Venezia, carnevale 1624

LA MORTE DI CLORINDA IN MUSICA: UNA COSA MAI SENTITA

Nell'estate del 1613 Claudio Monteverdi (1567 - 1643) assunse la carica di maestro di cappella presso la cattedrale di San Marco a Venezia. Il sommo cremonese era già all'epoca un compositore famoso, anche fuori d'Italia, soprattutto come autore di madrigali, ma certamente la nomina conferitagli dai dignitari della Serenissima (che vedeva allora l'apice della sua fioritura economica, politica e culturale) lo portò ancora di più al centro della scena musicale europea.

La conduzione del coro per il servizio liturgico musicale in San Marco era la principale responsabilità del maestro, la cui presenza era peraltro richiesta solo in occasione delle solennità principali; egli dovette inoltre comporre musiche adeguate ad una serie di occasioni ufficiali che scandivano la vita della repubblica. Tutto questo non impediva che il maestro potesse proseguire la sua attività creativa anche accettando committenze private della più varia natura e provenienza; committenze private che non mancarono di giungere, naturalmente, dai palazzi dell'aristocrazia lagunare, presso i quali per esempio si andava affermando l'uso di allestire, specie in tempo di carnevale, delle "rappresentazioni da camera".

Non si trattava di eventi propriamente "teatrali" in senso stretto, ma di composizioni musicali che si rifacevano al genere del "madrigale rappresentativo" in cui, in assenza di scenografia e di azione teatrale propriamente detta, alcune singole voci di cantanti, accompagnate da strumenti, incarnavano comunque dei personaggi.

Fu così che nel carnevale del 1624 a palazzo Mocenigo fu eseguito per la prima volta il Combattimento di Tancredi e Clorinda, che più tardi (nel 1638) l'autore inserirà, come penultimo dei canti guerrieri, nella raccolta di Madrigali guerrieri et amorosi dedicati alla Sacra Cesarea Maestà dell'Imperator Federico II. Chissà se il pubblico si rese pienamente conto di aver assistito alla nascita di una "cosa nuovissima e destinata a essere registrata, palpitante e commovente quale si dimostra in ogni momento, come una delle grandi conquiste della storia musicale", per usare la definizione dello storico della musica Alberto Basso.

Certo è che il successo fu straordinario ed in effetti l'autore stesso nella prefazione dell'edizione a stampa dice che la nobiltà presente "restò mossa dall'affetto di essere stato canto di genere non più visto né udito".

Ciò che a Monteverdi interessava sempre più era la rappresentazione delle passioni opposte dell'animo umano, scopo per il quale egli andava elaborando sempre nuove forme di espressività musicale, sia vocale sia strumentale, alcune del tutto inedite, come il tremolo degli archi. Nulla di meglio perciò del celebre e patetico episodio tassiano che vede l'eroe uccidere inconsapevolmente la donna amata, una guerriera musulmana che in punto di morte gli chiede di essere battezzata. "Per venire a maggior prova, - scrive il musicista - diedi di piglio al divin Tasso, come poeta che esprime con ogni proprietà, & naturalezza con la sua oratione quelle passioni, che tende a voler descrivere, & ritrovai la descrittione, che fa del combattimento di Tancredi con Clorinda, per haver io le due passioni contrarie da mettere in canto Guerra, cioè preghiera, & morte". E non mancano precise indicazioni esecutive del musicista, una delle quali, rivolta agli archi, si riferisce proprio al momento culminante, e conclusivo, in cui Clorinda spira pronunciando le sue ultime parole, s'apre il ciel io vado in pace: "Quest'ultima nota - avverte Monteverdi - va in arcata morendo".

 
Franco Bergamasco

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