Gilbert B├ęcaud

Monsieur 100.000 volt

Il 18 dicembre ricorrerà l’undicesimo anniversario della scomparsa di Gilbert Bécaud il quale, come altri grandi nomi della musica del secolo scorso e non solo, riposa nel cimitero parigino di Père Lachaise in una tomba che, ancora oggi, è meta di un incessante pellegrinaggio di fan.
Bécaud, il cui vero nome era Francois Gilbert Silly, nacque a Tolone il 24 ottobre 1927 e fin dalla più tenera età dimostrò un naturale talento per la musica frequentando il Conservatorio di Nizza fino al 1942 quando, per via del conflitto mondiale, la sua famiglia si trasferì ad Albertville, in Savoia. Nel dopoguerra lo troviamo a Parigi dove iniziò ad esibirsi come pianista e a scrivere musica per altri artisti, Maurice Vidalin, Pierre Delanoe e Marie Bizet, con i quali stabilì un forte legame personale e professionale.
Proprio la Bizet gli fece conoscere Edith Piaf per la quale scrisse “Mes mains”, “Les croix” e, soprattutto, “Je t’ai dans la peau”, brano che divenne un grande successo internazionale e che lo lanciò anche come interprete. Il 1952 fu un anno molto importante per Francois: assunse il nome d’arte che lo rese famoso, sposò Monique Nicolas, dalla quale ebbe tre figli, e conobbe Charles Aznavour, un giovane cantautore amico della Piaf con il quale avrebbe mantenuto una lunga amicizia e una proficua collaborazione.
Per celebrare la riapertura dell’Olympia, il “tempio” della musica parigina di tutti i tempi nel quale tenne più di trenta concerti, un record mai raggiunto da nessun altro artista, Bécaud si esibì in una performance che entusiasmò i 4.000 spettatori presenti e che, a causa della “energia” profusa, gli valse la popolarità e il meritato soprannome di “Monsieur 100.000 volt”. Il suo fascino mediterraneo e il suo modo di “fare spettacolo” lo resero una delle star più amate nel panorama musicale internazionale: migliaia di persone, in tutto il mondo, affollavano i suoi concerti in tournée che registrarono anche 250 tappe in un anno e nelle quali interpretava tutti i principali successi: “La corrida”, “Le jour où la pluie viendra”, “C’est merveilleux l’amour”, “Les marchés de Provence”,
Prestato al cinema, nel 1956 recitò in un film di Marcel Carné, “Le pays d’où je viens”, di cui scrisse anche la colonna sonora, ma alla carriera di attore preferì sempre quella di cantante. Insignito nel 1960 del prestigioso riconoscimento del “Grand Prix du Disque”, Bécaud, costantemente alla ricerca di nuove idee e di nuove sperimentazioni, scrisse una canzone di Natale, “L’enfant a l’Etoile”, che, eseguita la prima volta nella Eglise Saint-Germain-l’Auxerrois, fu seguita in diretta televisiva da milioni di spettatori. È del 1961 il suo successo più grande, “Et maintenant”, ripreso da grandissimi artisti internazionali fra i quali Frank Sinatra e Judy Garland nella versione tradotta in inglese “What now my love”. L’anno successivo Bécaud si cimenta in una sfida ancora più ardua, la sua prima opera (“L’Opera d’Aran”), andata in scena il 25 ottobre 1962 al Théatre des Champs-Elysées a Parigi con la direzione del famosissimo maestro Georges Pretre. I fan, però, lo preferivano cantante. Ecco così “Je t’appartiens” (interpretato in seguito anche da Bob Dylan, Nina Simone, Elvis Presley e James Brown), “Un dimanche à Orly”, “Nathalie”, Quand il est mort le poète”, “Tu le regretteras”, “La solitude n’existe pas ça”, “La vente aux Enchères”. Il pubblico amava vedere Bécaud esibirsi dal vivo: all’Olympia, nel febbraio 1972, fu richiamato sul palco per non meno di 19 bis!
Ebbe altre esperienze cinematografiche (“Un homme libre” di Roberto Muller, “Toute une vie” di Claude Lelouch) e nel 1973 fu insignito del titolo di Chevalier de la Lègion d’honneur. Sposatosi in seconde nozze con l’americana Kitty San Giovanni da cui ebbe una figlia, Emily, (un quinto figlio nacque da una precedente relazione extraconiugale), portò al successo molti nuovi brani: “Cathédrale la première”, “L’indifferenza”, “Desirée”, “Mustapha Dupont” (un brano che trattava un tema molto delicato per la Francia di quegli anni: l’immigrazione), “Quand la musique s’arrète”, “Après toi c’est la mer”,…
Sconvolto per la morte dell’amico Yves Montand, Bécaud manifestò l’intenzione di ritirarsi. Rallentò i ritmi, ma non abbandonò le scene. Pur malato di cancro, continuò ad esibirsi (l’ultimo concerto a Friburgo, in Svizzera, il 15 luglio 2000) e ad incidere nuovi album (“Faut faire avec…” e “Le cap”). Morì nella sua casa galleggiante “Aran”, ormeggiata sulla Senna vicino a Parigi, il 18 dicembre 2001. Ai suoi funerali, celebrati nella Chiesa della Madeleine, presero parte una folla enorme e numerose star internazionali.

 
Martina Mandrioli




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