allegra atmosfera di sana convivialità. Da quanto visto recentemente (Orense, Charlotte, Poznan, Valencia, ...) si potrebbe, a giusto titolo, pensare che la tradizionale serata per gli espositori e gli ospiti stranieri organizzata da Tanexpo a Palazzo Re Enzo in occasione delle ultime edizioni abbia fatto scuola. Ce ne rallegriamo anche perché quest’anno i nostri amici polacchi hanno fatto le cose in grande. Non solo in occasione della cena di gala nel corso della quale il rieletto Presidente della Federazione Funeraria Polacca (Polska Izba Pogrzebowa), il gioviale e simpatico Witold Skrdzylewski, ha ricevuto le felicitazioni delle diverse delegazioni, ma anche, la vigilia, organizzando un sontuoso barbecue negli storici locali e nello spazioso giardino del Palazzo di Tomasz Zielinski. Il tempo purtroppo non ci è stato amico in questa circostanza. Tuttavia il calore ed il cameratismo dei nostri ospiti e dei vecchi amici ritrovati hanno avuto ragione, complice qualche boccale dell’eccellente birra locale e qualche bicchierino dell’ancor più eccellente vodka polacca, della temperatura e della pioggia battente. Ritornando al Presidente ricorderemo che si tratta di un imprenditore di Lodz, la capitale del cinema polacco, che gestisce 8.000/9.000 servizi funerari all’anno. L’azienda era stata creata dalla madre, ancora attiva e saldamente sul ponte di comando malgrado gli ottant’anni e passa, come fioreria. Successivamente, grazie anche al cambiamento di sistema socio-economico, lo sviluppo è stato esponenziale per arrivare agli odierni risultati. Molto contano, certamente, le indubbie capacità manageriali di Witold. Quelle stesse che gli hanno permesso di sviluppare la Federazione non solo raddoppiando il numero degli affiliati, ma soprattutto, fatto piuttosto inconsueto oggidì, lasciando una tesoreria ampiamente positiva. Non ci si meravigli quindi se l’amico Skrdzylewski è stato rieletto all’unanimità con una standing ovation dopo una relazione durata un’ora e mezzo. Da chiedersi se l’ovazione in questione non fosse anche una espressione di sollievo dopo un così “oneroso” rapporto. Lo stesso ci raccontava, davanti all’evidente difficoltà di pronunciare il suo nome, che la figlia, attualmente deputato europeo dopo essere stata membro della Dieta (lo Sejm, la camera bassa del Parlamento polacco), s’è vista attribuire dai colleghi europei il riconoscimento spettante a chi porta il nome più impossibile da leggere nell’Europarlamento.
Sembra naturale, oggi, parlare di rappresentanti polacchi in Europa. Soprattutto per i giovani. Ma chi, come noi, ha vissuto per molti decenni a contatto con le cosiddette democrazie popolari (la “cortina di ferro” passava ad otto chilometri da casa) non può che provare una certa emozione nell’osservare che il popolo di quel generoso Paese fa parte ormai a pieno titolo della nostra Comunità. Tanti fattori storici ci avvicinano, primo fra tutti l’appartenenza alla stessa religione.
Anzi, il fervore religioso si manifesta in forme inabituali anche per noi. Ad esempio, passando una sera presso la cattedrale udimmo degli altoparlanti che ad altissimo volume trasmettevano tutt’attorno preghiere e canti provenienti dall’interno del sacro edificio. Vi giungemmo appena in tempo per assistere all’uscita dalla chiesa del sacerdote celebrante che, protetto da un baldacchino e seguito da canonici portanti labari e stendardi, fece il giro del luogo di culto prima di rientrarvi sempre tra canti, salmi e litanie. Non solo, ma il giorno successivo stessa musica dalla stessa chiesa mentre nel parco adiacente, in un pomeriggio soleggiato, una fiera per bambini era all’apice. Come se ciò non bastasse anche dalle chiese più lontane giungevano gli echi delle diverse celebrazioni in corso. La cosa stupisce fino ad un certo punto.Chi infatti ha vissuto il “cambiamento” ha agevolmente osservato che tutti, o quasi, i primi cantieri di riabilitazione edilizia sono stati rappresentati da chiese e conventi. In men che non si dica gli intonaci esterni sono stati ristrutturati e dipinti, i campanili mandavano bagliori, talvolta aurei, e gli interni rimessi a nuovo da cima a fondo. Aggiungeremo, per la cronaca, che ancor oggi ci capita di pensare, con divertito stupore, a quel parroco, piuttosto rotondetto ed anziano, della periferia sud di Varsavia che uscendo dal presbiterio si sollevava, impacciato, la tonaca per entrare a fatica nella sua vettura e partire con un rombo di motore impressionante. Era il minimo che ci si potesse aspettare da una Porsche (rossa!). Si parlava dei primi anni ‘90 del secolo scorso. L’atmosfera grigia, dopo quasi cinque decenni di socialismo (non dimentichiamo che nella dottrina marxista il socialismo non è che una tappa verso la realizzazione del comunismo), permeava tutto e tutti. Anche nei giorni di sole. Il fantasma di padre Jerzy Popieluszko (beatificato qualche anno addietro) aleggiava per ogni dove a partire da quella chiesa di San Stanislao Kotska a Zoliborz, un quartiere di Varsavia, dove ci recavamo commossi a deporre un fiore in occasione dei nostri frequentissimi soggiorni nella capitale polacca. Quella stessa chiesa in cui era ritornato, martire, dopo essere stato ripescato, massacrato e sfigurato, dal fiume sacro di ogni polacco, la Vistola, che nata nei monti Beschidi Occidentali in Slesia giunge, col suo delta, nel Baltico a Danzica dopo aver attraversato, su più di 1000 chilometri, la vecchia e la nuova capitale della Polonia, rispettivamente Cracovia e Varsavia. I suoi aguzzini (tre poliziotti) oggi circolano liberamente tra la gente, dopo pochi anni trascorsi in carcere, grazie ad una provvidenziale (per loro) amnistia. A meno che, nel frattempo, gli assassini non siano deceduti. E quel grigiore, vieppiù accentuato da uno strano e quasi nauseabondo odore proveniente dai complessi industriali circostanti funzionanti a carbone, lo si ritrovava nel sinistro palazzo dello sport (Hala Ludowa) di Wroclaw (in italiano Breslavia, in tedesco Breslau), in bassa Slesia. Lì si tennero le prime esposizioni funerarie di Polonia e pare che mille anni siano passati da allora mentre non ne son trascorsi nemmeno venti. Veicoli, cofani, arredi, urne: tutto era di una piattezza, di una banalità, di una qualità da far venire il magone anche ai più ottimisti quali potremmo pensare di essere. In pochi anni il sole ha vinto, metaforicamente se non nella realtà meteorologica, la propria battaglia contro il cielo plumbeo per offrici la bella realtà di Necroexpo.
Perché Kielce? La domanda potrebbe sembrare opportuna visto che la città non è molto nota all’estero. Eppure si tratta di un centro che conta più di 200.000 abitanti, estremamente attivo e vivace, il cui quartiere fieristico, esemplare e dalle linee moderne estremamente ardite, è uno dei due più importanti del Paese (l’altro è Poznan). Non solo, ma il quartiere fieristico è in continuo sviluppo: dopo l’inaugurazione nel 2010 del nuovo padiglione, quello che ormai ospita Necroexpo, un centro congressi ultramoderno e capace di contenere più di 1.000 persone vedrà presto la luce. Il dinamismo dell’ente fiera, presieduto da Andrzej Mochon dalla chioma leonina, rispecchia quello dell’intera capitale del voivodato di Santa Croce. Dopo l’ultima riforma amministrativa del 1999 i voivodati sono passati a 16 da 46 che erano. Essi corrispondono pressappoco alle nostre regioni. Il presidente viene nominato dal governo centrale. Tuttavia il responsabile operativo è il “maresciallo del voivodato”, eletto dall’assemblea. Nel caso specifico Adam Jarubas. Assieme al sindaco (Presidente) di Kielce, Wojciech Lubawski, essi si danno enormemente da fare per promuovere la città e la regione. Uno degli obiettivi principali è quello di farne un centro di primaria importanza di “outsourcing” (o, meglio, BPO – business process outsourcing) e cioè l’esternalizzazione. Si tratta, in economia, dell’insieme delle pratiche adottate dalle imprese di ricorrere ad altre imprese per lo svolgimento di certe funzioni produttive o di marketing. La Polonia è uno dei paesi europei tra i più ricchi in tale attività visto che vi si trovano circa 400 centri che danno lavoro a più di 100.000 persone. Dopo l’estrazione carbonifera e l’industria pesante si tratta del terzo bacino di impiego del Paese. Infrastrutture sono state appositamente create (parco tecnologico, centro di assistenza agli investimenti, …) anche se, a nostro avviso, il problema più grave resta quello delle comunicazioni. Non esiste un aeroporto internazionale (però c’è già il progetto per la sua creazione), così che, per arrivare a destinazione, bisogna passare per Cracovia (lo stato delle strade ed il traffico, soprattutto quello pesante, non permettono di percorrere i 120 km. in meno di due ore) o giungervi da Varsavia (più distante). Speriamo che per la prossima edizione, nel 2015, tale ostacolo sia scomparso.
[continua]


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