la mia Messe des morts?
l'avrò scritta per me

Tra Seicento e Settecento ha il suo corso in Francia la grande età dell'assolutismo (Luigi XIV - il "re Sole" - regna dal 1643 al 1715), e in questo periodo anche le scelte di politica culturale e le tendenze del gusto artistico si decidono al centro: a Versailles e a Parigi. Così è anche per la musica; ad esempio, per quanto riguarda il tipo di composizioni da eseguire nelle cerimonie funebri, impera il modello proposto dalla Chapelle Royale, che prevede normalmente l'esecuzione non di una Messa da Requiem, ma di mottetti su testi tratti dai salmi. Perciò le Messes des morts composte in Francia in questo periodo sono rarissime e, anche per il loro notevole valore, hanno attirato l'attenzione degli storici della musica.

Una di esse può attirare anche la nostra, più che altro per le particolari vicende che caratterizzarono la sua nascita e la sua fortuna. Cominciamo dal secondo punto. La Messe de Requiem scritta nel 1698 da Jean Gilles de Tarascon, un compositore nato trent'anni prima nella Francia del Sud, conobbe nei decenni che seguirono un successo che si può definire, per l'epoca, unico. Basti ricordare che nel secolo successivo fu eseguita ogni 1 novembre per vent'anni di seguito, dal 1750 al 1770, ai Concerts spirituels di Parigi, e che le sue note accompagnarono nel 1764 l'ufficio funebre di Jean Philippe Rameau (il maggior musicista francese del tempo), nel 1766 quello di Stanislaus Leszczynski, già re di Polonia, e nel 1774 quello di Luigi XV re di Francia.

Non sappiamo se il musicista avrebbe approvato ciò che accadde a partire dal 1764, quando alla fine della Messa venne aggiunto un carillon, cioè un complesso di campane intonate azionate da un apposito meccanismo; il musicista responsabile dell'intervento scrisse che esso imitava la sonnerie in uso per i morti nella cattedrale di Rouen, "la più triste e lugubre di tutta la cristianità". Certo è, osserva il musicologo Alberto Basso, che a quel punto le esigenze dello spettacolo "l'avevano avuta vinta su quelle della pietà e del lutto".

Jean Gilles nulla seppe di tale notevolissima fortuna, e non solo perché morì comunque precocemente nel 1705, a trentasette anni: quelle note egli non ebbe mai la possibilità di sentirle risuonare, se non nella sua mente o sulla tastiera del suo cembalo. E con questo veniamo all'altro punto: la nascita dell'opera. Tale nascita è circondata da un alone quasi romanzesco, ma le varie versioni che circolarono concordano sui punti essenziali. Il lavoro fu scritto per la cattedrale di Saint-Etienne di Tolosa, dove Gilles era maître de musique: erano morti due consiglieri del parlamento della città e i rispettivi figli, che avevano sentito i suoi bellissimi mottetti, gli affidarono, con una buona remunerazione anticipata, la composizione entro sei mesi di una Messe des morts.

Finito il lavoro, Gilles organizzò la prima prova: ma siccome i giovani - commenta un cronista dell'epoca - "sono presto distolti dalle loro afflizioni, a causa della grande quantità di piaceri che li circonda", i due eredi, che in capo a quei sei mesi s'erano lasciati ben alle spalle il lutto, per nulla inclini a pagare anche musicanti e coristi diedero disdetta e fecero saltare il tutto. Si narra qui che Gilles, disperato e infuriato per il mancato debutto dell'opera più importante della sua vita, abbia esclamato: "ebbene! essa non sarà eseguita per alcuno, e voglio che sia riservata a me". E così fu: alla sua morte i musicisti di Tolosa rintracciarono fra le sue carte il manoscritto del suo Requiem e lo eseguirono, per la prima volta, per lui.

 
Franco Bergamasco

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